L’amico escursionista Renato Frignani, in questi giorni,  è fermo in Piemonte. A fermare chi da mesi sta risalendo in solitario il Sentiero Italia Cai è stato il “Generale Inverno” con la sua forza d’urto. Un avversario con cui, necessariamente, per prudenza e senso di responsabilità, bisogna fare i conti. Il responsabile del progetto Sicuri in Montagna del CNSAS spiega come.

L’ondata di maltempo, i disagi causati dalle precipitazioni, elementi che portano a porsi spontaneamente una domanda, a nome di tutto il popolo appassionato di trekking: ha senso, ci chiediamo, camminare in montagna quando freddo e maltempo presentano il conto?

Ben sappiamo che ciaspole e sci diventano preponderanti quando le nostre montagne si imbiancano rispetto alle pedule. Le strutture comunque non mancano: nel maggio del 2012 a Porretta Terme (Bologna) è nato l’Osservatorio per la libertà in montagna. Un organismo voluto con precise finalità:

  • Affermare e tutelare la libertà e la gratuità di accesso alla montagna
  •  Proteggere il patrimonio culturale dell’Alpinista che è per definizione essenza di libertà
  • Evitare regolamentazioni unilaterali e limitazioni della pratica alpinistica da parte delle autorità e dei privati
  • Assicurare e promuovere il libero e responsabile accesso alpinistico in montagna, come forma di un’esperienza unica che va garantita anche alle generazioni future

Qualche mese dopo, il 19 ottobre 2012,  il Club Alpino Italiano ha riconosciuto l’Osservatorio, dichiarando di condividerne le finalità. Ha manifestato l’intenzione di collaborare con esso “attraverso le proprie competenze e strutture e ha invitato tutti coloro che si riconoscevano nei più generali principi di libertà a fornire il proprio sostegno”.

In materia di sicurezza, abbiamo chiesto aiuto allo “specialista“: pavese, 62 anni,  una passione per la montagna frequentata attraverso le Scuole di alpinismo del CAI, approfondita nello studio dei materiali nel Centro studi materiali e tecniche, partecipata nel Soccorso alpino e speleologico.

Il professor Elio Guastalli (nella foto qui a fianco) è responsabile del Progetto Sicuri in Montagna per il CNSAS, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Un Corpo di Soccorso Alpino che opera da lungo tempo.
E ha risposto con gentile chiarezza alle nostre curiosità.

Cominciamo dicendo che camminare, e in genere frequentare la montagna in periodo invernale non è affatto un tema campato per aria. L’importante è non “destagionalizzare” il nostro obiettivo. Cosa intendo dire? Che ci sono persone che pensano che se si fa una cosa, e la si fa sempre, allora si considerano – erroneamente – esperti del percorso e pensano di trovare lo stesso sentiero di sempre. Non è così che vanno le cose: la montagna segue le stagioni e il sentiero che si è percorso ieri può essere oggi molto più insidioso di quanto si possa pensare”.

Aggiunge.
“Abbiamo dovuto far fronte in passato a incidenti epocali in materia: ne ricordo nel 2000 uno che provocò 14 vittime di condizioni oggettive evidenti – come un percorso inaspettatamente ghiacciato, a piedi o con gli sci – provocati proprio da questa mancata attenzione”. Non destagionalizzare la montagna è la prima accortezza che bisogna avere. Poi è chiaro che la montagna è bellissima e va frequentata anche d’inverno. Non c’è contraddizione nel dirlo”.

Serve un approccio non occasionale, quindi…
“Come nella maggior parte delle cose. Bisogna avere conoscenze tecniche e di comportamento che non si esauriscono nell’acquisto di un ramponcino per il ghiaccio”.

Non bisogna dare nulla per scontato…
“Esatto.  Pensi alla differenza che può fare l’avere con sé anche un po’ di corda, per superare punti che in condizioni normali sono facili, ma che con il ghiaccio diventano veri e propri rischi. Non bisogna avere dubbi in questione. Di fronte a una difficoltà oggettiva non s’indugi – in mancanza di assicurazioni – e si prenda la decisione giusta: la rinuncia”.

E’ nevicato moltissimo in questi giorni, e – per esempio in Alto Adige – si è alzato il pericolo di valanghe. Come affrontare, in queste condizioni, una gita per sentieri?
“Con una completa valutazione del percorso che si vuole affrontare, il che vuol dire l’ascolto dei bollettini sul pericolo valanghe, ben sapendo però il limite che hanno: non garantiscono la sicurezza”.

Quindi?
“Quindi ogni singolo pendio va valutato da chi lo percorre, senza creare inutili allarmismi, ma attraverso la conoscenza del territorio, diretta o indiretta. Direi che questa raccomandazione riguarda però soprattutto gli esperti di sci alpinismo. Ci sono percorsi adatti alle ciaspole, che garantiscono ampia tranquillità e tutta la piacevolezza che queste esperienze comportano”.

A chi cammina d’inverno cosa si sente di dire?
“Di informarsi sull’eventuale innevamento non solo del sentiero stesso, ma anche di canali  da affrontare, di pareti lungo le cui coste si marcia.  Anche i tratti pianeggianti non vanno sottovalutati, perché una valanga può essere staccata anche da eventi incidentali. Da un animale, per esempio”.

Altri consigli utili?
“A tutte queste attenzioni riguardanti l’attrezzatura, la conoscenza dei luoghi, le informazioni meteo, aggiungerei un altro aspetto fondamentale: la dinamica di gruppo. Ci vogliono compagni di gruppo omogenei e affiatati, non sa quanti incidenti sono provocati da improvvise disgregazioni di chi va in montagna. Questo oltre alle normali raccomandazioni: essere allenati almeno un minimo a quanto si richiede di fare, conoscere sé stessi, cioè essere consapevoli delle proprie capacità, considerare il non trascurabile aspetto della temperatura esterna, che va affrontata con una dotazione di abbigliamento adeguata”.