Cammina Italia CAI 2019 arriva in Liguria, la regione dove la Natura domina spesso. E mostra la sua piena bellezza, ma una bellezza a volte prepotente, incontrollabile, fiera.  La Liguria è la regione di Riccardo Carnovalini, il “papà” ideale di Sentiero Italia Cai; è su queste “terrazze alte” che nacque l’idea di unire i cammini italiani in uno solo, unico, completo. Queste suggestioni ci accompagnano alla vigilia delle tappe prescelte dalle sezioni locali del Club Alpino Italiano.

Tre giorni sull’Alta Via dei Monti Liguri – inserita nel Sentiero Italia CAI – attendono i camminatori. E’ stato scelto il Parco dell’Aveto, compreso tra Santo Stefano d’Aveto, Rezzoaglio, Borzonasca, Mezzanego e Ne.  E’ infatti nella valle che prende il nome da questo fiume, l’Aveto, che sorgono le più alte vette della Regione che circondano un’area di grande valore geologico, floristico e faunistico, con diversi laghi naturali che danno vita a un ecosistema umido molto caratterizzato.

Ecco le tappe:

  • Venerdì 12 luglio – da Colla Craiolo a Prato Mollo.

Si comincia in salita, fino al monte Prato Pinello posto a 1394 metri. E’ il luogo in cui comincia l’Alta via delle Cinque Terre, regala splendidi panorami, ed è qui dove la Bellezza del luogo è di quelle da temere; siamo tra le province di Parma, Spezia, Genova, siamo dove scorrono Entella, Vara e Taro, quei fiumi che a volte scatenano inondazioni pericolose. Taluni saliscendi accompagnano il gruppo fino al Monte Zatta di Levante (1355 metri); e si ridiscende fino ai 1115 metri di poggio Buenos Aires, nei luoghi che all’inizio del secolo scorso furono spopolati dalle genti che, in cerca di fortuna, si imbarcavano per le Americhe… E’ qui che si è mantenuta la tradizione della carne chiamata “Asado”, cioè “arrostito”. La ricetta argentina e quella ligure non sono del tutto uguali. La prima comporta l’uso dell’intero bovino, la seconda, per chiari motivi economici,  usava la pancia, più a buon mercato.
Lo spieghiamo anche per legare le caratteristiche fisiche del percorso alle note antropiche, molto particolari,  che a loro volta rappresentano una ricchezza.
Ancora più giù, la comitiva raggiunge passo del Bocco al Rifugio Devoto gestito dal Cai Chiavari. Sono trascorse tre ore, a questo punto, da quando si è partiti. Si sale verso monte Ghiffi, e poi fino al passo Pertuso, lasciandosi sulla destra l’omonimo monte. A questo punto il CAI Liguria ha previsto un tracciato alternativo in caso di maltempo. Dal Passo della Scaletta alla Rocca della Scaletta, infatti, è previsto anche l’uso delle mani, fino al rifugio Monte Alona (ipotesi 1). Nel caso in cui il tempo sia perturbato, dunque le rocce cui trattenersi scivolose, ecco allora che viene evitato il tratto per escursionisti esperti, e si abbandona l’Alta via dei Monti Liguri prendendo un altro sentiero che attraverso una gola e il ponte Berone si ricongiunge con la prima proposta dopo la Rocca dei Porcelletti. Non cambia comunque la durata del percorso: da Colla Craiolo all’arrivo (rifugio Aiona di Prato Mollo) sono trascorse otto ore e mezzo circa.

  • Sabato 13 luglio – dal rifugio Aiona di Prato Mollo a Cabanne.

Se il primo giorno si sono percorsi 22 km, il secondo  ne prevede 17.  La partenza è fissata dopo colazione, verso le otto. Si va al passo della Spingarda e da qui la salita prosegue per l’altopiano di Monte Aiona. Il gruppo vi trova un paesaggio lunare, pietroso, una croce, una tavola di orientamento posti anni fa dal CAI ligure. In cima al Monte Aiona si ridiscende verso il passo Pre’ de Lame, da cui si prosegue per un sentiero alternativo che porta ai laghi di Giacopane e Lame (glaciale) passando da Bertigaro per toccare Magnasco. Si scende ancora fino al passo della Gonella e ancora al passo delle Lame. Salutando il rifugio degli Abeti (incustodito, per informazioni rivolgersi al CAI Rapallo che ne cura la gestione), si scende verso la frazione di Farfanosa che pare debba al suo nome alla “farfa” cioè a una palude-laghetto che fu bonificata e prosciugata dai Benedettini. Siamo nel comune di Rezzoaglio, ormai in prossimità di Cabanne dove si conclude la tappa con meritata cena al ristorante Paretin (cucina ligure con contaminazioni emiliane), prima di consumare un meritato riposo notturno al rifugio Cabanne. La tappa prevede circa sei ore di cammino.

  • Domenica 14 luglio – dal rifugio Cabanne a Barbagelata

Quaranta minuti di “riscaldamento” dal rifugio cabanne a Ventarola, in live salita su strada asfaltata, precedono la vera e propria escursione che, attraverso la faggeta di Liciorno, nella valle del rio Ventarola (dove la pesca è vietata perché si cerca di ripopolare il fiume della trota fario), raggiunge l’abitato della frazione omonima, dopo Isoletta che leggenda lega alla famiglia dei Cuneo di Isoletta e pare sia stata fondata da quattro fratelli mulattieri. Da Ventarola, i nostri hanno un ventaglio di possibilità di cammini. da Ventarola a Bocca di Feia e Barbagelata, passando di qua e di là del rio Ventarola anche oltre il Quadrivio della Crocetta, salendo poi nel bosco. Un bivio, quindi una carrareccia dissestata fino a raggiungere la Bocca di Feia a 1131 metri, per riprendere l’Alva Via dei Monti Liguri. Dopo 3 ore dal via a Cabanne. Si ridiscende verso passo Rondanara e quindi si risale fino a Casoni d’Arena, dove il primo percorso si ricongiungo con l’alternativa. A questo punto o si prende un tratto impegnativo ma breve “con notevole esposizione”, cioè per escursionisti esperti,  ovvero con roccette a strapiombo fino al bivio per monte Pagliaro – dove la tappa torna più… normale, per proseguire a nord ovest (Sella del Pertuso, Bric della Scavizzola, a sua volta esposto, passo d’Arena, Bric d’Arietta, e dopo un faggeto,  si risale a Passo di Pozzarelli (970 m.). La parte finale di tappa prevede un tratto di strada asfaltata fino all’abitato di Barbagelata (1115 metri), frazione di Lorsica, provincia di Genova, località definita il tetto (pressocchè disabitato) della Liguria, comunque alla confluenza delle valli Fontanabuona, Aveto e Trebbia. Qui nacque il pittore tardomedioevale Giovanni da Barbagelata; qui la strada asfaltata arrivò solo nel 1963; qui i nazifascisti dettero il centro abitato alle fiamme, dopo averlo saccheggiato (12-13 agosto 1944) per l’appoggio che la gente del luogo dava alla Resistenza.

Direttori di escursione Pietro Nieddu e Giacomo Bruzzo.

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