Terra! gridò dalla caravella la vedetta di Cristoforo Colombo in cima all’albero maestro. Renato Frignani – il solitario giovane emiliano che sta risalendo l’Italia a piedi attraverso il Sentiero Italia CAI – spiega che più o meno prova la stessa emozione quando lascia un percorso naturale e intravede dei tetti, un luogo abitato, una semplice casa di campagna.

Dove sei oggi (16 luglio ndr), Renato?
“Sono sopra Acerno – dice con la solita voce ferma Renato Frignani  (l’operaio correggese che ha lasciato la fabbrica per fare il solitario camminatore alle prese con la Risalita di Sentiero Italia CAI)  – ma è un momento un po’… così, devo fare i conti con le nuvole, con la pioggia, ma soprattutto con un vento che a volte ti sferza duramente. Sono tre giorni che questo clima pazzo mi costringe a vedermela con temporali e cieli cupi. Fa freddo. Comunque mi dirigo verso i monti Lattari. Non mi fermo. Certo, i dubbi mi fanno compagnia, ma se non li avessi non sarebbe normale”.

Già, la normalità. Come può essere diversa da persona a persona la sua percezione.
“Mi ha intervistato un giornale locale di recente – racconta Renato – e così la mia figura “social” è diventata più popolare. Mi capita così di leggere su di me i commenti più disparati, non mancano le persone che mi criticano aspramente, persino con cattiveria a volte. Ognuno ha diritto di vivere la vita come vuole. C’è quello che mette via i soldi giorno dopo giorno per comprarsi il suv, chi la moto, chi come me ha fatto una scelta diversa. Rispetto le loro, e loro rispettino le mie”.

Poi entra ancor di più nell’argomento.
“Da quando sono bambino, l’avventura ha sempre esercitato su di me un’attrazione particolare. Dei campeggi parrocchiali, dove tutto è cominciato, ricordo che avevo 11 anni e mi portavo lo zaino più pesante e capiente. Gli altri mi chiedevano il perché. Perché per me era un’avventura e come tale mica sai cosa potesse accadere. Certo, quelle erano avventure di pochi giorni, o di un giorno solo: ma per me era già un calarmi nella parte con tutto me stesso. Crescendo, questa passione è diventata un’esigenza. Cui si è aggiunta un’altra considerazione”.

Quale, Renato?
“Ho sentito il bisogno di allontanarmi dal concetto generico di “turismo”. Le vacanze uguali per tutti non fanno per me. Ho cominciato a viaggiare con altre modalità. La considero una personale evoluzione di pensiero. Ho cominciato a scorrazzare in scooter, poi ho continuato in auto, ma poi ho sentito fortemente il bisogno di cambiare. E allora la bici. E poi le mie gambe. Un’evoluzione perché mi fanno star bene con me stesso”.

Una condizione che ha bisogno del sostegno degli affetti, non trovi?
“E io ho questi appoggi, incondizionati. Sono fortunato, certo. Perché mio padre, mia madre, mia sorella hanno fiducia in me, non hanno mai posto dei limiti a questa mia passione. Ci sentiamo per telefono, mi chiedono come sta andando, li ho abituati a questo figlio o fratello grande e grosso che parte e affronta l’ignoto”.

Un modo per “viaggiare” anche all’interno di sé stessi…
“Diciamo che sei in compagnia dei tuoi umori, dei tuoi stati d’animo. La paura?  Guai se non ci fosse. Le emozioni forti sono la benzina per andare avanti. Come quando ho trovato Pulce. Sì, è un cammino in solitario ma anche un cammino interiore. Io lavoro su di me.”

Ogni incontro diventa importante.
“Ti faccio un esempio: ho incontrato Alessandro, ha 31 anni, ha lasciato la Germania dove la sua famiglia era emigrata per lavorare – e lui è nato – ed è tornato su questi monti. Fa il pastore per passione ma ha messo assieme una splendida macchina organizzativa, cani compresi (ride ndr.). E’ un’altra figura importante che si aggiunge alle belle persone che finora ho incontrato. Un altro caso: ora sono ospite di un agriturismo e mi trattano come uno di famiglia”.

Insomma, il viaggio in solitaria lungo il Sentiero Italia Cai continua, Pulce cresce, e gli indugi sembrano in parte fugati…
“Quando tornerò a casa ne avrò di cose da raccontare! – esclama Renato –  E poi che ne esca una favola per i bambini, il racconto da fare nelle scuole o un documentario da vendere agli stranieri, o ancora una guida per affrontare a piedi l’Italia o la storia di un ragazzo semplice che ama questo genere di avventura, non lo so: di sicuro vorrò raccontare lo stupore di chi cammina nella natura ala scoperta del nostro meraviglioso Paese e della meravigliosa gente che lo abita”.

 

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