La vita in fondo è un viaggio. La metafora più naturale e più semplice accompagna i giorni di tante persone. Anche sui cammini lenti.

La vita è un treno, cantavano a Sanremo. Simbolica immagine, anche per chi preferisce le pedule anziché gli scompartimenti, non credi?
“Certo. Ma siamo ancora così lontani dal capirne il senso” risponde Renato Frignani, il camminatore solitario (pardon, c’è anche Pulce con lui) di Correggio che sta risalendo il Paese attraverso Sentiero Italia CAI.
Cosa vuoi dire, Renato?
“Dico che mi chiedo se in Italia siamo pronti, cioè se abbiamo la cultura del turismo lento”.
Ma è quello che si prefigge di promuovere il CAI, Renato caro.
“Ma questo lo so, perché là dove ho incontrato il Club, cioè le persone che ne fanno parte, ne ho avuto la prova”.
E allora?
“Allora non è facile”.
Non è facile, Renato, tanto che in pochi hanno preso questa decisione. Dovevi immaginarlo.
“Però ci sono i momenti… come dicono gli inglesi? I momenti blue”.
Allora quando ti prendono, tu alza gli occhi verso il blu più chiaro, quello del cielo. Trova l’incoraggiamento dalla Grande Bellezza, quella dei luoghi che incontri, strada facendo.
“Guarda che è proprio così. Per esempio: mi trovo tra il Lazio e l’Abruzzo. Sapevo che all’ombra del Gran Sasso averi trovato tanta bellezza. Lo sapevo e l’ho trovata. Scenari rocciosi, dimmi? Quanti film hanno girato da queste parti?”
Tanti, sì.

“Ecco. Ma la Bellezza a volte è un po’ ruvida”.
Cosa intendi dire?
“Che quando fa caldo, non c’è ombra che tenga. E quando piove, viene giù… sai, tanto”.
Il cerchio si chiude, perché Renato l’avventuriero su Sentiero Italia CAI qui voleva portarci.
“Gli italiani sono spesso diffidenti con chi cammina con un sacco a pelo sulle spalle, con un cane al guinzaglio e, dopo tanti chilometri, avrebbe bisogno di… un bagno o una doccia”.
Capisco.
“La linea dell’ospitalità – continua Renato – è un sinusoide. Ci sono picchi di generosità e picchi di menefreghismo. Ecco perché dico che a volte hai l’impressione che l’Italia non sia ancora pronta per il turismo “lento”. Come il tempo, dai”

Ci sono i giorni di sole e quelli bui…

“L’hai detto. La “benzina” a volte è in riserva, quella dell’anima intendo. E a volte invece…”
Dimmi.
“Ho incontrato un musicista, si chiama Nico (Nico Maraja, pianista e cantante di origine lecchese che si è trasferito a Roma ndr.) . Mi ha spiegato di aver girato l’Italia in bicicletta. Ci siamo trovati subito in sintonia”.
Beh, se non ha orecchio un musicista.
“Certo. Il giro armonico è continuato, mi ha raccontato di aver scritto un libro (“le cicloavventure ndr.) su queste sue “zingarate ciclistiche”.
Bello.
“Sì, ma c’è anche dell’altro”
Racconta.
“Ci siamo salutati, lui doveva fare alcune serate credo attorno a Campo Imperatore. Io e Pulce proseguivamo per la nostra strada. Ma camminare con un cane non è facile. Perché? Ma perché un cucciolo detta i tempi. Ha dapprima una grande energia, ma quando si ferma… quando non ce la fa più… non c’è verso di continuare”.

Capisco.
“No, non hai capito tutto, perché non ho finito. Un cucciolo che crolla senza forze lo fa senza considerare i cambiamenti climatici. Il cielo si annuvola e comincia a piovere a dirotto? Se Pulce crolla, sei fregato”.
Ah, ecco.
“Mi è capitato una sera, non sai quanta acqua ho preso. Che faccio? Chiedo aiuto. Ma ti vedono e… proseguono. Diffidano. Sai, il tuo aspetto… Ed ecco allora che torno a Nico”
Perché?
“Perché quando tutto sembrava girare per il verso sbagliato, chi ti si para davanti? Nico. Che tornando da Campo Imperatore ci ha trovato per strada e ci ha soccorso”.
Ora Renato ci deve lasciare: “Scusa, mangio un boccone”
Come no? Siamo noi che ci adeguiamo ai tuoi tempi. Non preoccuparti.

“La prossima volta parliamo di Amatrice. Ci sono appena arrivato, con un amico che è venuto a trovarmi. Non credevo che questo posto potesse muovere così tanti sentimenti”.
Il prevalente?
“Va in direzione della speranza. Qui tutti spingono per rimarginare quella profondissima ferita. Qui la vita ha un significato che altrove è sottinteso. E questo bisogno prevalente di rinascere contagia”.

Continua il tuo viaggio, Renato. Come dice il nostro conterraneo? “Voglio cercare un senso a questa vita”.
Finisci di sgranocchiare in pace la tua pesca, Renato. Sei al nocciolo della questione.

Buon Sentiero, amico.