La montagna come opportunità

In questa seconda settimana di giugno diamo inizio all’approfondimento sul tema che accompagnerà il Sentiero Italia CAI per l’intero mese di giugno: la montagna come opportunità del nuovo millennio. Per l’occasione, abbiamo voluto intervistare Simone Elmi, Guida alpina e testimonial Montura

Chi è Simone Elmi? 

Simone Elmi, classe 1968, è appassionato di montagna fin da piccolo, da quando inizia a frequentare le terre alte durante le sue vacanze in Trentino. A poco a poco le piccole avventure – come dormire in un rifugio o percorrere una via ferrata – diventano per lui un’impronta tanto indelebile da convincerlo a fare un grande salto: da cittadino di pianura a uomo di montagna. La sua attività alpinistica inizia nel 1986 e nel 2001 Simone diventa Guida Alpina. Oggi abita ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Consulente Outdoor e Maestro di alpinismo specializzato nell’arrampicata classica e moderna, Simone si occupa anche di progetti di accessibilità della montagna per tutti attraverso l’associazione DOLOMITI-OPEN, ed è inoltre fondatore di Sportfund Onlus la fondazione dello sport per tutti.

La montagna ha vissuto fortune alterne. Inizialmente ha visto la gente occupare le sue pendici e sfruttare – a volte fino al limite della sostenibilità – le sue risorse. Poi è stata abbandonata per la corsa alla città e quindi ripopolata, in diversa maniera, da chi ci vive e da chi ci viene per attività outdoor e per il tempo libero. 

Quali opportunità offre oggi la montagna ai giovani?

“La montagna e il contatto con la natura in generale sono indubbiamente un tassello fondamentale per gli uomini e per il loro “star bene”, giovani o meno giovani che siano. Siamo esseri viventi e nel nostro DNA, per sopravvivere, sentiamo il bisogno del contatto con gli elementi naturali. Questa è la prima grande, e forse più importante, opportunità che la montagna offre. È un’opportunità che i giovani, e le persone in generale, devono cogliere.

Da giovane, nei lontani anni ’90, mi sono allontanato dalla città per vivere in montagna, ribaltando il paradigma sociale secondo cui il lavoro determina la tua localizzazione geografica. Io ho scelto di vivere in montagna per il contatto con la natura a prescindere dal lavoro, poi quello è venuto di conseguenza. 

Ricordo che prima di diventare Guida Alpina ho fatto molti lavori. Quando ripenso alla mia scelta di spostarmi in montagna, più precisamente nelle Dolomiti di Brenta, ritrovo la convinzione che uscire e avere il bosco a pochi metri dalla mia abitazione sia un privilegio, così come avere le falesia per scalare da raggiungere a piedi e le Dolomiti di Brenta fuori dall’uscio. Tutto questo fa passare in secondo piano qualsiasi altra opportunità lavorativa. 

Il contatto con la natura per me è l’unica vera grande opportunità. La natura è un grande terreno nel quale sviluppare le proprie potenzialità facendo diventare i luoghi naturali un importante alleato per il proprio benessere, anche economico e di sostentamento”

Si è osservato che molti giovani stanno tornando in montagna per riprendere attività tradizionali che stavano sparendo. Qual è il valore da conservare in questi patrimoni culturali?

“Da più di 15 anni abito in un piccolo borgo in Trentino, a San Lorenzo Dorsino. Attualmente avverto un cambiamento di tendenza: ci sono giovani che ritornano ad allevare animali, che riprendono a coltivare la terra, che bonificano zone oramai abbandonate ed invase dalla vegetazione selvatica. Sono giovani che cercano di riappropriarsi del proprio territorio in modo giusto e, attraverso questo percorso, crearsi un reddito. È un cambiamento di tendenza oramai avviato e inevitabile che porta a mettere in armonia le generazioni con il loro bagaglio di esperienze. Si ritorna a tramandare le tecniche, gli usi e a riscoprire questi piccoli territori in chiave moderna, dove anche e soprattutto il turismo rurale assume un ruolo vitale per un’economia equilibrata”.

Se tu dovessi scegliere un’altra professione, quale sceglieresti fra quelle oggi offerte dalla montagna?

