E’ un uomo “leggero”, nell’accezione migliore del termine, il bolognese Alessandro Geri, referente nazionale del progetto di recupero del Sentiero Italia CAI, quando si affaccia sulla terrazza di San Pellegrino in Alpe dove la linea telefonica “prende”.

Uno strappo alla regola, in fondo, rispondere alla nostra chiamata e poi richiamarci; una “violazione” rispetto a ciò che la natura incontaminata d’alta quota impone. Il silenzio delle telecomunicazioni, il silenzio che fa dimenticare ciò che una nota réclame degli anni passati chiamava “il logorio della vita moderna”. Deliziosa la leggerezza, cantava Giorgio Gaber…

“Questa terrazza sulle Apuane – dice con partecipazione emotiva Alessandro Geri – mi regala, in questo momento, mentre parlo al telefono,  un cielo il cui profilo sembra intagliato su un cartoncino nero. In lontananza c’è il cielo che lampeggia.
Il mio auspicio è che possa piovere stanotte,  in modo che domattina la temperatura sia un po’ più clemente con chi ha deciso di camminare.
Le gambe mi fanno un po’ male, a fine giornata, colpa dell’età. Ma sai cosa ripaga questa fatica? La grande bellezza. Ho visto cose che davvero scaldano il cuore”.

Ha voglia di raccontarle, Alessandro. In questi giorni ha camminato sul sentiero dopo i lupi (“ci sono segni evidenti, e molti, del passaggio del lupo. Ma non scrivere che l’ho visto perché non è vero”), ma non c’è solo il segno della fauna selvatica a spiegare la vita che vigila, osserva, domina la natura di questi luoghi, con una presenza forte ma discreta.

“Il caldo è bestiale – continua Geri – ma ho visto cose emozionanti che non dimenticherò. Come un prato intero, una distesa sconfinata di aquilegia viola. E’ un fiore raro, ha una fioritura breve, non è facile vederne un prato intero.

E poi?
“Poi anche il giglio martagone (una Liliacea spontanea a forma di turbante, raffigurato qui a fianco) e lo considero un altro dono, perché anche questo è un fiore raro.

Sono stati i miei incontri ravvicinati significativi ed emozionanti, in un luogo di per sé già fascinoso. Perché il contrasto tra la Apuane da un lato, con il loro caratteristico colore bianco, e l’Appennino settentrionale dall’altro, cromaticamente caratterizzato dall’arenaria grigia e dal verde della natura, offre di per sé panorami stupendi”.

Domani Geri scenderà a passo radici per l’ennesima tappa.
“Non siamo in venticinque – dice – come avrei auspicato, perché non ho avuto le attese adesioni. Un errore di valutazione, il mio. Ma non sono mai solo. Cammino con amici di diverse sezioni, sempre differenti, di tappa in tappa. Alla prima mi hanno fatto compagnia quindici amici del Cai Modena; all’Abetone si è aggregato un signore, gli abbiamo ovviamente dato il nostro benvenuto, io e Vinicio (Ruggeri, il presidente del CAI ER uscente ndr.). A Lago Santo abbiamo dato il benvenuto a due soci sassolesi; oggi si è unito il presidente del CAI Barga e esponenti del Cai di Pavullo. Domani farò in solitario un quarto d’ora di cammino da qui a San Pellegrino in Alpe fino a passo Radici. Da lì partirò, probabilmente con mio figlio fino a Cerreto, e chissà con chi altro. Ogni sezione ha fatto da tam tam tra i soci. Non sono solo mai”.
Bilancio positivo quindi?
“Certamente, come vuoi che sia? – ride –  Malgrado la fatica, il peso dell’età, come ho detto la bellezza di questi luoghi ripaga pienamente. Vale “il prezzo del biglietto”. E poi, se mi permetti…
Certo che sì
“… Chiunque affronti un’esperienza del genere non può che trarne profondo giovamento. E’ una “ricarica” mentale. Camminare ad alta quota, in questi luoghi semplicemente meravigliosi, libera il cervello, lo svuota dalle tossine, allontana la fretta di ogni giorno. Una pace interiore che riempie di soddisfazione”.