Ultimo appuntamento della staffetta nazionale Cammina Italia CAI 2019, tra il mare e le colline, con rilievi di grande significato nella storia del nostro Paese.

“Nel regno de’ Liburni; andò fin sopra
Al fonte di Timavo; e là ’ve il fiume
Fremendo il monte intuona, e là ’ve aprendo
Fa nove bocche in mare, e, mar già fatto,
Inonda i campi e rumoreggia e frange,
Padoa fondò, pose de’ Teucri il seggio,
E diè lor nome e le lor armi affisse”.
(Virgilio – Eneide – Libro I)

Eccoci nel Carso, dove  Cammina Italia CAI 2019 si conclude. Una lunga avventura cominciata a marzo a Santa Teresa Gallura e risalita fino alla Venezia Giulia.

La parola passa al Presidente Generale del CAI, Vincenzo Torti: «E’ stata un’avventura straordinaria, che ha raccolto in ogni regione un grande entusiasmo e una convinta partecipazione. Moltissimi i giovani e i giovanissimi che hanno percorso alcune tappe di quello che, con la pubblicazione della collana “Le montagne incantate” di CAI e National Geographic e di quelle che seguiranno con tutte le specifiche di ogni tappa, diverrà nel 2020 il principale cammino del nostro Paese».

Ultimo evento, quindi: tre giorni nella Venezia Giulia, camminando dove camminarono gli antichi (citazioni di Plinio Il vecchio, di Tito Livio, di Strabone oltre all’Eneide di Virgilio), partendo da San Giovanni di Duino, al confine tra la provincia di Trieste e quella di Gorizia dove sorge anche un monumento che ricorda i Lupi di Toscana, reggimento che combatté sul poco distante fronte dell’Ermada durante la Prima Guerra Mondiale.
E il Timavo con i suoi 40 chilometri di tratti sotterranei, si presta alle molte suggestioni che si accompagnano agli eventi e alla storia.

Venerdì 27 settembre, prima tappa: da San Giovanni del Timavo a Sgonico.
Si comincia a camminare sul Sentiero Italia CAI 1a, costeggiando inizialmente autostrada e ferrovia per raggiungere la grotta del dio Mitra.
Grotta che rappresenta una scoperta eccezionale,  una cinquantina di anni fa, porta con sé suggestioni e dicerie popolari che si mescolano con la storia, di riti pagani e di quant’altro può riguardare un luogo – già per conformazione naturale – misterioso.
Ma i partecipanti davanti alla Grotta prenderanno il Sentiero Italia CAI n. 33 per collegarsi poi con il 3a. Siamo di fronte alla storica Fortezza Ermada, la barriera orografica composta da Monte Cocco, Monte Ermada e Monte Ermada di nord-est che fu strategicamente cruciale nella prima guerra mondiale tra l’esercito austro-ungarico e quello italiano. Caporetto non è così lontana… Non è difficile capire che si cammina in una zona che rappresenta un museo a cielo aperto. Ogni roccia ha qualcosa da raccontare e l’uomo, rispettoso di quei giorni, ha restaurato tutto quanto porti testimonianza.
Si cammina in un altopiano, al confine con la Slovenia, talvolta oltrepassandolo, risalendo e riscendendo sul Sambuco e su Borst che hanno quote modeste, fino a toccare il villaggio di Precenico e il valico di confine di San Pelagio.
Non lontano da Goriana, nota per il cimitero austro ungarico delle diecimila salme sempre legato al conflitto 1914-18.
Dopo viottoli, si torna sul sentiero verso il monte San Leonardo dalla cima panoramica (Sentiero Italia CAI 10a) e superata la sella omonima, si segue l’Ostri Vhr e si arriva alla base del Monte Coste e alla Sella del Mercoledì incrociando infine il Sentiero CAI 34 per scendere a Sgonico dove si conclude la prima tappa.

lunghezza: 20 km circa
dislivelli + 900 – 600 m.
difficoltà: T/E
tempi di percorrenza: 6-7 ore.
alloggi: diversi agriturismi in zona a Sgonico e frazioni (Gabrovizza, Sales, Rupinpiccolo ecc.)
ritrovo: 8.45 a San Giovanni del Timavo
cibo e bere: percorso senza centri abitati. E’ quindi richiesta autonomia su bere e mangiare.

