La montagna, l’andare per sentieri, l’escursionismo, natura e ambiente visti con la lente d’ingrandimento della sensibilità dello scrittore napoletano

Erri De Luca è uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei ed è uno storico socio Cai. È nato a Napoli, città indissolubilmente legata nell’immaginario collettivo ai colori, agli odori e alla cultura del mare. Le parole dei suoi libri e dei suoi articoli si sono spesso arrampicate invece sulle vette, a lui tanto care, raccontando la sua passione per l’ascesa. “Il piede umano è una macchina che vuole spingere in su”, ha scritto in “E disse”, opera dedicata a Mosè, “il primo alpinista”.
Come nasce la sua passione per la montagna?
“Le montagne sono un lascito di un padre alpino della Julia”.
“Dicevi che in montagna si è degli intrusi e si passa grazie ad una indulgenza della natura. Basta poco ad essere respinti, a dover rinunciare”. Così lei scriveva in “E disse”. Siamo davvero degli intrusi in montagna?
“Intrusi perché non invitati, in un ambiente aspro e indifferente a noi”.
Quali sono i comportamenti che dobbiamo tenere per non essere respinti?
“Nessuna competenza, esperienza, equipaggiamento garantisce l’incolumità. Cadono in montagna i migliori. Non suggerisco comportamenti, si tratta di sentimenti. Se si è privi di timore, di percezione della propria inferiorità, di rispetto, cioè di sentimenti, nessun decalogo aiuta”.
Quanto è importante imparare ad essere umili in montagna?
“Quando non si conoscono i propri limiti e i pericoli oggettivi ci si trova nei guai. Basta una nebbia improvvisa e si è spacciati”.
Sempre nella stessa pagina del libro prima citato, qualche riga sotto si legge: “Dal bordo del mare alla cima più alta è tutto ciò che ci spetta”. C’è nell’uomo l’idea di non sentirsi parte della natura? L’incapacità di comprendere i limiti del suo nido?
“Da parte mia posso usare la parola natura solo in un habitat privo di presenza umana. Altrimenti uso la parola ambiente che alla lettera vuol dire ciò che ci circonda. La nostra specie modifica l’ambiente e restringe il campo della natura. Noi siamo in concorrenza con essa, non i suoi inquilini”.
Cosa ne pensa del “Fridays for future”, del movimento ambientalista dei giovani e di Greta Thunberg?
“Spunta una generazione che metterà mano ai guasti procurati al pianeta e inventerà l’economia della
riparazione. Il futuro è nelle loro idee”.
Il Cai nel 2019 sta rilanciando il Sentiero Italia. Un percorso che congiunge tutta l’Italia dalla Sardegna al Friuli Venezia Giulia. Uno dei cammini più lunghi del mondo. Che significato assume ripercorrere l’Italia e la sua bellezza a piedi, attraverso il lento susseguirsi dei passi?
“Percorrere l’Italia a piedi è un atto di gratitudine alla sua bellezza, un pellegrinaggio che induce a rinnovare la propria appartenenza al suo paesaggio. Chi va a piedi sporca di meno”.
Cosa ne pensa della ricchezza di sentieri della nostra penisola, un patrimonio che il Cai attraverso il Sentiero Italia cerca di valorizzare ulteriormente?
“Mi piacciono i sentieri, l’intelligenza millenaria di chi li ha battuti per necessità sfruttando il percorso più favorevole, più economico”.
I sentieri ci aiutano a raggiungere luoghi distanti dalle strade che la nostra civiltà percorre quotidianamente…
“Mi piace in montagna il lungo avvicinamento alle pareti, che perciò restano appartate e deserte”.
Cosa è l’alpinismo?
“L’alpinismo è un’attività podistica con uso delle mani”
Qual è il suo sentiero preferito in Italia?
“L’alta via delle Dolomiti”
Qual è stata la sua ultima escursione in montagna?
“Le ultime salite serie le ho fatte a gennaio in Ecuador”

(intervista di Valerio Castrignano)