Tre giorni per conoscersi meglio e conoscere il proprio passato comune. Nelle giornate del 19, 20 e 21 luglio la Sezione novese del CAI si è impegnata in un trekking intorno al Monviso. L’evento è stato organizzato nei giorni in cui in Piemonte e in particolare sul Monviso era previsto il passaggio della staffetta che sta ripercorrendo il Sentiero Italia Cai.

Questo celebre “giro” ha portato i partecipanti, 26 in totale di cui 3 ragazzi dell’Alpinismo Giovanile sezionale, ad abbracciare con i propri passi la montagna simbolo del Piemonte. Ad arricchire le tre giornate è stato l’aspetto del confronto intergenerazionale, trattandosi di un gruppo eterogeneo di età compresa tra i quattordici e i settant’anni. “Abbiamo avuto modo di conoscere meglio i nostri soci e la nostra storia, mentre esploravamo la montagna che custodisce le radici del Cai, l’associazione nella quale ci riconosciamo (il Club Alpino Italiano fu fondato da Quintino Sella dopo la sua spedizione su questo monte). Per un Socio CAI è importante vivere i sentieri di questo territorio”, spiega Alessandro Gemme del Cai di Novi Ligure. Come in ogni cammino dunque si fa un viaggio interiore e negli occhi di chi ti accompagna, si scrive nella propria memoria un piccolo romanzo di formazione. Per Alessandro è molto importante poi l’alpinismo giovanile, creare un domani per questa associazione attraverso il coinvolgimento dei giovani e la loro integrazione in questa realtà fondata da Quintino Sella nel 1863.

Lasciate le auto a Pian del Re, a 2020 metri di altitudine, nel territorio del Comune di Crissolo (dove nasce il fiume Po), il gruppo si è diretto al “Buco di Viso” (2882 metri di quota) una galleria scavata nella roccia, lunga circa 75 metri, che è stato il primo traforo alpino tra Italia e Francia della storia, realizzato nel lontano 1480. Lo scopo del Buco di Viso fu quello di incrementare i traffici commerciali permettendo un passaggio più agevole alle carovane mercantili che necessitavano di attraversare la barriera imposta dalle Alpi. In tal modo si creava una valida alternativa al più pericoloso Colle delle Traversette, il cui difficoltoso attraversamento procurava non pochi danni alle spedizioni. Inoltre il cammino attraverso il traforo, realizzato ad una quota più bassa del valico, avrebbe incrementato anche i giorni utili per i passaggi delle merci, poiché già con le prime nevicate il Colle delle Traversette diveniva impraticabile.

L’itinerario è poi proseguito in discesa fino verso il Rifugio du Viso (2460 metri, in territorio francese) per poi risalire al Passo di Vallanta (posto a metri 2815) e, nuovamente in territorio italiano, ridiscendere fino al Rifugio Vallanta (2450 metri). Qui sono stati ospitati gli escursionisti per la prima notte. Il secondo giorno, lasciato il rifugio di buon mattino, ancora una lunga discesa fino a quota 1925 metri per poi risalire faticosamente in direzione del Passo San Chiaffredo (metri 2764); di lì quindi è partita la discesa lungo un sentiero tracciato su impressionanti pietraie fino al Rifugio Quintino Sella al Monviso (2640 metri), dove si è trascorsa la seconda notte in quota.

È su questo itinerario che è avvenuto l’insolito incontro. Mentre le marmotte sono protagoniste di ogni cammino in alta quota, altri animali sono più schivi, tendono a nascondere la loro bellezza e maestà agli uomini. Gli stambecchi sono i re di questa fetta di Alpi, guardano le valli dall’alto di queste aspre rocce. Sono però timidi con gli uomini, si sottraggono all’incontro, memori di passate esperienze negative. Durante i giorni della staffetta su un monte sacro per il CAI, anche loro però sono sembrate voler omaggiare questo lento cammino che vuol, citando Erri De Luca, “dire grazie all’Italia e alla sua bellezza”. Così il gruppo di stambecchi, incontrato dagli escursionisti, non è fuggito, è rimasto e si è lasciato fotografare e ammirare dai soci.

Il rifugio Quintino Sella, domenica 21, era anche il luogo deputato ai festeggiamenti voluti dal CAI piemontese per il rilancio del Sentiero Italia CAI, uno dei trekking più lunghi del mondo, 400 tappe per oltre 7000 chilometri di percorrenza e che, appunto, in Piemonte transita anche presso il rifugio al cospetto del Monviso, montagna simbolo non solo del Piemonte ma anche dell’inizio della storia dell’alpinismo italiano.

La domenica mattina, in attesa che iniziassero i festeggiamenti, parte del gruppo della spedizione novese è salito alla vetta del Viso Mozzo a 3019 metri, una delle cime del gruppo da cui si gode una spettacolare vista sulle vette circostanti e sulla Valle del Po. Nel complesso, la montagna richiama una piramide asimmetrica, con un lato inclinato ed uno quasi verticale. Il suo aspetto pare quello di una copia in scala ridotta del Monviso, cui sia stato tagliato un pezzo; da questa caratteristica deriva il nome di Viso Mozzo, nel senso di Monviso tagliato.

Poi l’atteso momento ludico. Suonatori e gruppi in costume, con vestiti tradizionali, hanno dato vita ad una splendida giornata di aggregazione all’insegna dell’amore per la montagna, cantando storiche note locali che per secoli si sono mescolate alla brezza che ha accarezzato questi giganti. Dopo aver preso parte ai festeggiamenti, il gruppo è ridisceso a Pian del Re ed ha fatto rientro a Novi.

Fonte: CAI Sezione di Novi Ligure