Oggi parliamo di cammino, trekking e hiking con Giampaolo Calzà “Trota”, Guida Alpina, fotografo e testimonial Montura. Giampaolo ha una grande passione per il suo territorio, che condivide attraverso racconti e scatti con i ragazzi e gli adulti che accompagna in montagna. 

Abbiamo chiesto a Giampaolo di aiutarci a snocciolare le diverse possibilità che offre il mondo dell’Outdoor, esploso negli ultimi anni anche con la complicità del Covid. Chi vi si avvicina per la prima volta, però, si trova in una rete di nomi e sigle che spesso non sa interpretare. Proviamo a fare chiarezza…

Trekking, cammino o hiking? Quando parliamo di uno e quando parliamo dell’altro?

Non complicherei con queste parole, stiamo sul semplice. In questi mesi, abbiamo riscoperto la possibilità di muoverci con le nostre gambe o piedi. Per alcuni è stata una libertà e per altri una chiusura, soprattutto rispetto a dove si abita: pensate ad essere in un condominio nella propria città chiusi dal Lockdown. Camminare è la forma più libera che abbiamo nel muoverci e…  purtroppo, non tutti hanno la fortuna di poterlo fare. Tra questi ultimi,  c’è chi si inventa mille attrezzi per rimediare.” 

Poi prosegue: “Sicuramente, tutti questi termini hanno come riferimento la camminata, la differenza tra i tre sta nella traduzione. Trekking deriva dall’inglese: “camminare lentamente” e, soprattutto, conferisce l’idea di un lungo viaggio. Potremmo aggiungerci anche la parola backpacking, per dare importanza alla lunghezza o all’impegno dello zaino in spalla. Hiking vuol dire camminare e la differenza sta proprio nella sua semplicità: basta poco, anche una passeggiata, che non è una corsa, ma un muoversi leggeri.

Comunque, la regola fondamentale è il rispetto dell’ambiente in cui ci troviamo, qualsiasi luogo sia. Direi di più: se vediamo che qualcuno non comprende, aiutiamolo a capire la ricchezza e la bellezza di quello che la natura ci offre.”

Come prepararsi per i diversi tipi di attività?

“Siamo nati per muoverci con le nostre gambe, anche la velocità della mente si muove come il nostro cammino… Camminare è un bisogno. Per essere in equilibrio dovremmo fare sui 10.000 passi al giorno, circa 7/8 km, e questo lo dice OMS. Con questa motivazione potremmo imparare a conoscere i nostri territori e tutto quello che ci circonda: dalle viuzze della nostra città, ai paesi sulle colline o in mezzo alle montagne. Già queste sono le basi per qualsiasi progetto. 

In secondo luogo, è necessario prepararsi per raggiungere un obiettivo. Sicuramente, bisogna programmare delle uscite periodiche conformi alla meta prefissata: si può organizzare un trekking di un giorno o più, ricercando luoghi da visitare di carattere culturale e naturalistico oppure provando ad attraversare delle catene collinari o montuose meno o più importanti, come le varie cime delle Alpi. 

Ci sono vari esempi di percorsi, tra cui il Cammino di Santiago o l’attraversata Dolomiti nei vari suoi Gruppi. Io sono nato in Trentino, uno dei luoghi simbolo del trekking.  Qui consiglierei la  traversata del Lagorai dove ci si deve adattare a dormire in alcuni bivacchi. Il bello di queste attività, infatti, è anche vivere momenti distaccati da tutta la confusione dei nostri giorni. 

Non ci sono limiti nel progettare una meta, ma non possiamo partire dall’oggi al domani per una trekking importante. La preparazione ci rende consapevoli di essere in grado di raggiungere quello che abbiamo programmato.

Ci fai una descrizione del trekker/hiker/camminatore tipico? 

