In questo lunedì 24 maggio diamo inizio alla Settimana Tematica Sentiero Italia CAI del mese di maggio, dedicata al tema della “montagna di mezzo”. L0 facciamo con un’altra intervista a un professionista: questa volta l’ospite è Alessandro Baù, atleta, Guida alpina e testimonial Montura

Chi è Alessandro Baù? 

Alessandro Baù oltre ad essere alpinista e Guida alpina è anche un ingegnere, un consulente aziendale nel settore outdoor e uno storyteller per conferenze alpinistiche e motivazionali.
A 14 anni inizia a scalare con suo papà (soprannominato l’”Uomo Roccia”), portando avanti in contemporanea gli allenamenti di pallanuoto. Quando intraprende il percorso di studi universitari in ingegneria, decide di lasciare definitivamente calottina e pallone per dedicarsi alle falesia e alle grandi pareti delle Dolomiti. Queste diventano per Alessandro una passione tanto forte da portarlo, otto anni fa, a dare le dimissioni da lavoratore dipendente per iniziare un nuovo capitolo della sua vita. Oggi Alessandro ha infatti deciso di dedicarsi a tempo pieno alle sue più grandi passioni come alpinista, Guida alpina e ingegnere freelance.

Foto di Claudio Migliorini

Alessandro, quale definizione daresti al concetto di “montagna di mezzo”?

“Penso ai luoghi dove pratico l’alpinismo che prediligo, quindi l’ambiente che conosco meglio. Mi spiego: non sono mai stato attirato particolarmente dall’alta quota, e, al tempo stesso, dal fondo valle. Pur frequentandolo assiduamente, non è il mio terreno di gioco preferito. Per alta quota non intendo solo le montagne di 8000 m, ma anche tutte quelle cime che permettono un alpinismo più classico con picca e ramponi. Ad esempio i 4000 m delle nostre Alpi, dove si fa uno sforzo prevalentemente aerobico. Io, al contrario, sono infatti stimolato dal terreno tecnico, impegnativo, verticale che molto spesso caratterizza il fondovalle. A questo però manca la maestosità e l’avventura che la montagna di mezzo offrono”. 

A tuo parere, quali sono le caratteristiche che dovrebbero spingere a esplorare l’ambiente montano della “montagna di mezzo”? Qual è il valore aggiunto che altri ambienti simili non posseggono? 

“Non credo ci siano delle caratteristiche assolute che spingano a esplorare la montagna di mezzo. Ognuno è libero di interpretare a proprio modo come vivere la montagna, dal fondovalle all’alta quota. Probabilmente questo è proprio l’aspetto più bello di questa passione: ognuno la interpreta a modo suo. C’è chi segue un sentiero già battuto e chi si avventura per strade sconosciute. Credo che l’importante sia divertirsi, staccare la spina dalla frenesia della vita quotidiana, prendere una bella boccata di ossigeno e ritornare più felici di prima alle solite routine”.

In che modo pensi che la tua professione possa contribuire a valorizzare la “montagna di mezzo”?

“Come Guida alpina, innanzitutto penso sia importante farla conoscere e insegnare a rispettarla. In montagna, un po’ come in tutti gli ambienti naturali, bisogna entrarci in punta dei piedi, limitando al massimo i segni del proprio passaggio. Chi viene dalla città ormai ha tutto a disposizione: ogni comfort, ogni esigenza soddisfatta. Mi piacerebbe riuscire a trasmettere l’idea che dobbiamo essere noi ad adattarci ai ritmi e ai luoghi e non viceversa. Senza voler stravolgere questi territori di modernità”. 

Con quali parole descriveresti, rispettivamente, il valore del fondovalle, della montagna di mezzo e, infine, del regno dell’alta quota? 

“Attribuirei a queste tre diverse aree, tre differenti caratteristiche: ludico, il fondovalle; tecnica, la montagna di mezzo; faticoso, il regno dell’alta quota”

La montagna di mezzo è quell’universo in cui si conservano ancora intatte molte tradizioni. Raccontacene una particolarmente interessante della tua zona.

“Penso al rapporto tra il rifugista e l’alpinista, al legame e al rispetto che si crea pur non conoscendosi. Purtroppo è una relazione che progressivamente si sta perdendo perché i rifugi dei nostri giorni diventano sempre più degli alberghi in quota. Ce ne sono pochi che curano l’essenzialità e il rapporto interpersonale. Il rifugio “vecchio stile” più autentico che abbia visto di recente è quello del Frey in Argentina, che consiglio perché bellissimo!”

Ringraziamo Alessandro per le sue parole e per aver riflettuto con noi sul tema della “montagna di mezzo”. Seguiteci sui canali Facebook e Instagram Sentiero Italia per scoprire i prossimi contenuti di questa settimana tematica del mese di maggio!