“Il Sentiero Italia diventa una rete di persone”
Intervista a Marco Pietripaoli, ideatore del progetto “Ritmo dei passi”
Per Marco Pietripaoli il Sentiero Italia CAI non è soltanto un lungo itinerario escursionistico. È uno spazio dove la montagna incontra il volontariato, l’educazione, la sostenibilità e le comunità locali. Da questa visione è nato „Ritmo dei passi“, un progetto che ogni anno percorre una o due regioni del SICAI coinvolgendo associazioni, giovani, enti locali e cittadini in un cammino collettivo.
Promosso insieme a CAI, AGESCI, CSVnet e ASviS, „Ritmo dei passi“ è oggi una rete nazionale che unisce il piacere del cammino con l’impegno sociale e la valorizzazione dei territori.
Marco, raccontaci qualcosa di te. Come nasce il tuo rapporto con la montagna?
«Ho 66 anni, vivo tra Sesto San Giovanni e Milano, sono sposato, ho due figli e una nipotina. Sono socio del CAI e dell’AGESCI e, dopo una lunga esperienza professionale nel CSV di Milano, continuo a dedicare molto tempo al volontariato.
Mio padre mi ha insegnato ad andare in montagna quando avevo dieci anni e con mia moglie abbiamo trasmesso la stessa passione ai nostri figli. Per me la montagna è un ambiente bellissimo e profondamente umano, dove le difficoltà avvicinano le persone e rafforzano le relazioni.»
Qual è il tuo percorso sul Sentiero Italia CAI?
«Ogni anno percorro una tratta del Sentiero Italia tra giugno e luglio. Nel 2024 ho attraversato tutto il Friuli Venezia Giulia, da Muggia al Rifugio Calvi. Nel 2025 ho proseguito tra Belluno, Bolzano e Trento fino al Passo Gavia. Quest’anno ripartirò proprio dal Passo Gavia per raggiungere Luino seguendo la variante nord della Lombardia.
L’obiettivo è completare l’intero Sentiero Italia nell’arco di una decina d’anni, utilizzando rifugi, bivacchi, ospitalità e, quando necessario, anche la mia autonomia.»
Cosa ti ha colpito maggiormente delle comunità che hai incontrato?
«Le parole che mi vengono subito in mente sono umanità, laboriosità, accoglienza e curiosità. Nelle aree interne ho incontrato persone che non vivono con rassegnazione, ma con il desiderio di costruire relazioni e prendersi cura del proprio territorio.
Mi ha colpito anche la capacità di organizzazione sociale: associazioni, cooperative, volontariato, domini collettivi e tante iniziative dedicate alle persone più fragili. Se dovessi riassumere tutto in una parola direi fraternità.»
Come nasce l’idea di trasformare il Sentiero Italia in un progetto collettivo come „Ritmo dei passi“?
«L’idea nasce dall’incontro tra le mie esperienze nel CAI, nell’AGESCI, nel volontariato e dalla sensibilità verso i temi della sostenibilità.
Mi sono accorto che tante organizzazioni presenti sugli stessi territori spesso non dialogavano tra loro. Così ho immaginato un progetto capace di creare occasioni di collaborazione. Attraverso il cammino si sono costruite relazioni, fiducia e piccoli percorsi di lavoro di rete che spero possano continuare anche oltre il progetto.»
Coinvolgere territori e associazioni lungo tutto il Sentiero richiede molto lavoro. Qual è stata la risposta?
«È sicuramente la parte più impegnativa. Ogni anno il progetto nasce quasi da zero: mesi di incontri, telefonate, progettazione condivisa e organizzazione degli eventi.
Nei primi due anni abbiamo realizzato ventidue iniziative che hanno coinvolto oltre cinquecentocinquanta persone e quest’anno ne sono previste altre quindici. La risposta è stata superiore alle aspettative. La soddisfazione più grande, però, resta ciò che accade spontaneamente lungo il cammino: incontri e momenti che nessuno aveva programmato e che solo la montagna sa regalare.»
Hai scelto di percorrere una o due regioni all’anno. Perché?
«Perché questo ritmo mi permette di conoscere davvero i territori. Non solo la geografia, ma anche la loro storia, le persone, le tradizioni e le comunità.
Così il Sentiero Italia diventa un’esperienza non solo fisica, ma anche culturale e sociale. Mi permette di scoprire un’Italia straordinaria, fatta di luoghi poco conosciuti che meritano di essere valorizzati senza trasformarsi in destinazioni di turismo di massa.»
Quale messaggio vorresti lasciare ai giovani che parteciperanno alle prossime tappe?
«Vorrei dire che la montagna è davvero per tutti. Ognuno può scegliere un percorso adatto alle proprie capacità, purché la affronti con rispetto e consapevolezza.
La montagna insegna a progettare, ad assumersi responsabilità, a prendersi cura di sé e degli altri. Camminando impariamo ad ascoltare il nostro corpo, i nostri pensieri, i nostri compagni di viaggio e il territorio che attraversiamo. Siamo fatti per camminare, superare ostacoli ed esplorare nuovi orizzonti.»

Dove seguire il progetto „Ritmo dei passi“
- Sito ufficiale: www.ritmodeipassi.it
- Facebook: Ritmo dei passi
- Instagram: Ritmo dei passi
Sul sito del progetto sono disponibili il diario quotidiano del cammino, la rassegna stampa, gli eventi organizzati nei territori e il documento „Dieci passi sostenibili per camminare in montagna“, dedicato a un modo responsabile e consapevole di vivere il Sentiero Italia.