“Difficile catalogare un tipo tipico. Ci sono associazioni come il CAI che raggruppano persone di tutte le età. Tra i vari gruppi CAI c’è l’Alpinismo Giovanile, dove ragazzi e ragazzini intraprendono un percorso formativo che consente di affrontare, anche in modo didattico, l’ambiente della montagna. Si parte dalle piccole camminate e dai trekking di alcuni giorni, che permettono di vivere delle esperienze in rifugio o bivaccando in autosufficienza”.

L’escursionismo nasce per esigenze, è una conquista costante che muove per passione donne e uomini di tutte l’età. Difficile capire i numeri di questo movimento ma, sicuramente, dà una certa libertà di essere. C’è chi svolge attività di poche ore per mantenersi e coloro che partono per un giorno o più con zaini e scarponi. L’approccio cambia anche a seconda del luogo, dell’esperienza e delle capacità personali. Per esempio, si considerano “trekker” sia coloro che percorrono il meraviglioso Cammino Naturale dei Parchi, un percorso di diversi Trekking tra Roma e l’Aquila che attraversa le sette Aree Naturali Protette più importanti del centro Italia, sia chi sceglie di attraversare le bellissime Dolomiti di Brenta”.

“Il Camminatore che definisco ‘leggero’ (l’hiker) è quello che esce di casa e si fa la passeggiata o la camminata veloce, oppure ancora quello che si sposta con i mezzi per trovarsi a camminare in mezzo alla natura. Mi riferisco a quelli che camminano con un piccolo marsupio o lo zainetto leggero e la bottiglietta d’acqua. Sono coloro che che camminano qualche ora per fare una piccola escursione o per mantenersi in forma”.

Quali sono i principali accorgimenti da tener presente per ognuna di queste attività?

Nel rispondere a questa domanda, Giampaolo ci dà dei consigli interessanti: “Di solito uso sempre questo sistema quando programmo un trekking di qualsiasi lunghezza e durata”.

 Abbiamo provato a suddividerli al meglio per renderli il più efficaci possibili.

Prima dell’escursione: prepararsi al trekking

“Prevenire è meglio che curare. Il senso della frase è che se noi prepariamo bene la nostra escursione, di qualsiasi genere, è improbabile trovarsi in situazioni difficili da risolvere. Dovremmo prima di tutto pianificare la gita e questo si fa alcuni giorni prima. Informarsi su dove vogliamo andare (tramite guide escursionistiche o mappe topografiche specifiche), valutare le previsioni meteo e prendere informazioni sulle attività locali (per esempio, contattando i rifugisti o altre realtà, soprattutto per il pernottamento). Consiglio anche di chiamare le sedi delle associazioni del CAI o altri gruppi con stesse caratteristiche di conoscenza o, ancora, guide alpine ed accompagnatori di media montagna. Questi ci forniranno dei consigli molto importanti sulla costruzione dell’escursione, soprattutto rispetto alle difficoltà, agli sviluppi o ai dislivelli o, semplicemente, se ci sono delle chiusure di tratti che dobbiamo percorrere. 

Importante è anche il fattore umano, cioè il numero di persone con cui camminiamo e chi ci accompagna nella nostra escursione. E’ fondamentale capire il grado di preparazione per poter scegliere il livello della nostra gita.

“Un altro punto importante è l’abbigliamento, che deve essere conforme all’ambiente, alle temperature e alle possibili variazioni meteo, e la preparazione dello zaino. Ci sarebbe da fare una lezione solo su questi aspetti, ma diventerebbe lunga. Per esempio, nella stagione invernale non possono mancare guanti, berretto e scaldacollo per coprirci il viso. A volte anche doppi, come i guanti. Ad esempio io ne ho un paio per salire ed uno per scendere, questo perché in salita si suda di più e in cima, fermandoci, ci raffreddiamo le mani rischiando il congelamento delle dita.  Prima della cima consiglio di coprirsi con un guscio, un antivento o una giacca termica. L’indumento più importante della nostra escursione è sicuramente l’intimo: se investiamo bene non servirà cambiarci in cima, quando incontreremo  magari temperature molto fredde… Insomma, come avete capito ci sarebbe da dire tanto!” 

