Intervista a Guillaume “Troubadour”, il violinista francese in cammino sul Sentiero Italia CAI
“Ogni conversazione è una finestra sull’Italia”
Partito dalla Sardegna con il suo zaino e il suo violino, Guillaume sta percorrendo il Sentiero Italia CAI in direzione nord, attraversando il Paese a piedi e lasciandosi guidare dagli incontri lungo il cammino. Francese, appassionato di montagna e membro del Club Alpin Français di Besançon, ha scelto di affrontare il SICAI per conoscere l’Italia più autentica, quella dei sentieri, dei borghi e delle persone.
Lungo il cammino è conosciuto come “Troubadour”, il Trovatore: un nome ricevuto da altri escursionisti e che oggi racconta il suo modo di vivere il viaggio.
Guillaume, raccontaci qualcosa di te. Perché ti chiamano “Troubadour”?
«Mi chiamo Guillaume, che in italiano diventa Guglielmo. Ma sul sentiero molti mi conoscono come “Troubadour”, il Trovatore. È il mio trail name, il nome da escursionista, ricevuto negli Stati Uniti perché viaggio con il mio violino.
Mi piace molto questa tradizione. Credo che il cammino ci faccia rinascere in un altro Paese, in un’altra cultura e spesso in un’altra lingua. È bello che il nuovo nome non venga scelto da noi, ma ci venga dato dagli altri. In fondo è proprio attraverso gli incontri e la condivisione che impariamo chi siamo.»
Qual è il tuo percorso sul Sentiero Italia CAI?
«Sono partito dal nord della Sardegna e spero di arrivare fino al Friuli Venezia Giulia. Oggi mi trovo a Solopaca, in Campania, dopo aver attraversato la splendida Sicilia e la magnifica Calabria. Il cammino è ancora lungo, ma ogni giorno mi porta un po’ più vicino alla meta.»
Cosa ti ha colpito maggiormente dell’Italia che stai attraversando?
«Quando cammino, mi sembra che le montagne e le foreste, a una certa quota, si assomiglino un po’ in tutto il mondo. Per questo, durante il viaggio, sono soprattutto le persone a interessarmi.
Mi piace il carattere italiano: molto espressivo, ma allo stesso tempo sensibile ed emotivo. Lo trovo nobile, aperto e accogliente. Credo che gli italiani abbiano una capacità speciale di essere educati senza perdere la spontaneità e l’allegria. Da francese cresciuto vicino alla Svizzera, penso di avere ancora molto da imparare da questo punto di vista.»
Come hai scoperto il Sentiero Italia CAI?
«Sono un semplice socio del Club Alpin Français di Besançon, dove seguo corsi di orientamento, attrezzatura e montagna. Tra le grandi traversate di cui si parla nel mondo dell’escursionismo, il Sentiero Italia occupa un posto speciale per la sua lunghezza straordinaria. Per questo ho pensato che un giorno avrei voluto percorrerlo.»
Come descriveresti il Sentiero Italia a un amico francese che non ne ha mai sentito parlare?
«Direi che è un percorso molto diverso da altri grandi itinerari più conosciuti. Il suo grande vantaggio è permettere di scoprire l’Italia lentamente, a piedi e senza fretta.
L’Italia è un luogo unico: ogni paese sembra un museo a cielo aperto, ogni strada assomiglia a un dipinto e ogni conversazione offre una nuova prospettiva sulla cultura e sul carattere italiano. In Italia mangiare è un’arte e parlare è un’arte. È meraviglioso.»
Qual è stata la difficoltà principale incontrata lungo il percorso?
«La sfida più grande è spesso l’organizzazione. In diversi tratti del Sentiero Italia è necessario orientarsi bene e talvolta individuare percorsi alternativi quando alcune sezioni non sono praticabili.
Per questo sono stato aiutato dai consigli di un ex camminatore del SICAI e dal referente CAI dell’Aspromonte e della Calabria, ai quali sono molto grato.»
Cosa stai cercando in questo viaggio?
«Più che una meta, sto cercando incontri, storie e occasioni per comprendere meglio il Paese che sto attraversando. Per me il Sentiero Italia è soprattutto questo: una lunga conversazione con l’Italia.»
Un cammino senza social
A differenza di molti camminatori contemporanei, Guillaume non gestisce blog, siti web o profili social dedicati alla sua esperienza. Il suo viaggio continua lontano dai riflettori, affidato soprattutto agli incontri, alle storie condivise lungo il sentiero e alle note del suo violino.