Il Sentiero Italia CAI in Calabria negli anni novanta ha assunto anche una valenza di contrasto alla mafia. Secondo Alfonso Picone Chiodo, storico socio del Cai calabrese e figura importante per la storia del Sentiero Italia, questo sentiero divenne “il simbolo della riappropriazione di un territorio prima considerato alla mercé della ‘ndragheta. Aprì la montagna alla legalità e allo sviluppo sostenibile”.

Vescovo di Locri, Sentiero Italia CAI

Così lo scorso settembre il Vescovo di Locri Francesco Oliva ha organizzato un pellegrinaggio lungo un tratto del Sentiero Italia CAI. Obiettivo: ribadire che il santuario della Madonna della Montagna di Polsi non appartiene alla ‘ndragheta.

Sua Eccellenza ha voluto percorrere insieme alla locale sezione del Cai la via che da San Luca porta al Santuario della Madonna di Polsi. L’intento era sottrarre alcuni luoghi ad un pregiudizio negativo e restituirli alla loro spiritualità. Anche questo vuol dire combattere i fenomeni criminali, riappropriarsi di un territorio attraverso il semplice gesto del cammino?

“È stata una bellissima esperienza. Per me il primo pellegrinaggio in assoluto attraverso la fiumara del Bonamico fino al Santuario di Polsi. Un percorso per la verità adatto a persone abituate a certi sentieri di montagna. Devo dire che è stato di grande aiuto la presenza di un gruppo del Cai, che, oltre ad arricchirci con le loro conoscenze, hanno messo a disposizione il loro bagaglio di simpatia ed amicizia.

Il pellegrinaggio è già di per sè un camminare, un andare verso una meta desiderata, un superare ostacoli ed imprevisti, un aiutarsi reciprocamente, un condividere le cose essenziali che si hanno con sé. Questo aiuta a crescere in umanità. Camminando abbiamo attraversato luoghi meravigliosi, una natura incontaminata che riconcilia.

Attraversando questi luoghi si nota il contrasto tra la loro bellezza e i danni che provoca il comportamento di alcuni che non hanno alcun rispetto per la natura. La bellezza di questi luoghi aspromontani non può essere deturpata dal comportamento di quanti hanno scelto la via della criminalità mafiosa. Visitare di persona questi luoghi libera da tanti pregiudizi che col tempo si sono creati.

Il santuario della Madonna della Montagna di Polsi non ha niente a che vedere con la ‘ndrangheta e se taluni mafiosi si sono appropriati della sua immagine questo non è affatto segno di devozione e religiosità. Fare un pellegrinaggio al santuario di Polsi ha un valore profondamente religioso solo se ci si va per pregare, per convertire a Dio il proprio cuore e non si nutrono in cuor proprio sentimenti di odio o intenzioni criminali. Faremo di tutto perché nessuno si appropri di questo luogo con altri intenti. Il Superiore di Polsi, i tanti sacerdoti, i volontari che vi prestano servizio nel corso degli anni, le forze dell’ordine sono sinergicamente uniti per rendere questo luogo un’oasi di pace e di preghiera“.

Durante il pellegrinaggio è stato percorso un tratto del Sentiero Italia Cai. Cosa pensa di questo cammino che ha lo scopo di unire l’Italia in un grande abbraccio?

“È un servizio eccellente reso alla comunità e a quanti possono così godere di bellezze naturalistiche che diversamente non sarebbe assolutamente possibile vedere. L’Italia, e la Calabria in particolare, hanno delle bellezze che non tutti conoscono. Questi sentieri favoriscono percorsi di una bellezza unica. Il mio grazie va ai tanti amici del CAI che per solo amore verso la natura rendono percorribili sentieri altrimenti sconosciuti“.

Una iniziativa come quella di riscoprire la rete italiana di sentieri, può aiutare a dare nuova vita a zone d’Italia e comunità che contribuiscono a costituire la ricchezza del nostro Paese ma che rischiano di spopolarsi?

“Certamente. Abbiamo dei borghi meravigliosi che a causa del loro abbandono rischiano di morire. La conoscenza dell’ambiente che ci circonda e dei tanti centri storici una volta abitati fa apprezzare la nostra terra e le sue bellezze. Nello stesso tempo si afferma la cultura del rispetto dell’ambiente e di tutti i suoi valori”.

Vescovo di Locri, Sentiero Italia CAI

Questo è l’anno del turismo lento. I soci Cai hanno dato vita al Cammina Italia Cai, la staffetta che ha ripercorso il Belpaese lungo il Sentiero Italia. Che valore assume per l’uomo e la sua spiritualità il ritorno alla dimensione del camminare?

“È un modo di riconciliarsi con la natura. Troppo spesso violata. Sono tanti purtroppo che la maltrattano, l’abusano, la trascurano. Penso agli incendi estivi, all’inquinamento ambientale, alla dispersione dei rifiuti ovunque. Occorre adoperarsi in ogni modo per educare soprattutto i più giovani a vivere la natura, ad innamorarsi di essa”.

Sua Eccellenza ha confidato ai soci del Club Alpino di avere partecipato in passato a escursioni organizzate da sezioni locali. Come si è avvicinato al Club Alpino Italiano?

“Sono stato iscritto al CAI nella sezione di Castrovillari, dove sono stato parroco per tantissimi anni. Li avevo tanti parrocchiani iscritti al Cai, gente innamorata della montagna, appassionata, che ne conosceva ogni pericolo. Mi fidavo di loro quando andavo in montagna e mi sentivo sicuro. Ma dovevo resistere al loro ritmo. Mi invitavano sempre ad andare con loro.

Non dimenticherò mai una bella esperienza escursionistica vissuta con loro: la scalata della Marmolada, il monte più alto delle Dolomiti, raggiungendo la quota massima con i suoi 3343 metri di altezza, la cordata, i ghiacciai, i crepacci. Le tre cime di Lavaredo, le baite, i rifugi, sentieri interminabili ma meravigliosi. Quanti bei ricordi. La montagna crea una rete di amici che aiuta a vivere esperienze indimenticabili“.

 

Leggi  l’intervista a Picone Chiodo “Quando Sentiero Italia restituì ai calabresi l’Aspromonte”!

*Ringraziamo per le foto Pasquale Arbitrio e Alfonso Picone Chiodo