L’ultima tappa della staffetta di Cammina Italia CAI 2019 su Sentiero Italia CAI, in Piemonte, ci ha dato lo spunto per porre alcune domande a Furio Chiaretta, giornalista, scrittore ed escursionista che è stato tra i Padri dell’idea, all’inizio degli anni Ottanta.

Furio Chiaretta è stato uno degli ideatori e realizzatori  della GTA (Grande Traversata delle Alpi) e del progetto Sentiero Italia.

Con Enrico Camanni ha inventato Alp, il primo mensile di montagna italiano, ha collaborato con le riviste Plein Air e Piemonte Parchi, quindi dal 2005 al 2009 ha affiancato Roberto Mantovani nella direzione della Rivista della Montagna. E’ autore di diversi libri e guide in materia.

A lui abbiamo rivolto alcune domande precise sul rilancio di Sentiero Italia CAI che vede impegnato intensamente il CAI in tutte le sue espressioni, dalla Presidenza Nazionale ai Reggenti Regionali fino alle sezioni. Un impegno sentito e partecipato, perché da parte di tutti, dal socio simpatizzante ai vertici, c’è entusiasmo attorno a questa proposta.

L’intervista a Chiaretta ha toccato prevalentemente delle tematiche che riguardano la buona riuscita del rilancio del Percorso di trekking più lungo del mondo. Dunque – perché sia veramente percorribile nella sua interezza – il nostro interlocutore ha esposto il suo franco parere. A cominciare dalla questione dei posti tappa, che sembra essere, tra i tanti, la più sentita.

Chiaretta, il CAI è attualmente impegnato nella questione dei posti-tappa.  Mi sembra che Lei abbia in mente un modello tipo “gites d’etapes” francesi. In Francia quale Ente li ha realizzati ?

“Ai tempi della GTA – risponde Chiaretta – è stato il Comitato promotore della GTA, poi diventato Associazione, che ha affrontato il problema con modalità talvolta differenti da luogo a luogo. L’esperienza francese è stata utile per capire il tipo di struttura ricettiva necessaria (quella che poi sarebbe stata definita in Italia come “rifugio escursionistico”). Ma in Francia tutto è più semplice, con normative adeguate, poche burocrazie, uffici tecnici dei Comuni e amministrazioni locali pronte a collaborare…”

Ha in mente un modello che si potrebbe seguire in Italia?

“In Italia si può pensare a un lavoro di questo tipo, a cura dei promotori di ciascun settore del Sentiero Italia. Schematizzo.

1- Verificare se tra le norme e leggi della Regione di competenza è già previsto il “rifugio escursionistico” (che è una struttura simile al rifugio alpino, ma localizzata in piccoli centri abitati o in luoghi raggiungibili in auto); se non è così, si deve cercare con i tecnici dell’Assessorato regionale al Turismo se ci sono altri tipi di inquadramento per i “posti tappa”, o chiedere che venga elaborata una nuova legge apposita (ma i tempi si allungherebbero).

2 – In ogni località dove è necessario un posto tappa, è necessario incontrare i gestori di piccole strutture ricettive per vedere se uno di loro è interessato a destinare tutta o parte della sua struttura all’ospitalità per una notte degli escursionisti del SI. Oppure con gestori di altri tipi di struttura turistica per vedere se c’è qualcuno interessato a realizzare un “rifugio escursionistico”. Inoltre è necessario prendere contatti con l’Amministrazione comunale e con Ufficio turistico o Pro loco per vedere se intendono collaborare alla creazione del posto tappa e a trovare un immobile adatto. Infine è indispensabile incontrare l’Ufficio tecnico comunale (per verificare che non crei troppi problemi tecnico-normativi). Se, durante questi incontri, si riscontra uno scarso interesse all’iniziativa, è necessario estendere la ricerca a un Comune vicino, e se si trova la soluzione per l’ospitalità si modifica di conseguenza il tracciato del SI…

3 – Se si riesce a realizzare una prima struttura tipo posto tappa o rifugio escursionistico, risulta assai utile raccogliere tutta la documentazione relativa ad essa e presentarla negli altri Comuni dove sono necessari dei posti tappa. Nelle riunioni in tali Comuni sarà molto utile anche la presenza del gestore della nuova struttura, e del Sindaco o dell’Assessore che hanno permesso la sua realizzazione, per illustrare il lavoro fatto, i problemi che si sono dovuti affrontare e come sono stati risolti”.

Lei il Sentiero Italia ideale lo immagina come un cammino alla portata dei più o come al contrario un percorso per “eletti”, cioè per esperti escursionisti?

“Il progetto originario del Sentiero Italia prevedeva un itinerario accessibile a tutti gli escursionisti. Quindi non ci devono essere tratti EE e le tappe devono avere dislivelli e tempi di percorrenza ragionevoli: massimo 1200-1400 m di dislivello in salita e 6-7 ore di cammino per ogni tappa. Invece un itinerario “per eletti” (escursionisti esperti) ridurrebbe drasticamente il numero dei potenziali precorritori, rendendo antieconomica la gestione dei posti tappa e vanificando l’imponente lavoro necessario alla sua realizzazione”.