Montagna, turismo lento e sostenibilità

Per il mese di luglio abbiamo deciso di concentrare l’attenzione su diversi temi legati al Sentiero Italia CAI: montagna, turismo lento e sostenibilità. Abbiamo riflettuto sui rispettivi punti di forza e il legame che intercorre tra questi concetti. Ne abbiamo parlato con Adriano Greco, Guida alpina e testimonial del marchio Montura

Chi è Adriano Greco?

Adriano Greco, Guida Alpina e Istruttore Guida alpina, gestore del Rifugio Federico in Dosdé, è nato e risiede a Sondalo. Oggi testimonial del marchio Montura, Adriano Greco per diversi anni è stato responsabile della squadra nazionale di scialpinismo e, come atleta, ha conseguito numerose vittorie in competizioni internazionali, partecipando anche a spedizioni alpinistiche extraeuropeetra cui, nel 2004, la spedizione al K2 per il cinquantenario della conquista italiana.

Quali sono, secondo te, le tre regole per una fruizione sostenibile della montagna? 

Ridurre al minimo l’utilizzo dei mezzi meccanici cercando il più possibile di spostarsi a piedi o in bici; consumare prodotti locali, valorizzando così le aziende agricole e le cooperative che vivono e mantengono il territorio; in ultimo: cercare sempre di non lasciare traccia del proprio passaggio“.

Perché consiglieresti di scegliere un turismo a “ritmo di passi”? Che tipo di esperienza consentono i trekking lunghi e i cammini, a differenza di altri tipi di turismo?

“Camminare è il modo più naturale ed economico per spostarsi, permette di vivere più a fondo i luoghi visitati perché proprio lentamente e a contatto con la natura, camminando, ci si misura con il territorio, si affrontano la salita e la discesa con le proprie gambe. Il bello sta in questo: l’unico limite siamo noi stessi, arriviamo fin dove il nostro corpo è in grado di arrivare, sentiamo il nostro fisico vivo con la fatica. L’unico modo genuino per viaggiare è appunto andare a piedi. Tutti dovrebbero cercare di limitare le proprie vacanze ad un’area più ristretta, magari visitandola il più possibile a piedi con traversate da rifugio a rifugio, da valle a valle, invece che ostinarsi a voler vedere il più possibile posti diversi senza osservarne davvero neanche uno. In questo modo non si fa nemmeno in tempo a sentire i profumi, a vedere i colori, a guardarsi intorno che sei già in un altro posto. Questo concetto è tutt’altro che nuovo. Ne “Il Grigione Italiano” del 1904 si leggeva: ‘La montagna ci vuole colle sue escursioni, escursioni a piedi, poiché viaggiare è niente: col vapore, con l’elettricità, con la benzina, con la forza centrifuga e centripeta non si viaggia più, ma si arriva.’”.

I rifugi, come altre attività di montagna, si stanno sempre più attrezzando per andare verso un’autosufficienza sostenibile.

Hai qualche esempio di iniziative per la sostenibilità portate avanti nella ‘tua’ montagna?

“Non parlo di iniziative, ma piuttosto di singoli gesti quotidiani. Ad esempio, nella scelta di materie prime, prodotti locali e offerte turistiche che puntano a invogliare la gente a una fruizione della montagna più lenta e genuina, promuovendo in primis i percorsi e le traversate che partono e arrivano al rifugio, mantenendo puliti e segnati i sentieri. Non necessariamente facendo pubblicità sui social, ma anzi, lasciando che le persone scoprano piano piano, passo dopo passo, posti inaspettati, magari vicini al rifugio ma lontani dal turismo mordi e fuggi che caratterizza la maggior parte dei frequentatori estivi della montagna, molte volte preconfezionata. Parlando di autosufficienza sostenibile, qui al nostro rifugio Federico in Dosdé stiamo progettando insieme alla malga una piccola centralina idroelettrica per poter essere autosufficienti dal punto di vista energetico“.

Qual è il beneficio che comporta scegliere un turismo lento a livello psicofisico e pratico? 

“Si potrebbe racchiudere tutto con questa frase: “Mens sana in corpore sano”. Nulla di più vero, infatti, se pensiamo a quanto ci liberi fare una bella camminata in montagna, lontano dalla frenesia delle città. Soprattutto in questi momenti difficili di pandemia in cui la salute è tutto. Per essere sano il nostro corpo ha bisogno di muoversi: nella natura, a ritmo umano, e soprattutto facendo fatica. Il messaggio deve passare specialmente ai giovani, perché sono le nuove generazioni che devono crescere avendo la corretta immagine e cultura della montagna per poter, un domani, mantenere e proteggere i nostri territori. 

I benefici sono immediati dal punto di vista psicologico ma, secondo me, per trarre davvero vantaggio da una bella gita in montagna ci si deve riuscire a staccare dalla tecnologia. Bisogna anzitutto non farsi condizionare da post su Instagram e simili nello scegliere la meta e, in secondo luogo, durante l’escursione non si deve pensare a fare foto già con l’intento di pubblicarle sui social. Questa è una grande malattia del nostro tempo e andare in montagna, staccandosi dagli smartphones ed rimanendo presenti con testa e fisico, di sicuro aiuta a uscire dal caos del mondo contemporaneo”.

Quali cose si possono scoprire nella tua terra esplorandola ‘lentamente’?

“Una delle cose che davvero amo della mia valle (la Valtellina) è che si trovano intere vallate misconosciute, silenziose, solitarie, posti bellissimi davvero poco o per nulla frequentati solo a pochi passi da centri turistici di fama mondiale. Questo è il vero valore: la presenza di luoghi non contaminati dal turismo frenetico di cui parlavamo prima. La fortuna in questo caso è di chi scopre con la propria curiosità e le proprie capacità fisiche questi posti, e di sicuro ne resterà colpito, se non addirittura stregato. Qui è possibile scovare tracce di un modo di vivere passato, quasi estinto, un modo di vivere la montagna che fino a un secolo fa era l’unico modo di andare avanti per i valligiani. Si trovano alpeggi e baite abbandonati, in posti impensabili, oltremodo lontani dalla comodità. Vedere boschi dove un tempo era pascolo deve far riflettere sulla strada che la nostra società ha intrapreso”.

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