A colloquio con l’austriaco don Johannes Maria Schwarz, il “prete che cammina” e vive sotto il Monviso: “cammino da sempre, in fondo si dice sei una persona in gamba“. A fine novembre ha incontrato Renato Frignani. “L’Italia è una meraviglia ovunque. Ho fatto finalmente la GEA quest’estate, dopo un tentativo andato male quando avevo 19 anni”.

“Camminare per me vuol dire… Non siamo mica nati seduti su una sedia, no?”

Don Johannes Maria Schwarz, austriaco, 41enne, scherza: ha la barba lunga come il mondo che ha percorso a piedi. Una passione nata da ragazzino, andare a piedi per le strade del mondo, che ha mantenuto nel corso del tempo, rafforzata dalla fede.

“C’è un modo di dire – sei una persona in gamba. Significativo no? Per me camminare è una necessità, è viaggiare per l’anima. Credo che sia un esercizio utile e bello per tutti, perché camminare è naturale, aiuta più che il correre, nei processi organici dell’uomo; e di sicuro riduce lo stress. Qualsiasi persona che cammina lo fa per il suo benessere”.

Ma ha ancora senso al giorno d’oggi? È un controsenso andare piano quando il mondo cerca modi di essere più veloci?
“Credo che camminare consenta di recuperare parte di sé. Certo cento, duecento anni fa, c’erano altre esigenze e il camminare non era una scelta ma era il solo modo di vivere. Il progresso ci ha consentito di fare cose straordinarie, noi per esempio comunichiamo attraverso una rete, ma io penso che scoprire come sia grande il mondo non voglia dire stare davanti a uno screen. Camminare ci permette di guardarci dentro, di scoprire che se stiamo davanti a un computer ci manca qualcosa. E così, a piedi, ce lo riprendiamo”.

Colpisce subito del sacerdote austriaco il pudore di parlare di un esercizio con parole universali, che vanno bene per chi ci mette valori laici e religiosi. “Rallentarci, ecco cosa serve” dice.

Suggestiva immagine di don Johannes che dice messa nel deserto siriano

L’estate scorsa, don Johannes Maria Schwarz ha percorso la Grande Escursione Appenninica (GEA), uno dei tratti del Sentiero Italia CAI. “L’ho fatto come allenamento – spiega – perché due gruppi scout mi avevano chiesto di accompagnarli in altrettante escursioni lunghe, in Abruzzo e in Corsica. Mi sono chiesto se fossi allenato, mi sono risposto che mi dovevo preparare. Così ho finalmente portato a compimento questo progetto che avevo da quando a 18 anni ero venuto in Italia in autostop, per raggiungere Assisi. Allora avevo trovato le difficoltà classiche di un giovane e inesperto escursionista solitario, finalmente ora posso dire di esserci riuscito”.

Prima don Johannes aveva attraversato mezzo mondo, ventisei Nazioni – per esempio – per andare e tornare a piedi dal Liechtenstein (dove ha preso i voti), fino a Gerusalemme.

Di recente ha incontrato Renato Frignani in Val Pellice: “Il suo racconto lungo Sentiero Italia CAI mi ha incuriosito e non poco: non nascondo che è un’avventura che mi piacerebbe molto affrontare. Ma devo trovare una motivazione che riguardi il mio lavoro pastorale per spiegarlo al mio Vescovo”.

Il Vescovo della sua Diocesi, vicino a Vaduz, “ha capito subito che il mio desiderio era di vivere la preghiera in solitudine, da pellegrino. Quante volte, di fronte ai meravigliosi eremi che si trovano in questa meraviglia che è l’Italia, ho sognato di poter vivere in uno di essi.”

Uno dei motivi che l’hanno spinta a vivere in Italia in questi anni? 

L’Italia è bellissima, ora vivo in Val Pellice, mi affaccio da una finestra e vedo il Monviso, è un paesaggio che mi ha fatto innamorare delle Alpi occidentali che sono così differenti da quelle orientali proprio per i panorami. Ho trovato un rustico da ristrutturare, mi è costato pochissimo, ho adattato una stanza a cappella, ho una stufa…” Si interrompe. “Scusi un attimo, ho le patate sul fuoco… (si assenta e poi torna)… bene, non le ho bruciate”. Una vita semplice, un giovane austriaco fulminato sulla via di… Assisi, come san Paolo su quella di Damasco.

La prossima volta sarà Sentiero Italia CAI?
“Non escludo che sia un prossimo cammino, ma prima ho intenzione di fare il cammino di san Colombano partendo dal’Irlanda, attraversando la Francia, finendo a Bobbio”.

San Colombano, è a lui che si attribuisce la paternità del termine Europa; Don Johannes sembra in perfetta linea con la missione dei monaci che promuovevano l’istruzione anticipando il grande movimento monastico del Medio Evo. O meglio, ne intende essere un “aggiornamento”, poiché le testimonianze dei suoi cammini vengono da lui divulgate attraverso libri e foto, ma anche sfruttando le nuove forme di comunicazione, dal blog (4kmh.com) ai social.

Leggi gli articoli precedenti su Don Johannes Maria Schwarz: la scelta di Johannes e l’incontro con Frignani!