Continua, specificando altri due contenuti fondamentali dello zaino: “Sicuramente, avere nello zaino un kit di pronto soccorso è importante per prevenire anche un piccolo incidente, come un taglio. Poi bevande e cibo! Se le temperature sono fredde, meglio portarsi un thermos con una buona bevanda calda. Per quel che riguarda l’alimentazione, ci sono molti prodotti preparati come le barrette, sia a base di frutta, sia di cereali, ma non disprezziamo nemmeno un piccolo panino con prosciutto o con il miele. Cerchiamo comunque di star leggeri e se dovessimo trovarci in un rifugio o altro fermiamoci a mangiare un piatto di minestra. Per chi si ferma più giorni in un rifugio, consiglio di non esagerare… E comunque la parte più bella è una ricca colazione!”

Durante il trekking: la situazione locale

“Durante l’uscita è importante considerare la situazione locale. Quando partiamo al mattino dobbiamo essere consapevoli di quello che accadrà durante la giornata, come il possibile cambiamento del meteo. Per esempio, se già al mattino vediamo nubi abbastanza importanti, stiamo attenti allo sviluppo che avranno: sicuramente nel momento più caldo della giornata si trasformeranno in un bel temporale. Bisogna anche prestare attenzione al sentiero da percorrere con le varie segnaletiche o ai numeri del percorso. 

E’ fondamentale controllare se i compagni sono in grado di mantenere la nostra condotta della gita (la velocità). Una regola da seguire per riuscire a mantenere il gruppo assieme è  che il primo deve sempre vedere gli ultimi, così da evitare di perdere  qualcuno. Deve esserci una persona di riferimento sia per capacità, sia per passione, che abbia una visione un po’ al di sopra delle parti e sia capace osservare passo passo ogni momento della nostra gita. Questa persona deve essere in grado di vivere l’esperienza con consapevolezza, di valutare e di prendere le decisioni migliori: dalla difficoltà di un passaggio più esposto, alla scelta di un riparo dal temporale, fino all’aiuto di chi non sta bene o si è stancato.

Chi chiamare per i diversi tipi di escursioni? Quando chiamare una guida alpina e quando un accompagnatore di media montagna?

“Come accennavo, è indispensabile contattare le varie realtà del posto raccogliere informazioni necessarie ed organizzarsi al meglio. Sicuramente sia la guida alpina, sia l’accompagnatore di media montagna sono due figure professionali importanti. La Guida Alpina è una figura multisfaccettata: ci si può affidare a lei per escursioni in tutti i terreni, ambienti e stagioni. Una guida alpina può anche aiutarci in tutte quelle attività complementari al trekking, come l’alpinismo, l’arrampicata, lo scialpinismo, l’escursione con le ciaspole.

Invece, l’Accompagnatore di Media Montagna è legato soprattutto all’ambiente del trekking, sia per attività in giornata, sia per più giorni. Possiede competenze naturalistiche di flora e fauna, conosce la geologia delle varie località e dei gruppi montuosi ed i cenni storici dei luoghi visitati, come ad esempio illustrare i fronti di un tempo durante i percorsi delle grandi guerre”.

Grazie Giampaolo, con le tue parole sei riuscito a trametterci un po’ delle tue conoscenze pratiche! Speriamo di avere l’occasione di fare un’altra chiacchierata con te in futuro… Magari a pranzo, sul balcone di un rifugio sul Sentiero Italia e con “il più bel panorama di sempre”!

Se non l’avete ancora fatto, correte a leggere il nostro articolo su “Cammino, Trekking e Hiking” e l’interessante intervista a Marika Ciaccia, conosciuta come My Life in Trek!

Fotografie di Giampaolo Calzà, gentilmente fornite da Montura