Intervista a Luca Bergamaschi,
regista del film sul Sentiero Italia CAI

Al momento ha un titolo provvisorio, “La lunga bellezza”, ma i contenuti sono già una certezza: un film lungo i 7200 km del Sentiero Italia CAI per raccontare questo straordinario percorso e in sostanza il nostro eccezionale Paese, dalle isole alla dorsale appenninica e a tutto l’arco alpino. Il documentario, prodotto dal Club alpino italiano, è in dirittura d’arrivo: le riprese sono terminate e ora comincia il lavoro certosino di montaggio e post-produzione. Abbiamo chiesto al regista Luca Bergamaschi di darci qualche anticipazione.

Qual è la trama del film?
Il film è incentrato su tre camminatori che si muovono in parallelo in tre macro aree che sono le Alpi, gli Appennini del centro Italia e poi il Sud con le isole: ognuno di loro compie un pezzo del cammino, che è una storia comune lunga oltre 7200 km, il Sentiero Italia CAI. Hélène, la ragazza francese protagonista del Meridione, parte da Santa Teresa, dove comincia ufficialmente il Sentiero Italia CAI e finisce a Punta Campanella, davanti a Capri; Vito parte dal Lazio e finisce in Liguria, mentre l’ultimo protagonista, Eugenio, un ragazzo di 22 anni, parte dal Piemonte e arriva a Muggia dove effettivamente finisce il Sentiero Italia CAI.

Quanto sarà lungo il video?
Sarà un lungometraggio di 52 minuti, una misura standard che va bene per le televisioni.

Cosa ci racconti delle riprese?
Le riprese sono finite e sono andate molto bene. Sono molto contento delle immagini. La bellezza dei luoghi fa il 50% del lavoro, la natura fa da sola il cosiddetto “effetto wow”. Con Luca Calzolari e Roberto Mantovani, che hanno curato tutta la parte di ricerca editoriale, siamo andati a scovare personaggi e luoghi eccezionali. Abbiamo trovato persone molto interessanti sulla nostra strada. Le tre macro aree sono state colte da punti di vista differenti anche in relazione agli incontri: sulle Alpi abbiamo parlato con storici, scienziati, geologi, professori, un target quindi che possiamo definire di intellettuali; sugli Appennini abbiamo incontrato molte persone che lottano ogni giorno per tentare di restare nella propria terra, nel loro villaggio, e di loro abbiamo messo in evidenza l’umanità e un certo tipo di resilienza, una grande voglia di resistere anche alle difficoltà dovute al terremoto; infine al Sud abbiamo cercato e trovato colore e leggerezza, abbiamo giocato con il folklore, abbiamo individuato personaggi in po’ sopra le righe, come un pastore sui monti Lattari, un camminatore sardo di 83 anni che fa 25 km al giorno, o ancora un altro che trasporta le persone con l’asino. Sono tutti incontri abbastanza rapidi ma che ci aiutano al nostro scopo, che è quello di far capire a chi abbia voglia di percorrere il Sentiero Italia, che nelle vicinanze del percorso ci sono esperienze di vita che vale la pena conoscere.

C’è un messaggio che questo film vuole comunicare?
I messaggi sono tanti quanti sono quelli del Sentiero Italia CAI, e inoltre penso che più un film è di valore, maggiori sono le letture possibili. Il primo messaggio del Sentiero Italia CAI è quello di unione sociale e culturale. Quello che abbiamo scoperto, girando il documentario, è l’estrema varietà dei territori, una diversità che è ricchezza e che non implica l’impossibilità di un’unità nazionale. Il Sentiero Italia CAI è allora un sentiero che unisce le diversità, che devono restare, perché sono la bellezza del nostro Paese.

 

Luca Bergamaschi - foto Luca Calzolari
Luca Bergamaschi regista del film sul Sentiero Italia CAI- foto Luca Calzolari