Sentiero Italia è il progetto di ripristino di questo itinerario che attraversa l’intero paese, CamminaCai è la pianificazione degli eventi che lo valorizzano

Il progetto CamminaItaliaCai è nato all’inizio del 2018 dalle idee che circolavano nel Club alpino italiano da qualche anno, accolte e portate a sintesi dal Presidente Generale e dal Comitato Direttivo Centrale del Sodalizio. L’oggetto di questo progetto è il ripristino e la valorizzazione dell’itinerario di oltre 6000 km denominato “Sentiero Italia”, concepito nel 1983 da un gruppo di giornalisti e scrittori appassionati di escursionismo. Qualche anno dopo fondarono l’Associazione Sentiero Italia e trovarono nel Cai una valida sponda per realizzarlo, grazie all’entusiastico impegno delle sue sezioni e di moltissimi soci, ma ci vollero molti anni. Finalmente nel 1995 il Cai e l’Associazione Sentiero Italia poterono organizzare il CamminaItalia, evento che mobilitò migliaia di soci per accompagnare alcuni degli ideatori sull’intero itinerario.

Camminaitalia 95: Gruppo di escursionisti affacciato su Trieste alla fine del percorso
Camminaitalia 95: Gruppo di escursionisti affacciato su Trieste alla fine del percorso

LAVORARE INSIEME PER IL SENTIERO ITALIA

L’evoluzione dei costumi ha modificato gli obiettivi escursionistici, dall’inaugurazione nel 1972 della Grand Randonnèe Corsa, quando lo scopo era compiere imprese memorabili, impegnative, itinerari selvaggi, pernottamenti in tenda, al Cammino di Santiago del 1987 in cui l’interiorità prevaleva sull’impresa. Se prima l’escursionista si misurava
con se stesso soprattutto per quanto riguardava la sua resistenza fisica e il suo adattamento all’ambiente, dopo il camminare è diventato un rito collettivo, fatto di incontri, timbri sulle credenziali,
ricerca di spiritualità senza il rischio di perdersi o di dover dormire a terra. In Europa i tempi erano maturi, la frequentazione si misurava in decine di migliaia di persone e il CamminaItalia ebbe tale risonanza che ancora se ne sente l’eco. Paradossalmente proprio il momento di maggior successo ne decretò il declino. Il grande fervore che si scatenò per realizzare nuove associazioni e nuovi itinerari, disperse l’impegno per il Sentiero Italia che, rimasto incompiuto e poco percorribile, perse quote di frequentatori, servizi e investimenti, seguendo il percorso inverso del Cammino di Santiago.

Al lavoro sulla segnaletica “orizzontale” del Sentiero Italia

Oggi il Cai dispone di una rete escursionistica più estesa, che permette di adattare il tracciato del Sentiero Italia alle mutate esigenze ricettive e favorisce la creazione di varianti dove i problemi di percorribilità sono troppo difficili da risolvere, inoltre comincia a farsi strada l’idea che uniti si possono superare difficoltà altrimenti inaffrontabili e tutti i Gruppi Regionali del Cai hanno dato disponibilità a realizzare la propria parte del progetto. Il concetto di lavorare insieme sta avanzando con molta lentezza anche nelle Regioni, che iniziano a guardare con interesse al progetto del CamminaItaliaCai di ripristino e valorizzazione del Sentiero Italia, quindi il sogno potrebbe forse realizzarsi.

LE FASI DEL PROGETTO

La prima fase, cioè la raccolta di informazioni sullo stato dell’itinerario, dovrebbe essere conclusa in aprile, per darci le informazioni necessarie alla progettazione, stimandone anche i costi. Dove le condizioni della superficie calpestabile dei sentieri (fondo) fossero compromesse occorreranno lavori di scavo, drenaggio e ricostruzione la cui entità e costi dipendono dalle informazioni che i tecnici della sentieristica a disposizione dei GR stanno raccogliendo (tipo di danno ed estensione) e dalle soluzioni ai singoli problemi che ciascuno di loro saprà escogitare (ripristino, deviatori per l’acqua o by pass).

