Franco Faggiani e Franz Rossi sono gli autori del settimo volume delle Guide ufficiali Sentiero Italia CAI, quello che da Colle di Cadibona porta a Ceresole Reale. 

I due camminatori ci hanno raccontato dettagli, difficoltà e situazioni vissute durante quest’esperienza di cammino e di scrittura, che ha permesso loro di collaborare e rafforzare ancor di più quel forte legame che li lega da tempo.

Ogni autore ha percorso un tratto del Sentiero Italia CAI valutando lo stato dei sentieri e della segnaletica, individuando punti di interesse, di ristoro, di approvvigionamento d’acqua e tracciando il percorso.

Franz e Franco, raccontateci come avete organizzato la vostra avventura…

Franz: “Quando vado in montagna, di solito, viaggio leggero. E non mi riferisco tanto allo zaino, quanto alla possibilità di tagliare i ponti con il resto del mondo (insomma: telefono spento e seguo le intuizioni del momento). Questa volta ero preoccupato dal ‘bagaglio tecnologico’. Avevo telefono, tracker gps, macchina fotografica e persino il pc. Era un modo nuovo e diverso di viaggiare, ma alla fine ha funzionato tutto benissimo“.

Franco: “Non ho avuto un gran da fare nell’organizzazione perché ho attraversato territori che comunque già conoscevo, specie in Piemonte. Ho poi avuto il sostegno materiale di mia moglie Manuela, che mi ha accompagnato in diversi tratti e questo ha reso più facile sia il cammino sia la realizzazione delle fotografie. In alcune tappe mi ha anche preceduto in macchina ai punti di arrivo e questo mi ha permesso di viaggiare con lo zaino leggero – tenda e materiale pesante rimanevano nel portabagagli – e anche di potermi spostare in auto a fine tappa per cercare nei dintorni, nei momenti di maltempo, più confortevoli posti di sosta. Nei giorni utilizzati per percorrere i sentieri ho infatti trovato rifugi, agriturismi e altre strutture quasi tutte chiuse per il Covid”.

Tutti gli autori scelti sono appassionati trekkers e al contempo scrittori: una doppia identità che sicuramente vi ha esposti a difficoltà e soddisfazioni di diversa natura.

Qual è stato il momento più difficile lungo il cammino? Quello più bello?

Franz: Momenti difficili non ce ne sono stati. Forse il primo giorno, quando dovevo ancora prendere il giusto ritmo. Oppure l’ultimo weekend, quando le previsioni davano neve e io dovevo ancora fare un passaggio in quota. Ma erano tutte preoccupazioni mentali, non reali. Il momento più bello era la sera. Prima di cena, al rifugio, mi sedevo e buttavo giù la traccia del percorso fatto nelle ore precedenti ed iniziavo a studiare cosa mi sarebbe aspettato il mattino dopo. Erano momenti magici, che finivano in bellezza quando il gestore mi chiamava per la cena”.

Franco: “Non ricordo momenti difficili, ma momenti faticosi sì. Ma sono sempre dovuti a ingranaggi mentali. L’idea di dover partire, magari sotto la pioggia, per infilarsi nelle nuvole e non vedere niente e sobbarcarsi oltre mille metri di dislivello positivo e altrettanti in discesa tra le pietraie non è mai allettante. Questo vale però fino al momento di muovere il primo passo. Poi, quando si entra in azione, tutta la pigrizia svanisce e tornano il buonumore e l’energia, sotto qualsiasi clima.

Il momento più bello? L’arrivo alla fine dell’ultima mia tappa, a Ceresole Reale. Non perché avessi finito di camminare, anzi, ne avevo già nostalgia, ma perché dal giorno dopo avrei iniziato a scrivere e a raccontare agli altri il mio viaggio. Scriverlo è stato come averlo fatto una seconda volta selezionando le emozioni”.

Com’è stato lavorare in un team ‘remoto’ in un momento storico così strano? Che cosa vi ha lasciato questa collaborazione?

Franz: Con Franco c’è una collaborazione che viene da lontanissimo. Abbiamo fatto davvero molte cose assieme e sono certo che ne faremo ancora molte. Noi due ci intendiamo alla perfezione. Persino  nella scelta di dividerci le tappe e percorrerle in solitaria. Siamo come due orsi che amano ritrovarsi di tanto in tanto, durante le tappe dei loro cammini. E poi abbiamo scoperto che molti degli aspetti che abbiamo sottolineato nei nostri resoconti si somigliavano tantissimo: una prova in più che la nostra squadra funziona”.

