La meravigliosa e delicata storia d’amore di Carlo e Giulia, entrambi ex presidenti di sezione, sopravvive agli eventi ed è resa immortale dalle tappe che loro stessi (“i custodi del Matese” li definì Teresio Valsesia) hanno tracciato.

 

Ci sono amori che non finiscono mai. Che durano anche oltre la dimensione spazio-temporale, che superano i confini della vita. Sono amori intensi, sono amori compiuti, sono amori che raccontano di una vita pienamente vissuta, condivisa.
Fatti che rimangono come testamenti significativi, concreti. E come tali dimostrano che si può restare vivi anche quando il corpo abbandona questa terra.
Questa è la storia di Carlo e Giulia. E’ una storia delicata. E’ una storia che ha avuto un momento molto doloroso ma che prosegue.
Culminata nel giorno del matrimonio a Cervinia (nella foto a fianco), località raggiunta dal loro paese dopo aver calato gli sci dalla finestra partendo dalla zona Molisan-Campana per andare ai piedi di una montagna-simbolo come il Cervino, con una cerimonia tanto semplice quanto profonda, con due guide alpine a testimoniare che la scelta era assoluta.

E’ una storia d’amore che Carlo, sopravvissuto alla “sua” Giulia, con la discrezione che comprova il grande amore, continua ad alimentare ogni giorno. E ciò è possibile non attraverso il semplice ricordo affettuoso, di per sé già importante, ma occupandosi della enorme eredità che quest’uomo ha ricevuto da una compagna vitale, combattiva, impegnata intellettualmente e fisicamente nelle battaglie più giuste da combattere, la difesa dei deboli e degli oppressi, il riconoscimento dei diritti di ogni essere umano, il piacere di fondersi con la natura, rispettandola per ottenere rispetto, l’attenzione verso le proprie radici.

Ognuna di queste voci è pienamente provata e provabile quando si parla di Carlo Pastore e della moglie Giulia D’Angerio – entrambi sono stati e sono soci Cai, entrambi hanno retto una sezione del Club, a Piedimonte Matese, diremmo per acclamato riconoscimento di un impegno nel valorizzare il proprio territorio.

Carlo e Giulia sono soprattutto inseparabili. Anche oggi, nove anni dopo che il male ha portato materialmente via Giulia, il male non vince.
Prevale tutto quello che Giulia ha lasciato, sulla sua terra; tutto quello per cui si è impegnata da sola e per le altre donne, da sola e per il marito Carlo.
Donna eccezionale, si direbbe. Ma bisogna parlarne insieme a Carlo, per la piena complementarietà dei due. Inseparabili.

Carlo ha ricordato la sua compagna attraverso un libro-testimonianza “Fiori sul Matese” che si compone di 400 schede di altrettanti fiori che si possono trovare su un territorio che loro come paladini del Cai hanno difeso strenuamente dagli interessi privati, dalla bruttezza, dalle speculazioni.

Teresio Valsesia
, l’ex vice presidente nazionale del Cai nonché padre di Cammina Italia CAI, può testimoniarlo, avendo definito la coppia Pastore-D’Angerio, “I custodi del Matese”.

Risale al 1992 l’impegno del CAI di Piedimonte Matese affinché il Sentiero Italia Cai attraversasse il Massiccio del Matese, sul versante campano.

Tre anni dopo la Commissione Centrale di Escursionismo del CAI approvò il tracciato compreso tra Telese Terme, in provincia di Benevento e il valico della Crocetta, a 1570 metri, nella provincia casertana e al confine col Molise.
Il tratto comprende otto comuni: Telese Terme, San Salvatore Telesino, Faicchio, Gioia Sannitica, San Potuto Sannitico, Piedimonte Matese, Castello del Matese e San Gregorio Matese. Proprio Giulia e Carlo hanno scritto le pagine descrittive di Sentiero Italia delle quattro tappe del percorso nel territorio, tracciando le stesse, per un totale di 61 chilometri.