Sabato 28 settembre, seconda tappa: da Sgonico a Basovizza
Un lieve tratto tornando indietro per imboccare il sentiero CAI 40 e, 3 km più avanti, reimmettendosi nel Sentiero Italia CAI n.3
Si cammina all’interno della riserva naturale che prende il nome dai modesti rilievi del Lanaro e dell’Orsario.
Il paesaggio è tipicamente carsico, tra rilievi collinari, doline, campi solcati e boschi caratteristici abitati da roveri, cerri, splendidi pini neri (questi ultimi più a sud), una zona dove vivono gatti selvatici e ricci e sono stati scorti anche orsi bruni e sciacalli.
Sul crinale italiano sloveno il gruppo si avvicinerà alla zona di Nivize (da Njiva, sloveno) dove si trova l’abisso (una sorta di pozzo profondissimo), e soprattutto il Castelliere, antichi agglomerati pre-romanici che mescola storia e leggenda. Si narra infatti che i Conti di Duino lo conquistarono, togliendo a briganti che si erano resi protagonisti di furti e rapine ai danni dei passanti. Briganti che furono giustiziati. La leggenda narra di un tesoro di questi briganti che mai fu ritrovato, perché il luogo – si diceva – fosse infestato dagli spiriti degli stessi briganti. In seguito di un esorcismo, la zona fu poi presa d’assalto da cercatori di questo tesoro… Detto questo, parliamo di un’area dalla storia millenaria, abitata fin dall’età del bronzo, dove i si trovano scavi archeologici. Il percorso scende tra bivi e sentieri, passando talvolta il confine a Voglje e rientrare in Italia. Dove il gruppo potrà optare se godersi il panorama sulla laguna di Venezia a Monrupino (si vede nei giorni più limpidi) oppure sullo stesso rilievo visitare l’omonimo Santuario. Per poi tornare sulla riserva naturale dell’Orsario e raggiungere la vetta del monte dove fermarsi a riprendere fiato. E si ridiscende al Valico di Fernetti e da qui si cammina tra i pini vicini alla Conca d’Orle, la più grande dolina carsica. Il gruppo passera vicino all’ Abisso di Trebiciano, una serie di pozzi di profondità variabile che si susseguono sino a sbucare su un enorme ammasso di sabbia, che si trova all’interno di una gigantesca caverna sul cui fondo scorre il Timavo, il fiume sotterraneo che si inabissa nelle Grotte di San Canziano per poi riaffiorare e sfociare nel golfo di Trieste.

A Gropada di cui è noto il Pignaton (un abisso) si prende la strada per il valico di Basovizza e infine nel paese, il cui nome è legato a una foiba divenuta simbolo di quegli eccidi, e dove ha sede l’importante osservatorio astronomico e il centro di fisica sperimentale Elettra, uno dei più importanti per lo studio sull’atomo.
lunghezza: 23 km. circa
dislivelli: + 600; – 500 m
difficoltà: E
tempi di percorrenza: 6-7 ore ca.
ritrovo: 8.15 a Sgonico
alloggi: diverse possibilità di alloggio a Basovizza.

Domenica 29 settembre – terza tappa: Basovizza – San Bartolomeo
Si comincia a camminare proprio in prossimità del Monumento che ricorda tutte le vittime delle foibe, fino a raggiungere la chiesetta di San Lorenzo da cui parte il sentiero CAI 15 che porta al monte Stena (con vista suggestiva sulla val Rosandra, riserva naturale). Si scenda a Bottazzo, attraversando la ciclabile dedicata a Giordano Cottur (che più volte fu terzo al Giro d’Italia dietro a Coppi e Bartali) seguendo proprio il torrente Rosandra fino alla Chiesa di S.ta Maria in Siaris, risalente al XIV secolo (secondo la leggenda eretta da Carlo Magno, a cui dovevano salire, per penitenza, in antichità, i bestemmiatori) dove ogni anno vengono commemorati i soci “andati avanti”.
Giunti al rifugio Premuda, e poi a Bagnoli, si prende il sentiero 1 per salire al monte di Crogole e S. Dorligo della Valle fino alla sorgente Sgurenz.
Incrociato l’Itinerario Paola Rizzi, si scende alla valle del Rio Ospo, si passa un ponte per immettersi nella Traversata Muggesana fino ai laghetti delle Noghere, un biotopo naturale che forma un insieme di otto laghetti, profondi al massimo 7 metri; per affrontare poi il Sentiero dei Graniciari cioè delle guardie di confine.
Si incrocia poi Cerei cittadina di poco più di cento abitanti, su Capodistria, che fu divisa in due dopo il patto di Osimo (la cui antica divisione riporta alla memoria un bel film commedia con Totò e Fernandel, sia pure ambientato tra Italia e Francia), simbolo successivamente della caduta dei confini.
Vigneti e olivi fanno poi da sfondo prima di visitare la Basilica di S.Maria Assunta.
Ed ecco si scende al mare  verso San Bartolomeo, lembo estremo della provincia e del Paese, dove fu apposta nel 1995 la stele a ricordo del primo Cammina Italia CAI (nella foto qui a fianco).
lunghezza: 24 km. circa
dislivelli: +400; -800 m.
difficoltà: E
tempi di percorrenza: 7 ore
ritrovo: 8.00 a Basovizza.

Le tappe per il gruppo regionale del Cai Friuli Venezia Giulia presieduto da Silverio Giurgevich, sono state organizzate dalle Sezioni CAI di Trieste (Società Alpina delle Giulie e Associazione XXX Ottobre, insieme alla Sottosezione SAG di Muggia).

Per maggiori informazioni: cai-fvg.it