Dove la vegetazione ha coperto il tracciato occorreranno tagli a raso, la segnaletica a vernice (orizzontale) andrà rifatta sulla maggior parte del tracciato e quella verticale agli incroci tra percorsi dovrà essere predisposta dalle incisorie. Per il montaggio dei pali – dove mancano – occorrerà una progettazione apposita, che identifichi in modo univoco i luoghi dove montarli e questo richiede la preliminare rilevazione sul campo. La seconda fase consisterà quindi nella progettazione, programmazione e computo degli interventi e poichè dovrà essere finita entro giugno imporrà modalità organizzative diverse tra le aree di bassa e alta quota. In particolare mentre in bassa quota si dovrà lavorare sul campo contemporaneamente alla progettazione, in alta quota si progetta fino allo snevamento, poi si interviene. Ciò significa che i lavori di campagna a bassa quota dovranno Tutto acquista un senso, a ogni passo sai chi e dove sei, quali sentimenti ti uniscono a ciò che hai intorno e vieni proiettato nel tuo spazio più sacro essere finiti prima di iniziare quelli in alto. La terza fase si riferisce all’esecuzione dei lavori e dovrà essere finita entro ottobre massimo  novembre a seconda della quota e relativo andamento stagionale. Questa terza fase si sovrapporrà con la seconda per le aree a bassa quota o comunque prive di neve. L’esecuzione dei lavori potrà essere gestita direttamente dai volontari oppure, in mancanza di competenze, affidati a terzi, naturalmente i costi varieranno e dovranno essere riportati nel progetto.

A fine anno il ripristino potrebbe essere compiuto, se tutti si impegnano e se le risorse finanziarie saranno adeguate al progetto. Nel caso, si potrà passare la palla alla Commissione Escursionismo per la realizzazione della quarta fase: l’organizzazione degli eventi. Non si può immaginare una simile impresa con cantieri distribuiti su 6000 km di territorio nazionale, senza mettere in conto qualche contrattempo, quindi è molto probabile che alcuni cantieri si trascineranno nel 2019. Sarebbe già un grande successo se, a inizio 2019, la maggior parte del percorso fosse in ordine.

UN DONO PREZIOSO AL PAESE

Da questo breve resoconto i soci lettori si saranno resi conto di essere coinvolti in una grande impresa, quasi eroica, non dissimile dalle imprese alpinistiche a cui il sodalizio è abituato da oltre 150 anni, tuttavia quelle sono quasi individuali, questa avviene su scala maggiore e, per questo deve essere collettiva. Per impegnarsi in una impresa di queste dimensioni occorrono motivazioni forti sia per il ripristino, che per la successiva conservazione in efficienza e vorrei dedicare un poco di spazio in questo articolo sia alle nostre motivazioni di operatori sentieri e cartografia (SeC), sia a quelle dei possibili utenti, senza le quali non ci sarebbe frequentazione.

Per noi tutto ciò è un atto d’amore per il territorio italiano, che pur martoriato dai nostri difetti è sempre capace di sorprenderci per varietà, naturalità, bellezza, arte e costumi. È per questo sentimento che cerchiamo di prendercene cura e il Sentiero Italia è il nostro tentativo di fare un dono prezioso al paese. Per chi lo percorre potremmo ricorrere alle motivazioni di ogni escursione socialità, avventura, sport, scoperta, salutismo, benessere e chi più ne ha più ne metta, ma mi sembrano tutte effimere ed insufficienti se quello che conta per il camminatore è arrivare, meglio se in tempi brevi. Infatti con questo spirito il camminare non ha alcun senso, perché è meno efficiente, più faticoso e più lento di ogni altro mezzo. Il camminare assume un altro significato se l’attenzione più che sull’arrivare si pone sui contenuti dello spazio tra partenza e arrivo e sulla stessa azione fisica necessaria per percorrerlo. In questo caso tutto acquista un senso e a ogni passo sai dove sei, scopri chi sei, quali sentimenti ignorati ti uniscono a ciò che hai intorno e vieni proiettato nel tuo spazio più sacro. Un percorso molto lungo e pieno di emozionanti evocazioni, come il Sentiero Italia, è l’ideale per raggiungere questo straordinario risultato.