Aveva diciassette anni, Corrado Alvaro, quando nella sua San Luca scriveva così: “Vanno i fedeli in lunga teoria, uno dietro l’altro, affratellati dallo stesso pensiero. Sembran carovane di gente che abbandonino il loro paese e si trasportino tutto, incluse le loro tradizioni e le cose più care. L’occhio vede confusamente andare un popolo che ha comuni i bisogni e gli intenti, perdersi sotto gli alberi dalle profonde cascate, procedere lentamente per le serpentine delle montagne“.

Nella sua opera prima “Polsi nell’arte, nella leggenda e nella storia”, Alvaro descriveva un sentiero tra i più belli e meno frequentati del Parco Aspromonte: il tratto che unisce Polsi a San Luca.

Grazie ai lavori di manutenzione del Sentiero Italia CAI e relativi collegamenti, affidati dal Parco Aspromonte ad alcune cooperative, si sta provvedendo al ripristino di questo tracciato.
Un lavoro appassionante tanto che la coop “San Luca per l’Aspromonte” che lo sta effettuando,  sta andando ben oltre l’incarico ricevuto, recuperando parte della mulattiera storica che conduceva al Santuario della Madonna della Montagna.

Il percorso è quello utilizzato sino al secolo scorso dai pellegrini che provenivano da San Luca, mirabilmente descritto – appunto – da Corrado Alvaro.

Il primo tratto attraversa il bosco vetusto di Santo Stefano, detto “a Mancusa” che vuol dire “ombroso”. È questo uno dei lecceti (ma vi sono anche aceri, carpini, frassini) più antichi e rari dell’Appennino meridionale, scampato al taglio per la sua ubicazione inaccessibile, e quindi paragonabile ad una foresta primigenia. È un luogo di eccezionale valore ecologico, una sorta di macchina del tempo. I lavori di sistemazione di alcuni impluvi e di miglioramento del piano di calpestio, hanno infatti reso meno disagevole un sentiero che in circa un’ora consente di ammirare l’Aspromonte nelle fattezze che esso aveva secoli fa.

Nel suo viaggio in Aspromonte del 1847 il viaggiatore Edward Lear scrive ammirato di “lussureggianti tronchi di leccio che pendevano dalle rocce”.

Il percorso del Sentiero Italia CAI corre alto sulla fiumara Bonamico, della quale si sente la voce potente.
Usciti da questa ombrosa cattedrale arborea la vista si apre sull’abbacinante vallata, sulle rupi di Pietra Castello e sul mare Ionio.
Da qui una barriera vegetale formata da rovi, felci, ginestre, perastri, rendeva difficile il transito sull’antico tracciato dei Panzi, ma con passione e perizia i giovani di San Luca hanno ripristinato la mulattiera che veniva percorsa dai loro avi.

Il passaggio presso il vecchio ovile di Avreu, eroicamente ancora presidiato, offre una provvidenziale area di sosta con acqua e riparo di emergenza.
Si continua tra resti di coltivi mantenendosi poco alti sulla fiumara per poi accedere al greto, a valle dei ruderi del ponte di Avreu. Seguendo il letto del corso d’acqua in circa un’ora si giunge alla piana che una volta ospitava il lago Costantino, ormai da alcuni anni insabbiatosi.
Emozionante pensare a come in un periodo di tempo così breve (meno di 40 anni), la natura abbia creato uno specchio d’acqua e poi se lo sia ripreso.
Ma la presenza del lago aveva l’effetto di ammortizzare l’impeto della fiumara e consentire lo stabilizzarsi dei sentieri che, seppur stagionali, permettevano di procedere senza grosse difficoltà lungo il greto del corso d’acqua.

Ora, nel tratto a valle, la potenza erosiva della fiumara Bonamico ha creato un ambiente apocalittico con profondi solchi e terrazzi alluvionali di decine di metri di altezza rendendo disagevole il passaggio.
Per ovviare in parte a tale problematica la “San Luca per l’Aspromonte” ha riaperto il vecchio tracciato (inserito dal Parco nel Catasto dei sentieri sin dalla sua istituzione) che si mantiene alto sul versante sinistro della fiumara.
La saggezza degli aspromontani nel definire le vie che meglio consentivano di attraversare la montagna faceva sì che evitassero, se possibile, il greto dei corsi d’acqua o quantomeno avessero percorsi alternativi non esposti al pericolo dei guadi. Addirittura nell’Amendolea, poco a valle di Roghudi, per scansare la fiumara, esistevano brevi tratti di sentieri sospesi a delle travi, riportati nelle più antiche carte dell’IGMI. In località San Gianni la mulattiera confluisce nella fiumara ma ormai il letto del corso d’acqua è ampio e facilmente percorribile.

Meno di un km. e si transita ai piedi dei resti di Potamìa, l’antica San Luca. Dall’altro versante, a circa 4 km, ai piedi di Monte Varet, sorgeva il monastero basiliano di S. Nicola di Butramo.
Giunti ad un argine in cemento, i segnavia (che ora riprendono) indicano un varco che accede ad una stradina sterrata prima in piano e poi in salita che giunge alla chiesa madre di San Luca.
Qui trovate anche la casa natale di Corrado Alvaro: con la sua guida letteraria avete iniziato il cammino e con i suoi oggetti potete degnamente terminarlo.

Il percorso è riservato ad escursionisti esperti, ancor meglio se accompagnati da guide qualificate.