Dodici anni fa Enrico Sanson e Marina Morandin hanno deciso di lasciare la città per trasferirsi a 1751 metri di altezza, nel rifugio Pietro Crosta. Lontani dalla città ma vicini al Monte Cistella (2880 metri), ai confini del Parco dell’alpe Vegila e alpe Devero. Un territorio che si estende nella provincia del Verbano – Cusio – Ossola e più precisamente nel comune di Varzo.

Dal 2007, Enrico e Marina gestiscono il rifugio Pietro Crosta. Nato come un albergo negli anni ‘30, negli anni ‘50 è diventato un edificio del CAI Gallarate. “Si tratta della nostra casa, della nostra vita. Non solo ci lavoriamo e gestiamo i clienti, ma è anche la nostra residenza: viviamo qui tutto l’anno”, spiega Marina.

Punto di arrivo e di partenza

Dal 2007, Enrico e Marina gestiscono il rifugio Pietro Crosta
Una cartolina d’epoca

Il rifugio è posizionato in una zona strategica per camminatori e alpinisti che percorrono i sentieri o scalano queste montagne. La struttura si trova sull’Alta Via della Valle Divedro ed è una tappa del GTA, la Grande Traversata delle Alpi. Da qualche mese, questa struttura è anche uno dei Punti d’Accoglienza del Sentiero Italia CAI.

Infatti, i camminatori arrivano e ripartono nella località di Varzo, a pochi chilometri dal rifugio. “È ancora presto per tracciare un bilancio, ma quello che possiamo dire è che siamo favorevoli alla creazione di un percorso di questo tipo”, puntualizza Marina.

Nel rifugio, strutturato su tre piani, i camminatori possono passare la notte e ristorarsi. L’edificio è dotato di 24 posti letto divisi in camere da 5 o 6 posti letti. Senza dimenticare una palestra da arrampicata. Allo stesso tempo, gli escursionisti possono cenare o pranzare con i piatti cucinati dalla coppia. “Le nostre pietanze sono tutte a chilometro zero: sia che si tratti delle verdure dell’orto che dei formaggi o della carne. Ci rivolgiamo ai produttori locali. Ad esempio d’estate gli alpigiani vengono a far pascolare le loro pecore e capre e noi acquistiamo i prodotti direttamente da loro”.

Il rispetto della natura e del territorio

Dal 2007, Enrico e Marina gestiscono il rifugio Pietro Crosta"
La sala da pranzo

Il territorio circostante assume un ruolo fondamentale per le attività del rifugio. “Il rispetto della natura che ci circonda è quello che ci spinge ogni giorno a fare quello che facciamo”. Per questo motivo, i gestori sono molto attenti all’impatto ambientale. “Ad esempio, abbiamo un impianto di riscaldamento a legna: i rami e i tronchi sono quelli abbattuti dal vento. Oppure, l’acqua che utilizziamo è solo quella di sorgente”. 

Negli anni, Enrico e Marina hanno riportato alla vita una struttura quasi abbandonata. “Oltre ai necessari lavori di restauro e manutenzione, in realtà il nostro segreto sono i social network: curiamo con attenzione la comunicazione di quello che facciamo. Ad esempio, i corsi di yoga, le attività con i ragazzi o il festival itinerante Musica in quota”, spiegano. 

Infine, per quanto riguarda il futuro prossimo, Enrico e Marina hanno solo un obiettivo in testa: aprire le porte del rifugio alla comunità del territorio circostante.

 

Vuoi conoscere la storia di altri Punti d’Accoglienza? Leggi qui!