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Sara Bonfanti

Intervista a Sara Bonfanti, prima donna a completare il Sentiero Italia CAI in completa solitaria

 

“Sul Sentiero Italia ho trovato persone che mi hanno trattata come una figlia”

 

Nel 2022 Sara Bonfanti ha completato il Sentiero Italia CAI attraversando l’intero Paese, da Muggia, in Friuli Venezia-Giulia, fino a Santa Teresa Gallura, in Sardegna.

Un viaggio lungo migliaia di chilometri, vissuto quasi interamente in solitaria, che l’ha resa la prima donna a completare il SICAI da sola in un’unica traversata.

Classe 1982, nata a Merate, in provincia di Lecco, Sara racconta un’esperienza fatta di fatica, libertà, incontri e crescita personale.

Sara, raccontaci qualcosa di te. Quando nasce il tuo rapporto con la montagna?

«Fin da piccola, grazie ai miei genitori, ho imparato ad amare la montagna: le camminate, la vita spartana ed essenziale nei campeggi in tenda. Crescendo ho continuato a coltivare questa passione condividendola con amici e con il mio compagno, alzando sempre l’asticella: dai trekking di più giorni fino a esperienze come il GR20, il Cammino di Santiago, la Via Francigena, l’arrampicata e l’alpinismo. In tutte queste attività ho sempre trovato felicità e respiro per l’anima.»

Quando hai percorso il Sentiero Italia CAI?

«Ho percorso il SICAI nel 2022, partendo da Muggia e arrivando fino a Santa Teresa Gallura.»

Sei la prima donna ad aver completato il Sentiero Italia CAI in completa solitaria. Quanto ha pesato questa consapevolezza durante il cammino?

«In realtà ho affrontato il mio SICAI senza pretese. Il viaggio era soprattutto un modo per mettermi a confronto con me stessa, affrontare le paure, accettare le debolezze e migliorarmi. Non pensavo a classifiche o record: quelle le lascio ad altri.»

Cosa ti ha colpito di più delle persone incontrate lungo il cammino?

«Il lato umano è stato la cosa più bella e inaspettata. Le fatiche della giornata venivano ripagate dagli incontri. Ho trovato ovunque un’empatia spiazzante: le persone mi hanno trattata come se fossi una figlia. Ancora oggi sono in contatto con molte delle persone conosciute lungo il percorso, ed è bellissimo.»

Sette mesi di cammino cambiano inevitabilmente il rapporto con la solitudine. Com’è stato per te?

«I primi due mesi li ho camminati insieme a un amico, Adriano Di Giovanni. Grazie alla sua presenza, ho capito che non avevo nulla da temere: ero capace di bivaccare, trovare strade alternative in caso di problemi sui sentieri, gestire il fisico e le emozioni. Poi, anche per via dei ritmi diversi, ci capitava spesso di camminare separati e continuare da sola è stato naturale. La solitudine mi ha dato più sicurezza in me stessa e mi ha aiutata ad aprirmi ancora di più agli altri. Non è facile stare soli con se stessi, ma io sono sempre stata bene.»

C’è qualcosa che diresti a una donna che sogna di affrontare il SICAI in solitaria ma ha qualche esitazione?

«Direi di partire. Di osare. Il viaggio è talmente bello e totalizzante che, se si ha questo sogno, bisogna mettersi in cammino. Che sia un tratto o tutto il percorso non importa: sarà il viaggio stesso a decidere cosa insegnarti. Naturalmente bisogna prepararsi bene, studiare il percorso, raccogliere informazioni ed essere pronti fisicamente e mentalmente. Il SICAI è un percorso di montagna vero: poco asfalto, grandi dislivelli e giorni di autonomia.»

C’è un’immagine che ancora oggi rappresenta il senso profondo di quella traversata?

«Sì. Le impronte di uno scarpone, più grandi del mio piede, che spesso trovavo lungo il sentiero. Per me erano le impronte di mio papà, scomparso tredici anni fa. Ho sentito la sua presenza per tutto il viaggio: era come se mi accompagnasse, aprendomi la strada e facendomi sentire protetta.»

E oggi? Cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

«La voglia di ripartire e rifarlo!»

Dove ritrovare il racconto di Sara Bonfanti:

  • Facebook: Sara Bonfanti
  • Instagram: @BallerinaPellegrina

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