Accolta da una giornata di splendido sole, la staffetta di Sentiero Italia CAI in Sicilia respira la storia e la natura della valle dello Jato

In una giornata dai tepori precocemente estivi è partita stamane la staffetta siciliana di Sentiero Italia CAI.
Accompagnati da Gianfranco Fontana, Matteo Fresta, Massimiliano Patricola, il gruppo si è incamminato da Masseria Dammusi per raggiungere Piana degli Albanesi.

Da subito i partecipanti – dice Massimiliano Patricola che ha curato nei dettagli la tre giorni isolana e ha raccolto per il CAI le iscrizioni, limitate a 35 persone per oggi (giornata feriale) e più copiose nel fine settimana – potranno scoprire l’immenso valore naturalistico e storico di queste nostre tappe“.

Addentrarsi nella valle dello Jato si può definire salire sulla macchina del tempo e farsi trasportare indietro nei secoli fino alla storia dell’uomo della preistoria, ai tempi arcaici, per rivivere, in una terra generosa, la crescita della vita attraverso le varie civiltà, di cui rimangono testimonianze architettoniche, insediamenti dal grande valore, civiltà garantita dal fiume Jato, nelle diverse epoche: dalla dominazione greca a quella araba e poi agli Svevi, sotto il profilo storico, fino ai secoli non lontani, alle masserie che sono tradizione importante rivestendo un importante ruolo nell’economia rurale locale.

Ma anche sotto l’aspetto naturalistico si possono trovare vegetazioni proprie ed esclusive solo della Sicilia: per esempio fossili vegetali unici che si estinsero qui, proprie solo della Sicilia e delle Azzorre.

Patricola entra nei particolari con tutta la passione del ricercatore e di chi ama la propria terra e ne ha sviscerato la storia, studiandone nel profondo il rapporto tra le risorse della terra e la vita, ci spiega il rapporto tra i rilievi montani e l’acqua e l’umidità del terreno così importante nel garantire fertilità.

Si addentra nella spiegazione di come fosse sfruttata la neve, anche qui, i blocchi di ghiaccio che da qui venivano trasportati, così utili alla economia rurale, la secolare tradizione delle Masserie, e ancora la storia di Portella della Paglia, Portella del Garrone, fino a raggiungere Piana degli Albanesi, dove la prima tappa della tre giorni siciliana ha fine, con la sua comunità ortodossa resa evidente anche nei monumenti.

Un percorso lungo circa 13 chilometri. con dislivello di 720 metri in salita e 470 in discesa.
Nel tardo pomeriggio si tornerà infine alle auto lasciate a Masseria Dammusi per trasferirsi alla Masseria Rossella, punto di partenza il giorno successivo, della seconda tappa, dove è prevista la  cena e il pernottamento.

Domani, nove marzo,  presente il vice presidente Cai Antonio Montani,  la seconda tappa: da Masseria Rossella a stazione Ficuzza, a piedi per Ponte Arcera, falde di Torre del Bosco (m 875), S. Barbara, sede ex ferrovia Palermo-Corleone e Ficuzza, 16 km circa, quasi cinque ore di cammino, in sentierini e stradelle talvolta anche accidentati, per concludere la giornata con una visita guidata della Casina Reale di Ficuzza.

E domenica 10 dulcis in fundo, da Ficuzza a Cefalà Diana, 13 km. di percorso, fino a visitare i bagni di Cafalà, antiche terme arabe, dopo una visita al suggestivo Castello altra vestigia importante della dominazione araba, un sito curiosamente un po’ trascurato dalle visite turistiche e al contrario ricco di fascino e di storia.