Tra settembre e ottobre in molte località lungo il Sentiero Italia CAI è possibile ascoltare il richiamo d’amore del cervo, il re della foresta italiana. Un animale che era quasi scomparso dal nostro paese, ma che è tornato ad abitare la penisola grazie a programmi di ripopolamento e salvaguardia oltre che per effetto del progressivo aumento delle aree boscose, che rappresentano il suo habitat d’elezione.

Il cervo in Italia

Cervo, Sentiero Italia CAI
Un esemplare maschio e una femmina di cervo

Spiega Davide Berton, coordinatore nazionale del Gruppo Grandi Carnivori CAI e conoscitore della fauna italiana, che il cervo “è un animale importante, carismatico e dal grande impatto emotivo quando si ha la possibilità di incontrarlo o ascoltarne il suo bramito. L’aumento esponenziale della popolazione del grande ungulato in quasi tutti i settori montuosi italiani ha contribuito che ci fossero più prede potenziali anche per i grandi carnivori, concorrendo ad esempio alla ripresa della popolazione del Lupo (leggi l’articolo) a cui stiamo assistendo negli ultimi anni”.

“Il Cervo – continua Berton – era sopravvissuto in modo marginale. Occasionalmente alcuni esemplari giungevano nell’arco alpino centro-orientale. Esisteva poi una riserva in provincia di Ferrara in cui era sopravvissuto: il Cervo della Mesola era la sola popolazione di cervo autoctona dell’Italia peninsulare, dopo secoli di caccia e alterazione dell’habitat da parte dell’uomo.

La situazione negli ultimi decenni è cambiata: “Oggi, grazie ai passati programmi di ripopolamento, ad una gestione attenta e all’aumento del bosco e della boscaglia (anche a causa dell’abbandono di vaste aree montane una volta abitate e coltivate) è tornato a prosperare lungo tutto l’arco alpino, l’Appennino e molte aree collinari. È possibile quindi, con una buona dose di fortuna, incontrarlo o ascoltarne i richiami amorosi (bramito) attraversando diverse tappe del Sentiero Italia CAI, per esempio nel Parco nazionale d’Abruzzo, o sulle Alpi, in particolare in corrispondenza dei grandi parchi nazionali e sull’Appennino Tosco-emiliano”.

Un discorso a parte merita il cervo Sardo, che non appartiene alla specie peninsulare, il “Cervus elaphus” (cervo nobile), ma ne è una sottospecie. Il “Cervus elaphus corsicanus” è presente sull’isola grazie al programma di ripopolamento a fine secolo scorso ed è tornato ad abitare i boschi fitti dell’isola da protagonista con circa 10 mila esemplari.

La descrizione

Il cervo è un ungulato (gruppo di mammiferi riconoscibili per diverse caratteristiche, tra le quali la presenza di zoccoli). Fa parte della famiglia dei cervidi, gli esemplari maschi sono caratterizzati da un palco (volgarmente definite corna) che viene perso ogni anno dopo il periodo degli amori. È presente nell’emisfero settentrionale, in particolare in Europa, Asia e Nord America. Vive in zone boscate alternate da radure, corsi d’acqua e zone umide; di giorno preferisce ripararsi all’interno del bosco e delle boscaglie, al crepuscolo e di notte, si porta più facilmente in zone aperte per pascolare (anche negli orti ai margini dei paesi). È un erbivoro ruminante, si nutre di erbe, ma anche di foglie di arbusti e alberi”.

Sentiero Italia CAI, Cervo
Cerva

“La sua caratteristica principale – continua l’esperto – è il palco ramificato sul capo dei maschi. Una vera corona naturale che gli conferisce un aspetto nobile e regale. Possedere un palco molto sviluppato per un cervo maschio è sintomo di buona salute e predominio. Un segnale sia per conquistare le femmine che per gli altri maschi con i quali può accadere che debba combattere nel periodo degli amori, lottando proprio con questo imponente ornamento. Ogni anno il cervo maschio perde il palco dopo il periodo degli amori, che poi ricresce a partire dalla primavera. Il suo mantello, in estate, ha un colore brunastro, che vira verso il grigio in inverno. Le sue dimensioni corporee sono notevoli e ne fanno uno dei più grandi mammiferi presenti in Italia, due metri e mezzo di lunghezza sino ad un metro e mezzo di altezza al garrese. Può pesare fino a 300 chili nei maschi più possenti. La femmina ha dimensioni più ridotte”.

Nella cultura

“Dopo aver bevuto alla fonte, il cervo si fermò e scorse nell’acqua cristallina la propria immagine. Qui, mentre esaltava, compiacendosi, le ramose sue corna e criticava l’eccessiva esilità delle gambe.” – Fedro, Il cervo alla fonte

Il Cervo è presente nella mitologia di molte culture. Il suo palco che ricresce in primavera è un simbolo di fertilità e di rinnovo della vita. Nel mito greco e latino è associato all’iconografia della Dea della caccia: Artemide per gli Ellenici, Diana per i Romani. L’animale è protagonista anche delle favole di Esopo, “Il leone furioso e il cervo”, o di Fedro, “Il cervo alla fonte”.

Nella tradizione cristiana il cervo ha un significato positivo. Nel Salmo 41 si legge: “Come la cerva anela/ ai corsi d’acqua,/così l’anima mia anela/a te, o Dio”. È un po’ il simbolo dell’anima che aspira ad andare verso Dio, anche per il suo palco che va verso l’alto. È anche molto presente nell’iconografia dell’Eden, per rappresentare la bellezza del creato.

Conclusioni

Anche questa, come molte delle specie raccontate per descrivere la fauna che circonda gli escursionisti lungo il Sentiero Italia CAI (guarda la rubrica Orme sul Sentiero), è una vera ricchezza per il nostro paese. “Un animale dall’aspetto nobile, caratteristico, che contribuisce a rendere affascinanti e unici i nostri boschi e quindi anche il Sentiero Italia che li attraversa. Con attenzione e rispetto, mettendosi in cammino sulla stessa lunghezza d’onda della natura, sarà possibile con fortuna sentirli o incontrarli, soprattutto in settembre-ottobre o al crepuscolo. Se ci capiterà questo privilegio lasciamo da parte la foga del cammino o dello scatto perfetto, ammiriamoli e gustiamoci il momento. Sarà un ricordo che resterà a lungo nella nostra memoria”, conclude Berton.

CARTA D’IDENTITÀ

Sentiero Italia CAI, cervo
Esemplari maschio e femmina, periodo degli accoppiamenti

Nome: cervo reale

Nome scientifico: Cervus elaphus

Classe: mammiferi

Ordine: artiodattili

Cibo: erbivoro

Habitat: boschi e boscaglie con radure ed aperture nei settori montani, collinari e seminaturali di gran parte d’Italia

Segni distintivi: il palco ramificato sul capo dei maschi

 

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Ringraziamo per le foto Davide Berton*