La Montagna al Femminile dedica oggi spazio all’intervista di Anna Frigerio, promotrice del progetto Montagnaterapia dell’ASST Spedali Civili di Brescia e docente universitaria. Avremo inoltre una testimonianza da parte del Direttore Socio-Sanitario della Struttura, ovvero la Dottoressa Annamaria Indelicato. 

Anna Frigerio da anni si occupa dell’attività Montagnaterapia con l’obiettivo di aiutare persone e pazienti con dipendenze patologiche a ritrovare e ricostruire le proprie risorse, capacità e passioni per riuscire a raggiungere, in autonomia e insieme, dai più piccoli ai più grandi traguardi, come ad esempio arrivare in cima ad una montagna.

Le abbiamo chiesto di più riguardo al suo percorso, le motivazioni che l’ hanno portata fin lì ed i suoi obiettivi futuri. Abbiamo anche approfondito con Anna quanto l’essere donna abbia influenzato il suo cammino, sia nei momenti di difficoltà, sia negli aspetti, invece, positivi. 

La Montagna al Femminile di Anna Frigerio, Spedali Civili di Brescia

Raccontaci un po’ di te, Anna 

“Da anni lavoro presso il Centro Clinico Cocainomani degli Spedali Civili di Brescia e sono docente universitaria. Da sempre sono appassionata di montagna perché nata tra Grigna e Resegone. Per questo motivo, due anni fa, quasi per caso, ho provato a mettere insieme la passione per la montagna e le mie risorse professionali, con l’obiettivo ed il sogno di realizzare un progetto. Grazie al sostegno dell’équipe con cui lavoro, al Primario (anch’essa donna), al Direttore Socio-Sanitario degli Spedali Civili ed al prezioso aiuto di Luisella segretaria del CAI Brescia, ho così potuto realizzare l’iniziativa Montagnaterapia”. 

Le abbiamo chiesto di più su questo bellissimo progetto. “È un’attività che si rivolge a pazienti cocainomani e a giocatori d’azzardo, persone dunque con problemi di dipendenza patologica. Con loro, attraverso Montagnaterapia, si è costruita la possibilità di andar per monti per sperimentare un modo diverso di stare insieme, non connotato dall’uso. L’obiettivo è far in modo che ognuno possa riappropriassi  delle proprie risorse personali ed appassionarsi a qualcosa che non sia la sostanza“.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato lungo il tuo cammino? Perché?

“Inizialmente molti erano i dubbi e le difficoltà a cui sembrava andare incontro il Progetto Montagnaterapia, soprattutto all’interno dell’Azienda Sociosanitaria presso cui lavoro. Una volta spiegate le finalità e le potenzialità del progetto, tuttavia, è stato facile superare queste perplessità. Gli obiettivi e le motivazioni erano coinvolgenti e reali. Fondamentale è stato poi incontrare la dottoressa Indelicato, Direttore Socio-Sanitario della Struttura, che ha creduto nell’iniziativa quanto me. È grazie a questo incontro ed a questa accoglienza che Spedali Civili e CAI Brescia, insieme, hanno potuto dare avvio a Montagnaterapia”.

Pensi che l’essere una donna abbia influenzato il tuo percorso, Anna? In che modo? 

“Sì, sicuramente essere una donna ha influenzato il mio percorso ed i miei passi” conferma Anna. Ci spiega che gli aspetti del suo essere donna che pensa abbiano avuto un impatto sul suo cammino e il suo stesso modo di procedere sono tanti e diversi tra loro: “L’essere caparbia e anche un po’ sognatrice. L’essere tenace come la montagna insegna ad essere e non spaventarmi di fronte alle prime difficoltà. Sapere ed essere ben consapevole che per riuscire a salire in vetta a piedi, in arrampicata, con gli sci o in qualsiasi altro modo serve fatica, costanza, tenacia ma anche tanta capacità di sognare e volontà di credere nell’impresa“. 

Come ti vedi da qui a 10 anni? Qual è il più grande obiettivo che vorresti raggiungere? 

“Tra 10 anni…” – sorride – “mi auguro di essere in pensione” risponde, continuando: “In realtà, quello che spero di più è che il progetto Montagnaterapia prosegua e si ampli, non solo nel settore delle dipendenze patologiche. Vorrei che questa attività riuscisse a coinvolgere diversi ambiti della prevenzione, della cura e della riabilitazione delle persone che si rivolgono agli Spedali Civili per questioni di salute e benessere, al fine di cure che attenuino i propri dolori e ricostruiscano la loro salute”.

Anna Frigerio con il gruppo di Montagnaterapia

Qual è, per te, il bello di essere donna, Anna?

Sorride e riflette, poi risponde sicura: “È poter mettere ai miei piedi scarponi, ma anche tacco 12. È saper essere versatile e scegliere che cosa indossare soprattutto in senso metaforico. È vestirmi di arcobaleno con tutte le mie sfumature ed accettare che facciano parte di me quanto delle altre persone che incontro.” – prosegue – “Il bello di essere donna è la capacità di poter sognare e creare una modalità diversa di vivere valorizzando lo stare bene insieme agli altri, con relazioni che nutrono reciprocamente e ci rendono molto umani”.

E qual è la qualità che reputi fondamentale per essere una perfetta donna di montagna?  

