“In Solitaria – SI 2021” il nuovo progetto di Elia Origoni, esploratore solitario e sostenibile delle montagne, in partenza l’8 febbraio. Otto mesi per connettere Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, a Trieste, in Friuli-Venezia Giulia. Oltre 7000 km, senza GPS o tecnologie di supporto. Il telefono? Solo uno scrupolo. Un viaggio totalmente sostenibile basato sul desiderio di ritmo lento, contatto con la natura e sfida personale. Niente mezzi pubblici: solo passi e… remi. Per attraversare lo Stretto di Messina, per spostarsi dalla Sardegna alla Sicilia e per superare il Lago Maggiore, Elia sarà solo, su una barca a remi.

A pochi giorni dalla partenza, abbiamo sento Elia per farci raccontare i retroscena di questa splendida avventura.

 

“In Solitaria – SI 2021”: perché il Sentiero Italia CAI?

Nel 2015 hai camminato da Vienna a Genova attraverso le Alpi. Oggi sei quasi in partenza per “In Solitaria – SI 2021”, 8 mesi di cammino lungo il Sentiero Italia CAI per connettere la Sardegna al Friuli-Venezia Giulia… Sei un recidivo della camminata in solitaria! Perché per questa avventura hai scelto il Sentiero Italia CAI? Cosa ti ha affascinato di questo percorso?

Quando ho scoperto il Sentiero Italia CAI cinque anni fa, mentre progettavo la mia precedente avventura, era ancora sconosciuto ai più. Mi piaceva l’idea di ripercorrere tutta l’Italia lungo un unico tracciato, magari contribuendo a renderlo noto. Cercavo un trekking, non un cammino come quello di Santiago o la Via Francigena il cui obiettivo è di raggiungere una città, ma un sentiero che mi portasse a trovare quello che cerco io nella montagna. La mia idea era quella di scoprire le terre alte, quindi mentre camminavo da Vienna a Genova e ho scoperto l’esistenza del Sentiero Italia CAI, è nato un’idea di progetto che mi è rimasta in testa fino ad oggi, che finalmente riesco a realizzarlo.

 

Hai fatto una netta distinzione fra trekking e cammino, niente città e percorsi ‘facili’ ma piuttosto ricerca delle terre alte. Cosa cerchi nella montagna?

Cerco l’incontro con la natura, le vette e i territori selvaggi. Quello che mi interessa non è tanto andare a scoprire le città – che comunque incontrerò – ma entrare a contatto con l’ambiente e con le montagne e con gli splendidi paesaggi che queste ci offrono. Pensare di intraprendere un cammino dove i dislivelli non sono molti e la fatica è ridotta, come nei cammini, un po’ mi dispiace perché sono proprio questi gli aspetti che cerco.

Trekking “In Solitaria”: natura, sostenibilità e lentezza

Prevedi di partire l’8 febbraio e di star via 8 mesi. Molti vorrebbero essere nei tuoi panni e molti seguiranno il tuo cammino – e la tua navigazione – per vivere i magnifici scorci di Italia attraverso cui ti porteranno i tuoi passi. Quale messaggio ti piacerebbe mandare a chi ti accompagnerà, anche se solo virtualmente, in questa tua avventura?

Il messaggio principale che vorrei far passare è quello del rispetto per la natura e dell’ecosostenibilità. Proprio per questo ho deciso di non utilizzare nessun mezzo di trasporto, nemmeno per passare dalla Sardegna alla Sicilia, per attraversare lo Stretto di Messina e il Lago Maggiore. Userò una barca a remi. Bisogna rispettare la natura perché i posti che incontriamo sono unici, favolosi e abbiamo la responsabilità di mantenerli così. È un messaggio particolarmente importante in questo momento: dopo tanto tempo chiusi a casa, molta gente sta uscendo e sta imparando ad apprezzare la natura e la montagna… Anche chi magari finora non l’aveva fatto. Basti pensare a quanta gente si è riversata sulle montagne la scorsa estate, non potendo andare al mare. In questo contesto, più che mai, i temi della sensibilità e della sostenibilità diventano importanti.

Ogni avventura parte da una spinta interna, una sorta di richiamo, e una particolare visione del mondo. Qual è stato il richiamo per te?

Le ragioni di questa avventura vanno ricercate nella motivazione che mi ha spinto a camminare, nel 2015, da Vienna a Genova. Uscivo da tre anni di università a Milano, facendo il pendolare da Varese. Ho sofferto la grande città, la metropoli tanto che l’ultimo anno l’ho passato a fare gli ultimi esami e la tesi ma allo stesso tempo a programmare il mio viaggio, che per quattro mesi e mezzo mi avrebbe portato attraverso le Alpi in solitaria. Quello che mi porta ancora adesso a decidere di partire di nuovo è il riuscire a staccarsi dal caos della città, dalla frenesia a cui la tecnologia ci sta esponendo. Siamo sempre con il telefonino in mano a rispondere ai messaggi nel momento in cui arrivano. Abbiamo bisogno di prenderci il nostro tempo e il nostro spazio ed è proprio quello che la natura riesce ad offrire con una semplice passeggiata, oppure andando a camminare qualche giorno in più, come farò io.

Proprio per questo hai fatto una scelta radicale per il tuo viaggio: niente GPS, niente tracce GPX, niente strumenti. Solo carte, vecchia maniera. Secondo te la tecnologia toglie un po’ il senso all’avventura. Quali sono allora, gli elementi che trasformano un’avventura, in quella con la A maiuscola?

