Un programma di tre giorni di escursione da parte di ASCA (l’Associazione delle sezioni CAI di Carnia, Canal del Ferro e Val Canale)  apre le due settimane del Cammina Italia CAI in Friuli Venezia Giulia, a completamento della staffetta partita a marzo.

La Grande Bellezza e la Grande Storia del nostro Paese offrono un ampio significato alla chiusura in Friuli Venezia Giulia del Cammina Italia CAI 2019, la manifestazione nazionale a staffette regionali che ha riempito i giorni di questo intenso 2019 lungo il Sentiero Italia CAI.
Sembra ieri che si partì da Santa Teresa Gallura.
Un tempo riempito di belle persone e di luoghi che amiamo, ed eccoci in Friuli Venezia Giulia.
Al capolinea: prima in Carnia e poi – per l’ultima staffetta – sul Carso.


21 settembre: da Sorgenti di Piave al rifugio Lambertenghi

Ci sarà anche un esperto accompagnatore nelle tappe carniche del Sentiero Italia CAI che aprono gli ultimi due appuntamenti del Cammina Italia CAI 2019. Appuntamenti ricchi di significato, si sa, perché alla bellezza dei luoghi abbinano la tradizionale ospitalità degli abitanti e una storia di grande significato per il nostro Paese. Cui si aggiungono rocce di vita millenaria.
I nomi delle località, in particolare i rifugi, svelano un territorio che solo un secolo fa fu testimone dell’aspro primo conflitto mondiale.

Oggi il confine italiano e austriaco sembra solo un’espressione geografica, per gli ottimi rapporti e per il comune denominatore di chi ci vive.

Ma questa immagine d’insieme spiega più delle parole l’emozione che si può provare quando, in avvio di escursione, ci si ritrovi davanti al cippo su cui è scritto “Qui nasce il Piave”, posto davanti a una cisterna naturale a quota 1830 metri. Lasciate le auto, i partecipanti cominceranno a salire verso il rifugio intitolato a Pier Fortunato Calvi, a quota 2164 metri, tra l’imponente Peralba, da un lato e il Chiadenis e il Pic dall’altro; e da qui ancora più su verso il passo Sesis (2367 metri) proprio ai piedi del Peralba. Le casere Fleons ci dicono della vocazione pastorale del territorio, come le Sissanis da cui – dopo diversi saliscendi – si torna a puntare il naso in su verso la Sella omonima (1987 metri).

La direzione è quella del confine italo-austriaco, percorrendo le vecchie mulattiere di guerra, tra falesie antiche quanto il mondo, e sassi che ne avrebbero cose da raccontare. A Passo Giramondo siamo a 2005 metri di altezza, esattamente dove con un saltello sei in Austria, con un altro in Italia, da una parte senti parlare del passo Volaia, dall’altro della Wolayer Alm, la malga che si raggiunge scendendo fino a 1709 metri per risalire al laghetto Wolayer (1951 metri) e poi finalmente chiudere la tappa al rifugio Lambertenghi e Romanin intitolato a due ufficiali dell’esercito italiano che nel 1915 raggiunsero il passo, conquistandolo anche a costo della vita.
La tappa a questo punto, dopo circa sei ore e mezzo di cammino, si potrà dire completata. Al rifugio, punto strategico per la Traversata Carnica e nel 1935 ristrutturato, dopo essere stato un avamposto della prima guerra mondiale, e la cui attuale struttura compie in questi giorni 37 anni (fu inaugurato il 26 settembre 1982), i protagonisti di Cammina Italia Cai 2019 potranno pernottare nelle dieci camere a disposizione che possono offrire fino a 94 posti letto. Sarà quasi l’arrivederci, per il rifugio, alla prossima stagione estiva, nel 2020, visto che la struttura è aperta da giugno a settembre.

