La Montagna al Femminile dedica oggi spazio all’intervista di Giovanna Prennushi: perfetta imperfezione.

Giovanna è un Accompagnatore di Media Montagna. Le piace dire che questo lavoro è il suo ‘atto secondo’.  Giovanna in montagna ci va da sempre, e da ragazza sognava di fare la guida alpina.  “Ma all’epoca non ero brava, o determinata, abbastanza” racconta.  Così il suo ‘atto primo’ è stata l’economia.  Per quasi 25 anni ha lavorato per un’organizzazione internazionale seguendo studi e progetti in paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia del Sud e Africa.  Poi le imprevedibili svolte della vita l’hanno riportata a casa riaprendo la possibilità a quel sogno giovanile.  Nel 2015, ormai da adulta, è entrata nel Collegio Guide Alpine lombardo come Accompagnatore di Media Montagna.  “Da allora condivido le mie due passioni–quella per i monti con le persone che accompagno, soprattutto (prima della pandemia…) escursionisti americani, e quella per lo sviluppo con gli studenti di varie università”.  “I miei due mondi non sono poi così distanti” dice Giovanna “camminare in montagna ci aiuta a capire che una vita più semplice, condivisa, ed essenziale -la base di uno sviluppo sostenibile- non è solo possibile, ma desiderabile”. 

Giovanna, sei entrata nel mondo professionale della montagna da adulta, perseguendo un sogno giovanile mai perso, ma messo ‘in pausa’ per 25 anni. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato? Perchè?

La montagna è ancora un mondo al maschile, dove le capacità delle donne sono sempre messe in dubbio.  Le donne che vanno in montagna conoscono bene la situazione: “Ma sei da sola?”, “Ma vai da prima?”, “Ma sei tu la guida?”… Ci vuole un certo sforzo per non interiorizzare il senso di inferiorità che altri ci proiettano addosso. Ricordo un episodio, al corso di formazione invernale; una delle prove d’esame consisteva nel costruire, in coppie, un ricovero nella neve (una “truna”) e passarci la notte.  Eravamo due donne su dodici esaminandi, e uno degli istruttori ci ha suggerito di non fare coppia tra noi per avere più possibilità di superare la prova.  Eravamo sdegnate!  Ci siamo preparate con cura, abbiamo costruito un ottimo ricovero, passato una notte ben più comoda (si fa per dire!) di diversi nostri colleghi, e superato la prova senza problemi”.

In che modo essere donna ha influenzato il tuo percorso? 

“E’ indubbio che per molte donne il conciliare lavoro in montagna e vita familiare non sia facile. In uno dei suoi libri, la guida alpina valdostana Anna Torretta racconta di un’ascensione al Monte Bianco compiuta dopo aver lasciato la figlia all’asilo e in tempo per andare a riprenderla.  Mi ci ritrovo in pieno: quanti rientri di corsa da escursioni o allenamenti per essere a casa al rientro da scuola, o portare una figlia a calcio, o preparare pranzi e cene! Ci vuole una discreta dose di tenacia”.  

Come ti vedi da qui a 10 anni? Qual è il più grande obiettivo che vorresti raggiungere? 

Continuare a camminare fino a 80 anni!”, afferma ridendo. “Scherzi a parte, quando accompagno in montagna, cerco di trasmettere il rispetto per la natura e l’importanza di non lasciare traccia, e spero che nei prossimi decenni riusciremo come società a fare passi verso un modello di sviluppo meno consumistico, più equo, e più sano per il pianeta e per noi stessi”.  

Se ti domandassimo: “Qual è il bello di essere una donna?”, cosa risponderesti e perchè?

“Nella mia esperienza, le donne hanno una maggiore capacità di ascoltare e collaborare, sia nei confronti delle persone che dell’ambiente.  Niente “lotta con l’alpe”, vette “da vincere”, concorrenti da battere, ma un camminare insieme ascoltando quello che ci circonda”.    

Qual è la qualità che reputi fondamentale per essere una perfetta ‘donna di montagna’?  

“Sempre questo ideale della perfezione!  Perfette madri, mogli, lavoratrici, donne di casa, ora anche donne di montagna! Nessuna è perfetta e va bene così”, riflette. “Penso però sia fondamentale avere le competenze di base: saper leggere una carta, sapersi muovere su vari terreni, conoscere i fondamenti del primo soccorso, avere con sé le dotazioni minime di sicurezza…E saper essere autonome”. 

Grazie Giovanna per aver condiviso con noi la tua interessante esperienza!

Se vi siete persi le interviste degli scorsi giorni, correte a leggere gli articoli de ‘La Montagna al Femminile’ su Daniela Berta, Museo Nazionale della Montagna, Marta Canuto, Lo Puy, ed Anna Frigerio, Spedali Civili di Brescia, e Wafaa Amer, climber!