C’era una volta un bambino di nome Giuseppe. Molisano, da pochi giorni nuovo iscritto del Cai che onora con una passione molto significativa.

La storia che vi stiamo per raccontare merita un incipit da favola. Perché Giuseppe ne è davvero un favoloso protagonista.
Giuseppe vive a Campitello, in provincia di Campobasso, con la mamma Margherita e il papà Fabio e, per essere un bimbo che ha soltanto sette anni, è davvero un bambino speciale.
Cos’ha di così speciale, Giuseppe? Non certo la spensieratezza della sua età: è allegro e dolce.
Ma allora?
Allora a renderlo unico, è la sua sconfinata curiosità, messa al servizio di una grande passione: la botanica. Quando inizia a parlare di piante e fiori, si trasforma. Sembra diventare improvvisamente un adulto, esperto in materia.

Non c’è favola che non abbia un bosco come scenografia: un bosco con le sue magie e suggestioni. E nel bosco metteteci questo “maghetto”: si chiama Giuseppe Mastromauro.
La storia?
Racconta la giornata insieme alla staffetta di Cammina Italia Cai, in Molise, cui ha fatto parte questo maghetto, regalando a chi ha partecipato il lieto fine: hanno vissuto tutti la giornata felici e contenti.

La staffetta di Sentiero Italia, ha percorso la verde montagna molisana nell’ultimo week end di aprile. Ma è proprio Giuseppe, con voce emozionata ed emozionante a raccontarcela, questa favola vera, che lui ha vissuto con la sua famiglia, camminando da Campitello Matese a Roccamandolfi.

“Quando mi hanno detto di mettere il mio autografo sulla tessera – dice -mi sono sentito importante. Di solito è qualcosa che fanno solo gli adulti”. Non nuovo alle passeggiate e al trekking, stavolta Giuseppe ha percorso la tappa di Cammina Italia Cai 2019 come neo-socio ufficiale del Club Alpino Italiano. Un battesimo entusiastico per lui e per tutta la sua famiglia.
Lo racconta con palese eccitazione, al telefono, è un qualcosa che esce dalla cornetta del mezzo di comunicazione .

Per suggellare questo importante momento, il presidente molisano del CAI, Nino Ciampitti, ha regalato a Giuseppe la spilletta con l’Aquila simbolo del Club, insieme a uno scaldacollo speciale. Speciale perché l’hanno avuto in dono solo lui e Anita, una bambina di qualche anno più grande di lui, presente alla staffetta.
“Eravamo le due simpatiche mascotte” racconta ancora Giuseppe.
Mascotte di un gruppo di 64 persone. Di cui almeno una trentina hanno potuto avere in cambio una dimostrazione pratica della magia di Giuseppe: una vera e propria – nonché improvvisata – lezione di botanica.

“Ho potuto osservare tante e nuovissime piante e quelle che conoscevo già come il cardo, il tarassaco, la felce”, dice Giuseppe con tono molto determinato “ho spiegato che le pietre dove il muschio è più fitto si trovano sempre a nord”. Qualcuno si è sentito in dovere di guardare la bussola e di esclamare: caspita, ma è vero!
Moderno Linneo, Giuseppe ha esaminato anche la fontanella di Roccamandolfi che trasporta l’acqua con un sistema elaborato che la fa scorrere fino a un’aiuola. Bella esperienza, ma non la sua primaria passione. “Io adoro il bosco – confida infatti – ci sono già andato altre volte, ma questa escursione è stata bellissima”.

E spiega: “Io sono molto curioso. Ho sempre qualcosa da chiedere. C’erano moltissime primule lungo il sentiero, ma non ho voluto raccontare questi fiori perché non volevo interrompere le descrizioni di gruppo”.
Più interessante, per lui, spiegare ai presenti che “l’ortica va rigorosamente raccolta con i guanti per eliminare i peletti urticanti. E le foglie possono essere bollite e poi cucinate per una buona frittata”.

Ma come fa un bambino di sette anni a essere così appassionato di botanica?
A chi deve questo passatempo istruttivo?
La passione di Giuseppe per la botanica è innata, ma a scatenarla è stata una nonna. Lei è l’insegnante e la compagna prediletta.
“Quando andiamo nel bosco cerchiamo sempre insieme di osservare da vicino nuovi esemplari di fiori e di arbusti.

“Ma non sono solo le piante a stuzzicare la mia curiosità” dice ancora Giuseppe, in piena sintonia con la filosofia del Cai che invita a camminare per il piacere di farlo e di camminare lento per osservare e non solo guardare.

Ad affascinare Giuseppe, nel corso della tappa molisana di Sentiero Italia che ha percorso, sono anche le testimonianze dell’uomo di ieri che si intrecciano con quelle dell’uomo di oggi. Per esempio nel “bosco di pietra”, il nome che Giuseppe stesso ha scelto per definire le rovine di un monastero, dove il bosco ha avvolto i resti dell’opera, trasformandolo in uno scenario suggestivo. Accanto al sentiero che si percorre oggi si intravede quello più antico, segnato dai monaci. In alcuni tratti sono infatti presenti i muretti a secco del vecchio tracciato. Spiega ancora Giuseppe: “Così si può osservare la differenza tra la pietra naturale e quella costruita dall’uomo”.

Conversando al telefono – passata la normalissima emozione – il bimbo ora sfoggia una naturale personalità. Questo perché, in conclusione, ci fa una confidenza: “Quando ho saputo che sarei stato intervistato, mi sono detto: vado a farmi bello”. Ma non è certo l’aspetto esteriore che lo preoccupa.
Scopriamo infatti in Giuseppe (nella foto qui a fianco, insieme all’attore e regista Pierluigi Giorgio) una propensione a essere… un Alberto Angela degli anni a venire, quando conclude la conversazione con una rassicurazione. “Non ti preoccupare – dice – la guida botanica non ha finito!”.