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Intervista a Francesco Tomè, 2.500 chilometri di corsa lungo il Sentiero Italia CAI

“Seguire quel filo rosso attraverso tutte le Alpi”

Francesco Tomè, classe 2000, è cresciuto tra le montagne grazie a una famiglia profondamente legata all’ambiente alpino. Nel 2025 ha realizzato “Endless Peaks”, una traversata di circa 2.500 chilometri lungo l’arco alpino, seguendo per gran parte del percorso il Sentiero Italia CAI.

Sessanta giorni di corsa, circa 150.000 metri di dislivello positivo e una media quotidiana paragonabile a una maratona in montagna. Un progetto sportivo, ma anche cinematografico, nato per raccontare la montagna attraverso un documentario.


Francesco, raccontaci qualcosa di te. Che rapporto hai con la montagna?

«Sono nato a Firenze nel 2000 e ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia amante della montagna. Fin da piccolo i miei genitori mi hanno portato sulle Dolomiti e in Appennino. Mio bisnonno, Cesare Tomè, era originario di Agordo e sul Monte Civetta c’è un piccolo bivacco che porta il suo nome.

A tredici anni mi sono iscritto al CAI e lì ho incontrato accompagnatori straordinari che mi hanno trasmesso la passione per la montagna e per l’alpinismo. Poco dopo ho scoperto la corsa in montagna e qualcosa è cambiato profondamente.

Devo ammettere che non ho mai amato particolarmente il cammino. Mi piace coprire grandi distanze in poco tempo, vivere la montagna attraverso il movimento continuo, imparare a gestire la fatica, l’acqua, il cibo e tutto ciò che serve per essere autonomi. Oggi la vivo così, ma il bello della montagna è che ognuno può interpretarla a modo proprio, sempre nel rispetto dell’ambiente, degli altri e della sicurezza.»

Qual è stato il tuo percorso sul Sentiero Italia CAI?

«Ho attraversato tutto l’arco alpino partendo dal Passo di Vrata, in Croazia, proprio dove le Alpi sembrano iniziare, fino alla Bocchetta di Altare, in Liguria. Sono stati circa 2.500 chilometri e 150.000 metri di dislivello positivo percorsi in sessanta giorni.

Per circa il novanta per cento del viaggio ho seguito il Sentiero Italia CAI, prendendo soltanto alcune varianti leggermente più a nord. È stato bellissimo poter seguire quel filo rosso attraverso tutte le Alpi. Mi affascina l’idea di mettersi in cammino sapendo che una traccia ti porterà esattamente nel luogo che stai cercando, anche se lontanissimo.»

Hai affrontato questa traversata con una logistica particolare.

«Sì, avevo il supporto di un van che mi permetteva di recuperare le energie tra una tappa e l’altra. Dietro a Endless Peaks c’è stato un enorme lavoro di squadra. Da solo non sarei mai riuscito a mantenere quel ritmo per così tanti giorni consecutivi.»

Durante il viaggio cosa ti ha colpito maggiormente delle persone incontrate?

«Non ero partito con l’obiettivo di fare un viaggio incentrato sugli incontri, almeno non in questa occasione. Ho conosciuto soprattutto rifugisti, spesso estremamente gentili e disponibili nei miei confronti, soprattutto quando capivano cosa stessi facendo.

Ricordo con piacere le docce concesse all’ultimo momento, le cene improvvisate e le chiacchierate con altri camminatori. Mi è rimasto impresso anche l’incontro con un pastore a cui riportai un agnellino che si era smarrito. Mi ringraziò con uno sguardo e una specie di grugnito. Era una giornata di nebbia, correvo da oltre quarantacinque chilometri completamente da solo. Quel gesto mi diede una carica incredibile.»

Endless Peaks è diventato anche un documentario. Quando hai capito che questa traversata meritava di essere raccontata attraverso il cinema?

«La scelta nasce molto prima di questo progetto. Il cinema è la mia grande passione ed è ciò che studio. Spero un giorno di diventare un regista indipendente oltre che un atleta.

Con il sostegno del CAI questo è già il terzo documentario che realizzo. Il primo è stato “Alpi Apuane, terre selvagge”, poi “From Florence to Mont Blanc” e infine “Endless Peaks”. Credo che il cinema sia uno strumento potentissimo per trasmettere emozioni e spero che questi film possano ispirare altri giovani a vivere la montagna.»

Qual è stata la difficoltà più grande di una traversata di queste dimensioni?

«Quando guardi il numero totale, 2.500 chilometri, è normale spaventarsi. Ho imparato a scomporre un obiettivo enorme in tante piccole parti più gestibili.

La vera sfida è stata la gestione delle energie. Ho dovuto imparare a dosare l’intensità per sessanta giorni consecutivi senza fermarmi mai. Questo ha significato affrontare pioggia, neve, freddo e giornate difficili. È stato durissimo, ma mi ha permesso di entrare ancora più in sintonia con la natura e con la montagna.»

Che immagine del Sentiero Italia CAI vorresti trasmettere attraverso il documentario?

«Vorrei raccontare la passione e l’amore che provo per la montagna e i valori che il CAI mi ha trasmesso. Vorrei far capire che il sentiero è un bene comune e che tutti siamo chiamati a prendercene cura.

L’idea che un percorso possa partire da Trieste e arrivare fino alla Sardegna attraversando l’intero Appennino mi affascina profondamente. Per questo credo sia importante ringraziare tutte le volontarie e i volontari che ogni giorno si occupano della manutenzione dei sentieri e rendono possibile tutto questo.»


Dove seguire Francesco Tomè e il progetto Endless Peaks

Trailer ufficiale di “Endless Peaks”:
https://www.instagram.com/reel/DWO5qqEjDLA/

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