Cambiare tutto per non cambiare nulla. Per l’emiliano Renato Frignani, che con il suo Pulce risale la Penisola a piedi, Natale è come gli altri giorni: è la famiglia a raggiungerlo sul cammino, non lui a staccare per la Festività

Ciao Renato, buon Natale! Dove sei?
“Buon Natale a voi, grazie. Sono nella zona della Paganella, non lontano da Caldonazzo. Vedo il sole!”

Non è un particolare di poco conto, quello del sole. E Renato Frignani, “correggese di Carpi” (origine e domicilio), lo spiega.

“Ogni stagione ha la sua peculiarità per chi cammina – spiega – e anche l’inverno offre scorci senza dubbio molto belli, per esempio le cime innevate. Però, credetemi, non è così facile camminare per molte ore del giorno senza la luce del sole. Un po’ lo dico per l’aspetto umorale, senza il sole mi incupisco, molto per una pura questione pratica.
Il sole tramonta, oppure è coperto dalle cime dei monti… camminare all’ombra per quasi tutto il giorno vuol dire fare i conti con il freddo. Che si sente”.

Ha abbassato la quota della sua marcia, Renato. Questo ha voluto dire abbandonare Sentiero Italia CAI “per optare per le strade militari. Non potevo fare altrimenti, non ero nè attrezzato nè sicuro per poter affrontare sentieri sopra i duemila metri. Ma con Sentiero Italia CAI mi ricongiungerò, più avanti”.

Natale senza la famiglia? No. Renato Frignani fa un po’ come il profeta. La montagna non va verso di lui e allora lui, pardon, i suoi parenti, lo raggiungono in montagna.

“Ho trovato per loro un appartamentino a Caldonazzo, qui ci ritroveremo per stare insieme nel giorno di festa”.

C’è un regalo simbolico che il CAI ti ha fatto…

“Se ti riferisci all’attenzione che mi presta, sì, hai colto nel segno. Mi seguono, quelli delle sezioni del CAI, qualcuno da vicino e in particolare: mi sento come “monitorato”, tutelato. Per esempio c’è un socio del CAI Morbegno, si chiama Oscar Del Barba, mi segue da giorni. Capita da Sondrio ormai, è una specie di angelo custode che cerca di agevolarmi contattando persone nei luoghi dove ho deciso di fare posto tappa. Per esempio a Edolo sono stato ospite della Stazione Operativa di Soccorso Alpino e li ringrazio molto perchè sono stato bene. Ma c’è dell’altro, se parliamo del CAI”.

Dimmi.
“Continuano a chiamarmi e a chiedermi come sta andando da diversi posti, sono persone che ho incontrato strada facendo. Amici nel senso pieno della parola: mi chiamano dalla Sicilia, dall’Umbria, dal Piemonte. In questi giorni sono stato raggiunto da un amico che già aveva diviso con me il cammino in Basilicata, si chiama Marco Siena“.

Tutti a chiedere come va e a chiedere anche del fedele compagno di Renato nell’avventura, ormai dall’Aspromonte. Parliamo di Pulce 
(con Renato nella foto di apertura).
“Che è cresciuto, ovviamente, da quando lo trovai smagrito e abbandonato nei rifiuti. Ora pesa 30 chili, sente il bisogno di “fare la guardia” quando monto la tenda, scandisce a volte le distanze che dobbiamo percorrere, e non nascondo che spesso condizioni le mie scelte. Come? Limitandomi nelle mie intenzioni di camminare. Ma devo tenere conto di lui, quando piove e fa freddo, per esempio”.

Non resta che formulare di nuovo i migliori auguri a Renato e a Pulce, auspicando che abbiano giornate di sole “sopra” i loro alberi di Natale naturali, aspettandoli nuovamente su Sentiero Italia:

“In Friuli certamente capiterà”, dice Renato. “Se tutto va come deve andare, a febbraio completerò questa mia lunga avventura”.

 

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