Il Sentiero Italia CAI sarà uno strumento utile per rilanciare i borghi in Calabria e in particolare per la “gente in Aspromonte”, parafrasando il titolo di un’opera dello scrittore Corrado Alvaro. Nel post-epidemia i sentieri e i borghi potrebbero diventare importanti per il rilancio del turismo in Italia. In attesa dunque di poter riabbracciare questi luoghi, li attraversiamo attraverso foto e racconti.

Le comunità di montagna del Sud, spesso a rischio spopolamento, potrebbero rappresentare delle miniere di bellezza da riscoprire. Tra queste realtà merita attenzione San Luca in Aspromonte. Un territorio bellissimo, nobilitato anche dallo scrittore Corrado Alvaro, ma che ha vissuto nel suo recente passato vicende brutte, legate alla ‘ndrangheta e alle sue faide sanguinose. Ora però, anche attraverso il Sentiero Italia CAI (vedi tappe: Gambarie-Polsi; Polsi-San Luca; San Luca-Pian di Zervò), questa comunità può guardare a un futuro diverso, costruito sui pilastri solidi della cultura e dello sviluppo sostenibile.

L’importanza del Sentiero Italia CAI

Gente in Aspromonte, Sentiero Italia CAI, Cai Aspromonte Reggio Calabria
Pellegrinaggio 13-09-19 sul Sentiero Italia CAI. Foto di Pasquale Arbitrio

Spiega il sindaco di San Luca, Bruno Bartalo: “Siamo un paese con pochissime vie di comunicazione. Il Sentiero Italia CAI è per noi un modo per uscire dall’isolamento. Tanta gente attraversa questo cammino e si può immaginare quanto ne siamo contenti. Finalmente siamo attraversati da una grande via di comunicazione, che ci permetterà, attraverso lo scambio con persone che provengono da tutto il mondo di ampliare i nostri orizzonti e trarne arricchimento culturale”.

Anche il Vescovo Francesco Oliva della diocesi Locri-Gerace, di cui fa parte San Luca, in una precedente intervista pubblicata sul nostro blog, aveva esaltato questa funzione del Sentiero Italia CAI e dell’attività dei soci del Club alpino italiano: “È un servizio eccellente reso alla comunità e a quanti possono così godere di bellezze naturalistiche che diversamente non sarebbe assolutamente possibile vedere. (…) Il mio grazie va ai tanti amici del Cai che per solo amore verso la natura rendono percorribili sentieri altrimenti sconosciuti (…). Abbiamo dei borghi meravigliosi che a causa del loro abbandono rischiano di morire. La conoscenza dell’ambiente che ci circonda e dei tanti centri storici, una volta abitati, fa apprezzare la nostra terra e le sue bellezze. Nello stesso tempo si afferma la cultura del rispetto dell’ambiente e di tutti i suoi valori”.

La storia del Sentiero in Aspromonte

Gente in Aspromonte, Sentiero Italia CAI, Cai Aspromonte Reggio Calabria
Il Vescovo Francesco Oliva e Picone Chiodo sul Sentiero italia CAI durante il pellegrinaggio – Pasquale Arbitrio

Figura centrale per la scelta di far passare il Sentiero Italia CAI dall’Aspromonte è stato Alfonso Picone Chiodo. Lo dice anche il sindaco: “Gli siamo grati. Si è sempre interessato a noi, al nostro territorio”. Picone Chiodo, storico socio del Cai, iscritto alla sezione Aspromonte Reggio Calabria, ha molto insistito perché il Sentiero Italia attraversasse queste terre: “Inizialmente si pensava che il Sentiero dovesse andare dritto verso il Nord. Farlo passare da questa zona comportava una piccola deviazione. Le nostre ragioni poi hanno prevalso. Il cammino ci ha guadagnato molto perché è diventato uno strumento per arricchire queste terre, per strapparle ai pregiudizi, alla cattiva fama legata a organizzazioni criminali e sequestri”.