Avventura è la libertà di perdersi e di scoprire posti nuovi. Nel mio precedente cammino, non avevo definito alcun percorso, avevo individuato solo due città: la partenza e l’arrivo. Di giorno in giorno poi, di settimana in settimana definitivo il percorso in base alle condizioni ambientali e alle circostanze. A volte modificavo il mio programma per stare più tempo con una persona incontrata lungo il cammino, che magari faceva un tragitto diverso, ma più o meno nella mia stessa direzione. In questo caso, per il Sentiero Italia CAI non c’era nulla da inventarsi: il percorso era già definito, dalla prima idea di Riccardo Carnovalini. Volevo, quindi, riuscire a trovare comunque il modo di perdermi, avere la possibilità di non seguire ciecamente il percorso, di affrontare la sfida di qualche difficoltà in più nel trovare la via. Per questo le carte e la rinuncia alla tecnologia. L’idea era quella di potersi concentrare di più sui dettagli, su quello che mi sta attorno, piuttosto che essere perennemente attaccato ai social o a un GPS che mi dice esattamente dove andare. Il principio base di un’avventura è il potersi perdere, sapendo che perdendosi si scoprono cose nuove e magari più belle.

 

Così come ce la racconti, questa impresa sembra semplicissima, però di fatto ti stai per avviare da solo in ambienti che sono certamente bellissimi, ma non privi di rischi. Anche a fronte delle tue esperienze passate, cosa ti preoccupa di più e cosa ti elettrizza di più del viaggio che stai per intraprendere?

Quello che mi preoccupa di più è quello che non ho ancora mai vissuto nella mia vita: non sono una persona di mare, ciò nonostante, affronterò quasi 400 km con una barca a remi. Questo un po’ mi preoccupa. Non mi preoccupa invece l’idea di muovermi in montagna anche senza GPS; ecco, forse il fatto di utilizzare una cartografia vecchia e non aggiornata come quella IGM, ma è l’unico modo di avere una cartografia stampata del centro e del sud Italia. Campania, Lazio, Molise… Molte di queste carte sono aggiornate al 1980 e fa un po’ impressione vedere una cartina dove non c’è l’autostrada… In molti mi hanno chiesto perché non mi sono stampato le cartografie di OpenStreetMap, a questi rispondo che per me è bello anche cavarsela con quello che gli studi cartografici offrono e OpenStreetMap non è uno studio cartografico, è un database pubblico. È come pensare di scrivere una tesi di laurea con Wikipedia. Si troveranno certamente molte informazioni ma anche molte lacune e molti errori o informazioni non controllate.

Quanti giorni servono a remare per 400 km, e come ti sarai attrezzato per farlo?

Ho stimato una navigazione di cinque giorni/una settimana. La barca che utilizzerò ha già attraversato l’Oceano Atlantico. È attrezzata di cabina, cuccetta, e stiva per i materiali. Non ha motore, va a remi. La notte, per dormire, mi chiuderò nella cuccetta. Non ci si ferma mai, nemmeno durante la notte: per questo a barca è dotata di un’ancora speciale, una specie di paracadute che si riempie d’acqua, in grado di rallentare l’imbarcazione. È molto importante controllare il meteo per trovare la finestra di tempo giusta, ovvero quella in cui venti e correnti vanno nella tua direzione in modo da facilitare la remata, ma soprattutto la navigazione notturna.

 

Come ti sei preparato a questo tratto di navigazione così impegnativo?

Ho cominciato ad allenarmi a settembre, non sono quindi proprio TANTO allenato. Ma diciamo che non devo fare una gara, non devo battere un tempo anche se ci metto qualche giorno in più va bene, mi prendo un po’ di tempo per me in mezzo al mare. Questo è lo spirito con cui affronterò la traversata.

“In Solitaria”, ma insieme: il supporto da casa

Quanto è costata una barca così equipaggiata?

La barca è costata 6500 Euro. Naturalmente poi ci sono i lavori di messa a punto e il trasporto che incidono sul costo. Fortunatamente sono molte le persone che attraverso una raccolta fondi, mi hanno supportato. Sono riuscito a recuperare il minimo indispensabile per l’acquisto della barca, ma la campagna è tutt’ora aperta: i lavori di messa a punto si stanno rivelando un costo notevole e, dal momento che lo scorso anno è stato molto difficile dal punto di vista lavorativo, per me è impegnativo.

Campagna di raccolta fondi per “In Solitaria – SI 2021”

https://www.ideaginger.it/progetti/in-solitaria-si-2021.html

 

Il CAI ha patrocinato il tuo percorso via terra lungo il Sentiero Italia, sposando la tua filosofia di sostenibilità, rispetto per la natura e ritmo lento, che è molto in linea con quella del Club Alpino Italiano e del progetto SICAI. Che valore ha, invece, per te e per il tuo viaggio questa collaborazione?

Il Club Alpino Italiano è l’associazione che rappresenta le montagne italiane. Il mio desiderio era quindi di riuscire a trasmettere lo spirito di questo mio viaggio non solo alla stretta cerchia dei miei amici, ma a tutti i soci, a tutti quelli che amano la montagna. Penso che il mio progetto sia completamente in linea con i principi del CAI, e mi piace l’idea di essere insieme in questa avventura. Il CAI ha fatto un Camminaitalia poco tempo fa, quindi e il pensiero che insieme stiamo lavorando per trasmettere a tutti un progetto ampio come il Sentiero Italia mi piace. Un progetto che ha fatto fatica a ripartire perché, essendo il più lungo del mondo, ha richiesto tantissime energie. Sono felice di poter contribuire, e insieme al CAI, di farlo conoscere e… Vivere.

 

Buon Sentiero Italia CAI Elia, noi saremo qui a seguirti, in attesa dei tuoi racconti!