La Montagna al Femminile oggi racconta la storia di Marta Canuto, medico che ha deciso di rivoluzionare completamente la sua vita: Marta, infatti, ha scelto di abbandonare la città per trasferirsi in una borgata di montagna, allevare capre e fare il formaggio. Oggi, aiutata dalla sua numerosa famiglia, gestisce Lo Puy, azienda agricola ed agriturismo in Valle Maira.

Abbiamo chiesto a Marta di parlarci della sua storia e di quanto l’essere donna abbia influenzato il suo cammino, sia nei momenti di difficoltà, sia negli aspetti, invece, positivi.

Marta con la sua numerosa famiglia

Raccontaci un po’ di te: di cosa ti occupi? Qual è stato il tuo percorso? Cosa ti ha portato ad  intraprendere e portare avanti questa scelta?

“Con mio marito abbiamo messo su un’azienda più di vent’anni fa: l‘azienda agricola Lo Puy in valle Maira dove alleviamo capre e facciamo formaggi di capra. Io all’interno di questa azienda mi occupo dell’agriturismo insieme a mia figlia Caterina. Invece, il resto del lavoro è svolto da mio figlio Mario e mio marito più qualche aiuto esterno, come Lara che abita qua in borgata e che fa altre attività sempre legate all’agricoltura e anche al vasellame”, ci racconta Marta. 

“La decisione di venire a vivere montagna è stata proprio una scelta esistenziale” – prosegue – “Volevamo intraprendere un’esperienza di fuori della città, possibilmente in una borgata.. E lì abbiamo messo su famiglia! Oggi abbiamo, infatti, con anche cinque figli”.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato?

“Beh, ovviamente venire a vivere in montagna non avendo esperienza alle spalle non è stato semplice perché ho dovuto proprio re-inventarmi totalmente. Oltre a questo, crescere cinque figli lontano da genitori e parenti non è stato per niente facile. Invece, la difficoltà di essere accettati inizialmente in un paese in cui si è l’Estraneo, perché sei un po’ forestiero..” – riflette – “è stata superata anche grazie al fatto che sono arrivata proprio facendo il medico e quindi, in qualche modo, sono stata accettata per il ruolo che avevo. Poi, quando abbiamo scelto di aprire un’attività agricola, di fatto inizialmente abbiamo incontrato un po’ di perplessità, che però con il tempo si è trasformata in accettazione”.

In che modo essere donna ha influenzato il tuo percorso?

“Tantissimo! Innanzitutto, l’essere donna mi ha portata ad essere moglie e anche madre. Questo ha condizionato enormemente tutte le mie scelte: tirare su cinque figli di montagna… mi ha influenzata molto anche il fatto di dover stare in casa con loro e portarli comunque alla scoperta di un mondo che io stessa conoscevo solo da turista inizialmente. Solo in un secondo tempo sono diventata una vera montanara, anche grazie ai miei figli”.

Come ti vedi da qui a 10 anni? Qual è il più grande obiettivo che vorresti raggiungere?

“Beh già adesso riesco a cogliere i semi che abbiamo gettato. Sicuramente, mi piacerebbe che qualcuno dei nostri figli continui l’attività, sia agricola, sia agrituristica, che abbiamo iniziato. Quindi tra 10 anni mi vedo…” – ci pensa un attimo- “diciamo che ormai ho fatto un passo indietro e i passi avanti li fanno i giovani, i miei figli, che hanno più motivazioni e più energie. Possibilmente, vorrei diventare nonna, così almeno mi godo la montagna da saggia con i miei nipotini”.

Se ti domandassimo qual è il bello di essere una donna cosa risponderesti? Perché?

“Allora, sicuramente mi piace molto essere donna sia per l’aspetto della femminilità, intesa anche appunto nel mio caso come maternità, sia come possibilità di donare e di essere allo stesso tempo accogliente. Trovo che un aspetto che noi donne proprio abbiamo è la capacità di essere empatiche e di comprenderci anche se non ci conosciamo. Tante volte è sufficiente un minimo contatto, per fare in modo che si apra un mondo. Siamo molto empatiche e anche resilienti, cioè siamo capaci di adattarci alle persone ed all’ambiente in cui ci troviamo“.

C’è qualche informazione o curiosità che ti piacerebbe condividere con noi?

“Vorrei dire che vivere in montagna è un’esperienza che a me piace molto, la rifarei. Però non è tutto così bucolico come può sembrare. Ripeto quanto detto, siamo persone molto empatiche, abbiamo bisogno di condividere le nostre esperienze con altre donne… insomma certe volte forse un po’ di solitudine la patisci, ma non intesa come mancanza di persone: di persone che vengono a camminare o all’agriturismo ce ne sono. Mancano quelle amicizie magari un po’ più profonde che non è così facile portare avanti: i lavori in montagna sono tanti e tirare su una famiglia in condizioni un po’ difficili come quelle della montagna, a volte, mi ha tolto anche del tempo per me stessa o per avere dei rapporti. Quello che adesso sto cercando recuperare è proprio questo. Per fortuna ci sono i miei figli, che mi stanno aiutando con un po’ di lavoro”.

Qual è la qualità che reputi fondamentale per essere una perfetta donna di montagna?

L’adattabilità, cioè la capacità di adattarsi ai cambiamenti non solo delle stagioni, ma anche di quello che un’attività in montagna ti richiede..” – prosegue – “Quindi una capacità di adattarsi alle varie situazioni. A mio parere, è fondamentale saper prendere in mano la vita così com’è, giorno dopo giorno, affrontando e trovando soluzioni ogni volta”.

 

Le capre dell’allevamento di Marta 

Che bella storia Marta! Grazie davvero!

… Ma le sorprese non finiscono qui! Continuate a seguire le pagine social ufficiali del Sentiero Italia CAI per scoprire chi sarà l’ospite de ‘La Montagna al Femminile’ di domani!

Se vi siete, invece, persi le interviste degli scorsi giorni, correte a leggere l’articolo su Daniela Berta, Direttore del Museo Nazionale della Montagna!