Una passione nata fin da giovane, quella di Picone Chiodo: “Eravamo un gruppo di studenti inconsapevoli della sfida sociale che stavamo lanciando. Complici erano i nostri maestri. Tra loro il professore Domenico Minuto di Reggio Calabria, noto per il suo impegno negli studi del periodo bizantino. All’epoca in ambito scientifico erano note le potenzialità naturalistiche e storiche del territorio. Adesso queste potenzialità si sono diffuse tra la gente anche grazie alla nascita del Parco nazionale dell’Aspromonte. La sfida è far capire che quest’area protetta non è solo fonte di vincoli, ma anche di opportunità. Necessario è fare rete tra le realtà e le forze migliori del territorio per raccoglierne i frutti”.

Corrado Alvaro

Gente in Aspromonte
Gente in Aspromonte, copertina

Il rilancio di San Luca passa attraverso la riscoperta di Corrado Alvaro, giornalista, scrittore e poeta nato nel borgo calabrese nel 1895. Figura che ha dato grande lustro alla città. Basta pensare che una delle sue opere più famose è la già citata “Gente in Aspromonte”. Lo stesso Sentiero Italia CAI passa accanto all’abitazione di Alvaro. Così lo scrittore, che fu tra i firmatari del manifesto degli intellettuali anti-fascisti di Benedetto Croce, raccontava questa terra, sottolineando l’importanza dei sentieri per questo popolo:

“Nella piazza ballano, suonano, cantano notte e giorno, notte e giorno tuonano i boschi, alla fine sono diecimila, quindicimila persone che non fanno altro in quella valle stretta; l’eco ha un gran daffare a ripetere tutto quello strepito inestricabile, e fa un lungo fragore confuso. I sopraggiunti vedono e sentono la festa dalle terrazze sui monti, la valle che brucia come un vulcano e vi si buttano dentro col loro rumore. Hanno fatto strade lunghe e difficili, di sei o sette ore. Pare che il Governo aprirà una strada strategica da un versante all’altro, per tutto l’Aspromonte, dove era già una strada militare romana; ma intanto si va per il sentiero a mezza costa, spesso non più largo di due palmi, su burroni profondi dove le acque strillano da stordire” – Corrado Alvaro, Polsi nell’arte, nella leggenda, nella storia, 1912

Ripartire dalla cultura

Il sindaco è stato per esempio per anni impegnato nella Fondazione Corrado Alvaro. L’ente è un centro studi fondato alla fine del secolo scorso dal comune di San Luca, la regione Calabria, l’amministrazione provinciale di Reggio Calabria e l’Università della Calabria. Il suo scopo è valorizzare la memoria dello scrittore calabrese. È stato istituito anche un premio in suo onore. “Molti studenti si recano a San Luca proprio per studiare questo autore. Manca però una foresteria che li ospiti. A mio parere sarebbe importante creare una ‘Casa della cultura’. Per realizzarla stiamo partecipando a un bando. Bisogna puntare proprio sulla cultura per dare un futuro diverso ai giovani di San Luca”.

Riappropriarsi della Madonna di Polsi

Gente in Aspromonte, Sentiero Italia CAI, Cai Aspromonte Reggio Calabria
Pellegrinaggio 13-09-19. Al centro il Vescovo Francesco Oliva. Foto Pasquale Arbitrio

Nel territorio di San Luca si trova poi il santuario della Madonna di Polsi. Per sottrarre l’edificio, ai pregiudizi arrecati a causa della ’ndragheta, il Vescovo Francesco Oliva ha organizzato lo scorso 13 settembre un pellegrinaggio il cui percorso coincideva con il Sentiero Italia CAI. Una testimonianza che aveva come scopo quello di restituire ai fedeli questo importante pezzo di territorio: “Il santuario della Madonna della Montagna di Polsi non ha niente a che vedere con la ‘ndrangheta e se taluni mafiosi si sono appropriati della sua immagine questo non è affatto segno di devozione e religiosità”, spiegava il vescovo.