“Mi piace la mia professione, mi rende protagonista delle mie scelte e offre l’opportunità di relazionarmi con tantissime persone. Non ho mai pensato a un’occupazione alternativa, ma credo che dovrebbe corrispondere ai seguenti requisiti: aria aperta, luoghi differenti, relazioni uniche e, perché no, che possa portare un contributo personale al cambiamento, verso un’idea di mondo migliore. Ora, in fondo al giro di boa dei cinquant’anni, sento la necessità di ricercare un benessere personale in relazione al benessere collettivo”.

Foto di F. Frizzera

Raccontaci un progetto, un’iniziativa o un esempio virtuoso di opportunità offerta dalla montagna che ti piacerebbe condividere 

“In tre parole: la “Falesia Dimenticata“! Si tratta di un progetto che amo molto e di cui, come Presidente dell’associazione sportiva Dolomiti Open, sono stato il promotore insieme a un affiatato gruppo di appassionati. Inoltre, sono fondatore costituente dell’ente partner del progetto: la fondazione Sportfund per lo sport.
Etica, sostenibilità, sociale, sport e, aggiungerei, comunità definiscono in poche parole questo bellissimo ed unico progetto”.

Di che si tratta? 

“La nostra associazione ha acquistato attraverso un crowdfunding un terreno su cui sorge una storica e bellissima falesia a San Lorenzo Dorsino, chiusa da decenni perché sorge su un terreno privato. Abbiamo attrezzato nuovamente le vie d’arrampicata, costruito un servizio igienico e aperto la falesia facendola tornare al vecchio splendore e rendendola il primo esempio per l’arrampicata di bene comune condiviso. Rappresenta a piena l’idea di bene naturale unico che deve essere patrimonio di tutti, essendo una proprietà privata resa pubblica e fruibile a tutti, indistintamente nel tempo. 

Questo è però solo l’inizio: le ricadute sociali ed economiche di questo progetto, infatti, non si sono fatte attendere. Stiamo vedendo i grandi benefici che questa piccola iniziativa sta portando per la comunità di San Lorenzo Dorsino. L’area intorno alla falesia è stata bonificata dai proprietari dei vari terreni limitrofi, riportando alla luce vecchi muri a secco, valorizzando in chiave estetica ed equilibrata un territorio oramai abbandonato da decenni.
A pochi metri dalla falesia, in un luogo dove fino a tre anni fa nessuno avrebbe mai lontanamente pensato di aprire un’attività ricettiva e di ristorazione, alcuni ragazzi del paese hanno deciso di investire in un bar ristoro affittacamere. Sono stati spinti dall’entusiasmo del progetto e dalla sempre più costante frequentazione della parete d’arrampicata.

Senza dubbio la più grande soddisfazione è quella di vedere i giovani, ragazze e ragazzi del paese, frequentare la Falesia Dimenticata per fare sport all’aria aperta! È una gioia aver dato il mio piccolo contributo. Questo è solo un piccolo esempio di come ognuno di noi, con le sue piccole azioni quotidiane, può contribuire a cambiamenti positivi”.

Vecchie tradizioni, nuove opportunità. Cosa ti viene in mente?

“L’opportunità è già realtà. Il passato ed il futuro sono in stretta relazione, legati da un filo unico conduttore e questo è un legame indissolubile per la vita delle comunità di montagna. Proprio alcuni giorni fa, durante un workshop turistico per il nostro Borgo, sostenevamo come il racconto delle vecchie tradizioni e di come il territorio veniva vissuto dalle generazioni passate fosse un momento fondamentale per legare affettivamente il turista alle nostre località. Affinché questo processo dia frutti sempre più concreti ci deve essere però un sostegno forte della politica o di aziende profit. Perché questa inversione di tendenza diventi radicata e oggettivamente sostenibile dal punto di vista economico serve che questi soggetti impegnino realmente una parte dei loro profitti nel sociale, investendo sulle persone ed il territorio. (Montura docet)”.

 

Ringraziamo Simone per aver riflettuto con noi sul tema, raccontandoci idee, progetti e opportunità offerte dalla montagna nel nuovo millennio, soprattutto ai giovani.
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