Franco: “Ho in realtà lavorato da solo, per scelta e vocazione. Non ho mai voluto usufruire di sostegni esterni o accompagnamenti ufficiali. Questo per riuscire a mettermi meglio nei panni di un escursionista che percorre il Sentiero Italia da solo o in coppia e se la deve cavare senza gli esperti del posto a disposizione. Naturalmente sapere di avere alle spalle l’organizzazione del CAI nazionale e delle sezioni locali e la squadra di Idea Montagna mi ha ampiamente rassicurato. Sapevo che se avessi avuto bisogno, si sarebbero subito attivati per risolvere gli eventuali intoppi. Che per fortuna non ho avuto. Sono stato molto felice di aver condiviso il tracciato e il volume con Franz Rossi, perché siamo in sintonia da anni, ci conosciamo e ci frequentiamo da tempo e abbiamo già fatto molte cose insieme”.

La cosa più bella che avete trovato lungo il Sentiero? E quella più importante che avete scoperto di voi stessi?

Franz: “Sono partito da Garessio con poche aspettative, temevo il primo tratto di bassa montagna ma alla sera ero entusiasta. Devo dire che il tratto di Sentiero Italia che ho percorso mi ha sorpreso ogni giorno e questo, considerando quanto io abbia già girato per monti, è stato davvero bello. Vorrei poter dire che ho avuto un’epifania, che mi sono scoperto diverso, ma la verità è che ho ricevuto solo conferme. Ho scelto di vivere in montagna perché in montagna ho trovato il mio equilibrio e questo lungo trekking mi ha confermato, una volta in più, che ho scelto bene”.

Franco: “Mi hanno molto entusiasmato gli incontri occasionali con le persone, lungo i sentieri o nelle borgate. Con alcune mi sono rivisto anche successivamente. Chi va in montagna ha sicuramente una marcia in più rispetto a chi non ci va e ha sempre qualche storia straordinaria da raccontare. Da qualche anno, per mestiere, scrivo libri, romanzi soprattutto, e “rubare” le storie degli altri, per poi magari riproporle in forma narrativa, fa parte del mio bel gioco. Non ho condotto grandi viaggi introspettivi, ormai mi conosco e questa conoscenza deriva proprio dal fatto che ormai sono decenni che attraverso boschi e vallate il più delle volte da solo. L’esperienza mi ha dato, nel tempo, una certa sicurezza – che si traduce in prudenza – e una certa malizia. Riesco a prendere buone decisioni quando sono nella natura. Dunque, durante questa esperienza, non sono andato alla scoperta di me stesso. Ho comunque avuto la conferma che camminare in montagna, percorrere lunghe distanze, scoprire posti che magari già conosco ma da una prospettiva diversa, mi piace sempre moltissimo e sono subito pronto a ripartire. Il cammino non finisce mai“.

Qual è la vostra Tappa preferita del tratto di Sentiero percorso? Perché?

Franz: “Userei una celebre battuta: ‘Il mio tratto preferito è il prossimo, quello che devo ancora percorrere’ . Ma, a parte le battute, mi sono innamorato di alcuni scorci all’interno del Parco delle Alpi Marittime. E se devo proprio sceglierne uno, direi che è la salita al colle di Fenestrelle dal rifugio Ellena Soria. L’ho fatta nel tardo pomeriggio, con una luce magica, circondato da camosci e stambecchi. Un’esperienza che definisco, senza timore, ‘religiosa'”.

Franco:La tappa che va da Usseaux, in Val Chisone, al rifugio Arlaud, affacciato sulla valle di Susa. Per l’ambiente che varia in continuazione e per i panorami ampi che si possono vedere dal Colle dell’Assietta; per l’attraversamento, in lenta discesa e dunque comodo, di tutto il Gran Bosco di Salbertrand che è un prezioso paradiso naturalistico; ma anche per la gentilezza e l’accoglienza familiare, ma al tempo stesso a cinque stelle, al rifugio Arlaud, dal quale si fa sempre fatica a ripartire.

Pensando ai tratti che saranno descritti dai vostri colleghi nei prossimi volumi, quale vi piacerebbe percorrere? 

Franz: “Ho visto alcune foto dei nostri colleghi autori (abbiamo un gruppo what’s app in cui condividiamo le esperienze) e sono molto tentato dalla Sardegna. E poi ho un conto aperto con il Gran Sasso. Insomma: prua verso sud” .

Franco: “Appena consegnati i testi di questo volume sono andato a percorrere alcuni tratti del Sentiero Italia nei Monti della Laga, tra Lazio, Marche e Abruzzo. Sono monti bellissimi, selvatici e poco noti, forse perché sono stretti tra le più gettonate dorsali dei Sibillini e del Gran Sasso. Ci tornerò in autunno”. 

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Il volume 7 è disponibile sul CAI store al link e nelle librerie specializzate.