Storia del prete 41enne austriaco che quest’estate ha completato in soli 13 giorni i 425 km della Grande Escursione Appenninica, parte di Sentiero Italia CAI: dopo aver camminato dal Liechtenstein a Gerusalemme e ritorno

“Ciao, al momento sono via per presentazioni su miei viaggi. Torno in Piemonte mezza Novembre e poi possiamo chiacherare”. Scrive esattamente così, nel suo italiano imperfetto ma più che comprensibile, padre Johannes Maria Schwarz, rispondendo alla nostra richiesta di raccontarci la sua ultima esperienza da “incallito” camminatore: quest’estate infatti ha compiuto in solitaria la Grande Escursione Appenninica, che fa parte – come si sa – del Sentiero Italia CAI.

Johannes Maria l’ha affrontata nel mese di luglio, e il suo racconto, attraverso la pagina social che lo riguarda, racconta delle difficoltà dovute alle ondate di calore, qualche problema con il GPS, l’incontro con un gruppo scout con cui poi ha affrontato, finita questa esperienza, un’escursione in Corsica. “Gli Appennini sono spinosi, duri, esigenti per un camminatore, ma sono bellissimi. Sono stato sciocco a volerli affrontare nei giorni più caldi dell’anno” racconta, spiegando che ha seguito una media di quasi 35 km al giorno di cammino.

Schwarz si presta però a essere raccontato più ampiamente, per le sue imprese precedenti e perché camminare sulle strade del mondo è la sua scelta di fondo.

Austriaco, 41 anni, una folta barba da cui spunta un largo sorriso, Johannes Maria Schwarz è stato ordinato sacerdote quindici anni fa, in Liechtenstein. “La barba spiega quanto tempo è passato più di qualsiasi parola” scrive come didascalia a una sua foto.

Appassionato di montagna per.. eredità, raccolta dai nonni, Johannes Maria nel 1998 affrontò il Cammino di Santiago, senza soldi né attrezzatura per scelta religiosa, “Non avevo neanche uno zaino quando partii dalla zona occidentale dell’Austria verso la Spagna”.

Un’esperienza che fece maturare in lui la convinzione che la sua vita – possibilmente – si sarebbe sviluppata in modo semplice, cercando sé stesso nel piacere di camminare in solitario lungo i cammini del mondo.

Conclusi gli studi di teologia, si rivolse così al suo… Principale (“il Vescovo molto comprensivo della mia Diocesi” scrive) per esprimergli la sua esigenza: fare il pellegrino, attraversare a piedi il mondo – in alternanza ai suoi doveri da prete diocesano. Una ricerca personale, un bisogno spirituale, un motivo che molti adducono come “benzina” per andare lontano, anche tra laici ed agnostici. 

La grande avventura era alle porte: neppure Johannes Maria sapeva se l’avrebbe portata a compimento, vista la dimensione della missione. E invece…
Era il primo maggio 2013 quando il monaco austriaco partì da uno sperduto paesino del Liechtenstein con l’idea di raggiungere a piedi, da lì, Gerusalemme. E poi naturalmente, sempre a piedi, fare ritorno a casa.

Le cifre spiegano più di ogni commento: 13.969 chilometri percorsi, 26 Nazioni attraversate, 13 paia di calzature utilizzate: 7 paia di sandali, 3 paia di scarpe da corsa, 2 paia di scarpe solide, quattro delle quali ancora non consumate. “Le ho regalate” dice.

Diciotto kg di attrezzatura, compresa un’attrezzatura di video-ripresa,  più lo zaino e un trolley: “Sono partito in realtà anche con le racchette da neve, una slitta e altre cose: ma le ho mandate a casa presto”. Il viaggio si è completato dopo 459 giorni e un quarto di milione di metri di altitudine complessivi, percorrendo una media di circa 40 km al giorno con un picco massimo di 75 km.

“Ho camminato al di là delle rotte di pellegrinaggio convenzionali, attraverso i Carpazi verso est, sono stato rincorso da cani da pastore in Romania, ho attraversato la steppa ucraina e mi sono imbattuto sulla costa russa del Mar Nero nei peggiori nuvoloni neri dell’intera avventura.

Sono salito in cima all’Aragats in Armenia in compagnia di un cane randagio, sono passato davanti a una discoteca araba nel punto più basso della terra. Ho visitato remoti monasteri rupestri georgiani e ho avuto una disavventura sul ciglio di una strada italiana, restando leggermente ferito”.

Ma non sono queste le note più salienti, spiega padre Johannes Maria. “Ciò che ha segnato la mia avventura sono stati gli incontri con le persone. I tanti bambini, i beduini attorno al fuoco o i proprietari di bordelli bulgari e baffuti individui nella provincia turca con cui ho sorseggiato un bicchiere di çav: il mio sense of humour non è mai stato intaccato” spiega.

Esperienze che poi racconta, editando libri/diari di viaggio, utilizzando i social, avendo aperto un sito che eloquentemente fin dal nome spiega il piacere del turismo lento (4kmh.com), luoghi virtuali che raccontano le sue esperienze, traducendone anche il valore interiore, quello che lui stesso va cercando in queste sue avventure.

Non appena rientrerà dai suoi impegni, lo contatteremo per farci raccontare anche l’ultima “zingarata” italiana. L’Italia è ormai la sua scelta più recente: Johannes infatti in Piemonte – dove fa “l’eremita” per una parte dell’anno, quando si ritira in montagna per lavoro – si sta battendo per il restauro del Santuario del Monte Tabor (nella foto qui a fianco) seriamente compromesso dallo sfaldamento della roccia su cui posa.