Saper ascoltare” – risponde Anna, spiegando: “Ascoltare ciò che mi circonda, ascoltare me stessa, l’ambiente, le persone che ho accanto e che incontro. Ascoltare – per quanto riguarda il progetto Montagnaterapia – la storia dei pazienti con problemi di dipendenza e tutti insieme utilizzare le nostre energie e fragilità per arrivare in cima alla montagna o alla meta prefissata ponendo attenzione e valorizzando il cammino”.

 

Gli interventi di oggi non finiscono qui! 

Insieme ad Anna Frigerio, abbiamo voluto rivolgere alcune domande anche al Direttore Socio-Sanitario degli Spedali Civili di Brescia: la Dottoressa Annamaria Indelicato. Sostenitrice fin dal primo giorno del progetto Montagnaterapia e di altre attività rivolte al miglioramento del benessere della comunità. 

Il Direttore Socio-Sanitario degli Spedali Civili di Brescia: la Dottoressa Annamaria Indelicato

Raccontaci un po’ di te, Annamaria

“Sono medico di sanità pubblica e specialista di igiene e medicina preventiva. Lavoro da più di 40 anni nella sanità pubblica con molto orgoglio e dedizione. Nel tempo ho rivestito diversi ruoli strategici a livello di percorso professionale e recentemente sono approdata alla ASST degli Spedali Civili di Brescia. Fin dall’inizio della mia carriera ho ricoperto posizioni strategiche poiché, già nel 1983, sono stata nominata “Ufficiale Sanitario” e poi “Responsabile del servizio igiene pubblica e ambientale e tutela della salute dei luoghi di lavoro” ad Iseo. Questo mi ha portato a girare tutta la provincia e vivere ambienti, contesti ed esperienze differenti”. 

Essere una donna ha influenzato il tuo percorso professionale? In che modo? 

Il Direttore ci racconta che non è sempre stato facile il suo percorso professionale in quanto, soprattutto inizialmente, era una delle poche figure femminili all’interno di un ambiente popolato da soli uomini. Spesso guardata con diffidenza, in particolare per il suo essere una donna molto concreta e rigorosa, la Dottoressa ci ha raccontato che le ci sono voluti degli anni per riuscire a ricoprire tale ruolo in totale serenità. “Con il tempo ho infatti imparato a conoscere la comunità e costruire rapporti sempre più forti con amministratori e cittadini, oltre che con i colleghi”, ci spiega. 

Come mai lei, nel ruolo di Direttore di un Ospedale grande come quello degli Spedali Civili di Brescia, ha voluto investire tempo e denaro nel progetto Montagnaterapia? 

“Una volta entrata, nel 2019, negli Spedali Civili di Brescia con il ruolo di Direttore Socio-Sanitario ho conosciuto il progetto Montagnaterapia. Ho subito compreso le sue potenzialità come sostegno a pazienti che vivono il “disagio” delle dipendenze patologiche. Per questo motivo ho deciso, assieme al Direttore Generale, di approvare e contribuire finanziariamente al Progetto attraverso la collaborazione con tutti gli operatori che se ne sono occupati”. Continua: “Sin dall’inizio Montagnaterapia non ci è mai parsa come una perdita di tempo poiché, nell’ambito della prevenzione, la montagna, il cammino ed i gruppi di cammino sono da sempre considerati elementi fondamentali di aiuto e sostegno. La medicina non si basa infatti solo sulle cure tradizionali ma anche sul favorire il benessere psicofisico di pazienti, utenti e operatori tutti”. 

Annamaria Indelicato ci parla poi di altre iniziative in corso presso gli Spedali Civili di Brescia, tra cui l’idea dell’8 marzo di organizzare dei cammini di gruppo a fine turno per gli operatori dell’Ospedale con un percorso di 5 km intorno alla Struttura. “Soprattutto ora, in un momento di tensione mondiale così forte come quello che tutti noi stiamo vivendo a causa della pandemia, poter offrire ai nostri operatori sanitari dei momenti diversi dalla routine lavorativa che favoriscano il loro benessere è fondamentale. Significa valorizzare le nostre risorse umane. Il progetto Montagnaterapia ha per questo rappresentato per noi tutti un modello da cui trarre esempio per poter pensare e realizzare altri progetti simili, in un futuro. Progetti a favore della nostra comunità, dei cittadini e degli operatori tutti”.

Qual è la qualità che reputi fondamentale per essere una perfetta donna di comunità? 

“Per essere una perfetta donna di comunità…” – riflette – “Penso sia fondamentale saper essere un cittadino come gli altri, ma anche essere un esempio per gli altri: saper ascoltare, capire, comprendere le esigenze e gli stati d’animo altrui”. Continua, poi: “Essere Direttore di una Struttura come gli Spedali Civili di Brescia, e quindi un punto di riferimento all’interno della sanità pubblica, significa lavorare per il bene dei cittadini, della comunità e degli operatori. Riuscire ad essere un modello ed una brava professionista non è semplice, soprattutto per una donna. Per questo è molto importante esserne orgogliose. Bisogna imparare ad unire la nostra sensibilità di donne a valori forti quali la concretezza, il rigore, la precisione e l’attenzione”.  

 

Grazie davvero! Bellissime parole ed interessantissima iniziativa!

… Ma le sorprese non finiscono qui! Continuate a seguire le pagine social ufficiali del Sentiero Italia CAI per scoprire chi sarà l’ospite dell’intervista di domani!

P.S: Non perdetevi le interviste a Daniela Berta, Direttore del Museo Nazionale della Montagna, e Marta Canuto, Lo Puy!