Ritrovo: a cima Sappada alle 7
Partenza: alle sorgenti del Piave alle 7.30
difficoltà: E
durata: 6 ore e mezzo ca.
dislivelli: 1220 m. in salita (4 ore) e 1110 m. in discesa (2 ore e 30).
Organizzazione: CAI Forni a Voltri (forniavoltri@cai.it – Augusto Cimenti 3339491407)

 

22 settembre: da rifugio Lambertenghi a passo Monte Carnico

Si cammina inizialmente sull’ampio versante a sud del monte Coglians che è il monte più alto della Regione Friuli Venezia Giulia con i suoi 2780 metri. Ed è in questo primo tratto che si deve superare la parte di percorso più difficile e impegnativa, parte che richiede attrezzatura da ferrata. E’ il Sentiero Spinotti, che caratterizza la famosa corsa Internazionale dei Tre Rifugi che qui si svolge (…). Una scala metallica consente di superare il primo tratto verticale (sconsigliato a chi soffre di vertigini), quindi si trovano corde metalliche che garantiscono appigli sicuri per mani e piedi. Superato questo punto, un tratto erboso fa rifiatare fino a una scala in legno che rappresenta l’ultima difficoltà. Si scende quindi sui crinali erbosi che precedono il rifugio intitolato a Giovanni e Olinto Marinelli, padre e figlio, primi presidenti della Società Alpina Friulana (SAF) ala fine del XIX secolo.
Giovanni fu geografo e cartografo, fondò la SAF, e iniziò i lavori del rifugio che quando passerà la staffetta celebrerà i 118 anni di età, essendo stato inaugurato il 22 settembre 1901.
Oggi la struttura, è un gioiellino, offre 50 posti letto e una buona cucina carnica.
Legata per anni alle famiglie Tolazzi e Gaier, oggi è gestita dalla famiglia Tomassin, che passa le gestioni di padri in figli da più di 40 anni. Si continua a scendere, nell’ultimo tratto, superando la casera Monumenz (dal rio omonimo), la casera Collinetta di Sopra, fino a giungere al passo Monte Carnico, valico di confine, in pieno territorio di guerra del primo conflitto mondiale, sotto il comune di Paluzza (Udine), dove si possono trovare diverse fortificazioni che testimoniano la guerra, passo ricordato anche per una drammatica ritirata dei cosacchi nel 1945.

Difficoltà: EEA
durata: 5 h e 30’ circa
dislivelli: in salita 870 metri (3 ore e mezzo) in discesa 860 metri (2 ore)
attrezzatura richiesta: casco, imbrago, cordini con moschettoni e dissipatore)

Organizzazione CAI Ravascletto (cairavascletto@tiscali.it – Francesco Timeus 320-6659388)

 

23 settembre: da Passo Monte Croce a Casera Pramosio Bassa

Si comincia sul sentiero CAI che è noto come il Sentiero “del Museo Storico”. Questo, per via delle testimonianze ancora evidenti dell’aspro conflitto mondiale tra Italia e Austria; si va infatti in direzione del Pal Piccolo che ancora oggi mostra numerose strutture militari italiane ed austro-ungariche, verso l’ex confine con l’Austria, alcune degli uni e alcune degli altri, talvolta imponenti. Si incontra poi l’indicazione “Kleiner Pal” cioè Pal Piccolo in tedesco, per proseguire verso il Cuelat –Freikofel, raggiungendo poi, in salita le casere Pal Grande di Sopra e di Sotto e quindi il passo Pal Grande, sotto la Creta di Timau (alta 2215 metri).
Si scende alla casera Pramoio Alta e quindi al laghetto Avostanis meta suggestiva di escursioni di famiglie per la facilità del percorso; zona nota per via di una frequentata e vicina palestra di roccia. Una mulattiera sterrata porta alla casera delle Manze e alla casera Malpasso dove sorge il rifugio Morgante (1618 metri) per poi affrontare l’ultimo tratto di discesa e raggiungere il rifugio casera Pramosio Bassa dove si conclude anche la terza tappa carnica. Al termine – come detto – di tre giorni di cammino nel nostro passato e nella incontaminata natura.

Difficoltà: EE
durata: 5 ore circa

Dislivelli: in salita 580 metri; in discesa 420 metri

Organizzazione: CAI Tolmezzo (info@caitolmezzo.it – Giovanni Anziutti 3387938610)