Lungo il Sentiero che unisce il Belpaese è possibile incontrare vere meraviglie d’Italia, come le Dolomiti. Sono diversi i siti Unesco che il Sentiero Italia CAI incontra e che meritano di essere raccontati. Cominciamo dalle montagne “battezzate” dal naturalista francese Deodat De Dolomieu: la prima volta che fu usato su un testo il termine “Dolomiti” si dice sia stato nel 1837 in una guida edita a Londra.

Era il 26 giugno 2009, un venerdì. Data importante quella del 26 giugno: per esempio, nel 1963, John F. Kennedy, presidente degli Stati Uniti, pronunciò a Berlino il suo famoso discorso che culminò nell’ “Ich bin ein Berliner” rimasto nella storia dell’Uomo.
Spostiamoci a Siviglia, quasi mezzo secolo dopo: il 26 giugno 2009 il compito dell’Unesco World Heritage Comittee fu quello di verificare lo stato di 21 aree prescelte e di valutare la candidatura di altre 27 aree, tra siti naturali e culturali. Poi arrivò l’annuncio: le Dolomiti proclamate Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Per taluni si trattò di un semplice atto di ratifica, visto che qualche tempo prima l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (Iucn) – ente verificatore delle candidature di beni naturali all’Unesco – aveva dato parere espresso positivo. Prima di questa investitura ufficiale, l’Italia aveva una sola zona riconosciuta come bene naturale dall’Unesco: le isole Eolie.

La strada maestra

“Mettiamo in luce le nostre differenze e non solo quello che ci unisce – ha detto Graziano Pizzimenti, Presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO – è questa la nostra mission, la strada maestra che conduce alla piena valorizzazione e gestione di un bene comune. Da dieci anni il nostro compito è ben chiaro: valorizzare da un lato e tutelare dall’altro il nostro territorio, nel nome della sostenibilità”.

Un impegno che obbliga a non concedersi distrazioni, a riempire di importanti appuntamenti i calendari, delle singole persone e degli enti. “Abbiamo bisogno di cittadini con un forte senso civico, che siano attivi e responsabili – dice Marcella Morandini, Direttore della Fondazione Dolomiti Unesco – perché è nostro dovere anche quello di tramandare la bellezza e l’unicità dei luoghi che siamo chiamati a tutelare alle generazioni che verranno”.

La linea da seguire è quindi esplicitata da cinque filoni di intervento della Fondazione Dolomiti Unesco: la tutela del patrimonio geologico, di quello paesaggistico, delle aree protette, la valorizzazione del turismo e la mobilità sostenibile. Materie in continua evoluzione perché la nostra vita cambia con velocità vertiginosa. E dunque per stare al passo coi tempi è importate promuovere formazione e promozione della ricerca scientifica.

Fiero dibattito

Tutela che naturalmente ha sollevato un dibattito piuttosto ampio sullo stato di salute della nostra montagna, dibattito che ha visto l’opposizione, per esempio, dello scrittore Mauro Corona. Chi sostiene invece la linea favorevole a questa tutela dice che in dieci anni, questo riconoscimento ha rappresentato una scommessa vinta. Gli scettici erano impauriti, ritenevano che l’essere proclamato Patrimonio dell’Unesco avrebbe comportato una stretta sotto il profilo dei vincoli. Al contrario finora il titolo onorifico si è tradotto in importanti opportunità, in un’azione in costante fermento propositivo nei vari territori, interpretato come un’occasione per farsi conoscere, per rilanciare un turismo rispettoso delle regole, un modo per valorizzare l’economia e in particolare quell’agricoltura e quell’artigianato che sfruttano le risorse naturali e territoriali puntando sulla qualità.

La bellezza come forza della natura

La certificazione di una Grande Bellezza è stata commentata da firme prestigiose. Come lo scrittore Erri De Luca: (nella foto a sinistra) “La bellezza non è una quinta a teatro né una scena sul palco; la bellezza è una forza di natura. Esiste una forma di natura che produce bellezza.Questa forma di natura spinge dal basso verso l’alto, è pronta a buttarci gambe all’aria perché non ci è stata data per vezzeggiarci, per prenderci sotto braccio e per accoglierci. E’ una forma di natura estranea a noi, oltre che distruzione produce appunto bellezza. Le Dolomiti, le loro montagne, contengono l’energia che le ha sollevate, ma è una spiegazione che non mi è sufficiente, è un’energia che a volte produce terremoti o eruzioni è la stessa che produce bellezza. Una bellezza necessaria alla Natura: questo è il mistero che mi riguarda di più”.

Il mistero è vecchio 300 milioni di anni, da quando l’imponente attività vulcanica oltre le acque che si ritirarono, le generò: un insieme di conchiglie, di coralli, di alghe di rocce vulcaniche e organiche che ne disegnarono i nove sistemi montuosi insigniti del riconoscimento dall’Unesco. 142mila ettari, cinque province, tre regioni sono i grandi numeri di questi territorio tutelato.

Per un turismo rispettoso delle regole

Il dibattito è aperto: 10 anni di riconoscimento Unesco rappresenta una scommessa vinta per la nostra montagna?
Se la risposta guarda al turismo come esso dovrebbe essere,  ovvero un turismo rispettoso delle regole, il riconoscimento di fatto suonerebbe come una griffe di valorizzazione dell’economia, in particolare agricola e dell’artigianato, che sfruttano le risorse naturali e territoriali puntando sulla qualità.

 

(nella foto in alto: le Dolomiti del Comelico)