Santuario e tradizioni

Gente in Aspromonte, Sentiero Italia CAI, Cai Aspromonte Reggio Calabria
Riti tradizionali al Santuario della Madonna di Polsi, foto di Alfonso Picone Chiodo

Del santuario parla anche Edward Lear: “Senza dubbio Santa Maria di Polsi è una delle più notevoli scene che io abbia mai visto; (…) è situato in alto sopra il grande torrente, che viene giù dalla vera cima dell’Aspromonte, la cui alta vetta (Montalto) è il tetto e la corona del paesaggio. Al livello del monastero, da questa altezza, appaiono serie di alberi ricchi di bellissime foglie, intervallati da verdi radure, e giù in fondo massicci gruppi di castagneti, di neri lecci, di scure querce in successione e, alla cima di tutto le pinete. Il carattere dello scenario è sorprendente, le rupi boscose da sinistra a destra lo chiudono come le quinte di un teatro; poiché nessun altro edificio è in vista, l’incanto e la solitudine in questo luogo sono completi”.

Sull’origine del Santuario gli studiosi sono discordi, è certo comunque che venne rifatto nel 1700. L’edificazione sarebbe stata motivata da un evento miracoloso”, spiega Alfonso Picone Chiodo. Poi ci racconta l’importanza di questo luogo per la comunità, dipingendo un quadro che sembra provenire da lontano: “È molto forte il legame tra le popolazioni aspromontane e questo luogo, quasi come tra i musulmani e la Mecca. Ormai da alcuni secoli, dalla Calabria e dalla Sicilia, giunge un gran numero di devoti. Tra il 30 agosto e il 2 settembre, quando ricorre la festa, si arriva anche a 50.000 presenze. L’anfiteatro naturale in cui è posto il Santuario si trasforma in un enorme calderone di grida, canti, balli, odori, gesti, colori. Tutto ciò trasporta il visitatore in un’atmosfera da rito primordiale. Enormi fuochi vengono accesi. Poi sulla brace, con paziente maestria, si arrostiscono chili e chili di carne. Il pranzo pantagruelico è uno dei riti del pellegrinaggio a Polsi”.

(A proposito di tradizioni dell’Apromonte leggi anche qui)

Pietra Cappa

Gente in Aspromonte, Sentiero Italia CAI, Cai Aspromonte Reggio Calabria
Aspromonte, Pietra Cappa, Foto di Alfonso Picone

Importante è poi il monolite di Pietra Cappa al confine con il territorio di Carreri. Questa roccia dalla forma suggestiva è considerata la regina, il simbolo dell’Aspromonte. Secondo Picone Chiodo il suo toponimo originario nel Medioevo era “Pietra Cauca”, che sta a indicare pietra vuota, scavata e noterete infatti com’è singolarmente erosa dagli agenti atmosferici”. Poi però aggiunge: “Il toponimo non riguarda solo Pietra Cappa, ma l’intera zona circostante dato che numerose, anche se più piccole, sono le rocce con grotte ed anfratti tanto da richiamare alla mente i paesaggi della Cappadocia. E fu proprio dall’Oriente che, nell’alto medioevo, arrivarono a rifugiarsi in tali grotte numerosi eremiti basiliani – monaci che si ispiravano alla regola di San Basilio -. Una civiltà di chiese minuscole, costruite con materiali poveri ma sempre di fattura pregevole che sembra vogliano confondersi con la natura circostante”.

Alcuni di questi misteriosi luoghi di culto vengono descritti dall’autorevole socio Cai: “Nelle rocce San Pietro sono ancora visibili i giacigli degli asceti scavati nella viva pietra. Ai piedi di Pietra Cappa, poi, si trovano i ruderi della chiesa di San Giorgio. San Giorgio era una chiesa lauritica, cioè un punto di riferimento per i monaci che vivevano nei dintorni e vi si riunivano per le funzioni liturgiche. Aveva, inoltre, un pavimento in marmo policromo. Smontato nel 1936, ora è conservato al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. C’erano anche molte colonne, alcune delle quali ancora tra i ruderi mentre altre furono portate al santuario di Polsi”.

Il futuro

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San Luca vista da lontano, foto di Alfonso Picone Chiodo

Una realtà dunque ricca. Affascinante. Suggestiva. Da riscoprire. Una comunità che ha subito l’onta per la presenza di gruppi criminali. Il Cai e il Sentiero Italia però già negli anni Novanta hanno teso una mano alle forze migliori di questo paese, che oggi può provare a costruire un futuro nuovo per le “genti in Aspromonte”.

Leggi anche l’articolo sul borgo di Leonessa!